Continuiamo a discutere se i piani regolatori delle città si possano cambiare o meno, e Napoli è lepicentro di questo singolar (davvero tale) tenzone. Intanto un architetto che di urbanistica se ne intende ai massimi livelli internazionali, Oriol Bohigas, ideatore tra laltro delle Barcellona e Salerno contemporanee, scrive sentenze durissime contro una certa ideologia del piano. Italia e Spagna sono i paesi che «hanno esagerato di più nella prescrizione amministrativa e politica dei piani. E possono vantare questo insolito merito: sono i paesi europei con più città controllate, in teoria, da un piano generale e, nello stesso tempo, i Paesi che negli ultimi cinquantanni hanno distrutto più identità urbane con la costruzione di nuove periferie, i suburbi e le brutali interferenze con il paesaggio». Poi, limpietoso affondo finale: «I piani non hanno risolto alcun problema, e forse hanno perfino fornito gli strumenti per legalizzare con espedienti interpretativi gli abusi e le speculazioni». Parole e idee molto forti sul piano politico e impegnative su quello disciplinare, adottate per presentare lultimo saggio di Maurizio Russo su Il progetto urbano nella città contemporanea edito dalla Clean (Presentazione oggi, alle 17,30 alla Fnac in via Luca Giordano 59, con Luigi De Falco, Bruno Discepolo, Anna Donati e Carlo Gasparrini). Si potrebbe dacchito pensare a una introduzione controcorrente rispetto al contenuto del libro: una vera e propria invettiva contro il piano urbanistico per presentare una ricerca sul progetto urbano. Invece, non cè contraddizione perché piano e progetto nel dibattito urbanistico si riferiscono a due modalità molto diverse con cui operare trasformazioni e sviluppo delle città: o attraverso una sequenza di piani urbanistici che dalle visioni generali arrivano alla soluzione di dettaglio o attraverso progetti che partono direttamente dalla scala dellarchitettura. Con tutta evidenza, Maurizio Russo, sociologo con dottorato in Architettura a Ginevra, sceglie la seconda strada, anche se raccomanda attenzione per gli inquadramenti generali dei temi urbani. E sulla seconda strada incontra una serie di casi-studio di indubbio interesse. Si parla di realtà avanti anni luce rispetto a noi, Zurigo e Helsinki, di città come Bilbao che hanno puntato sul rinnovo urbano e hanno vinto la partita in termini di sviluppo perché la città basca non è solo Guggenheim, di Parigi con Les Halles (discutibile come progetto urbano e brutto a vedersi, a parere di chi scrive), di Reggio Emilia con Campos Venuti e il suo "piano riformista" (dignitosa sopravvivenza dun aggettivo un tempo altamente qualificante). Si parla anche di qualità urbana e della sua misura che non ha nulla di ineffabile. Si può determinare e lo hanno fatto rigorose indagini e affidabili sondaggi che Russo, da sociologo urbano, giustamente pone in evidenza. Quelli della Commissione europea del 2007 su 75 città valutate con otto parametri, colloca Napoli agli ultimi posti in sette casi e alla domanda "Siete soddisfatti di vivere nella vostra città?" la pone al 74 posto seguita dalla sola Atene. Risultati attesi, si commenta in casi del genere. Si parla soprattutto, in questo saggio, di Salerno, Barcellona e Sesto San Giovanni, tre città che meritano un commento a parte e conclusivo. Si riparte da Bohigas che scrive: «Le città le fanno - coscientemente o incoscientemente - i politici, che in democrazia si suppone che siano i testimoni di una certa vicinanza alla volontà popolare, ma nello stesso tempo si sentono investiti di un potere che permette loro di dominare e guidare la creatività dei progettisti». Parole autobiografiche almeno in due casi su tre, perché Bohigas ha avuto come sindaci Pasqual Maragall a Barcellona e Vincenzo De Luca a Salerno e dunque «la città del sindaco» è definizione non priva di verità. Il libro documenta molto bene e valuta positivamente i progetti urbani realizzati o in corso di esecuzione nelluna e nellaltra città. Daccordo con la gran parte dei giudizi, ma con due eccezioni: nel caso di Barcellona, qualche "sventramento" di stampo sette-ottocentesco nella città storica andrebbe francamente sanzionato come errore; nel caso di Salerno, ritorna un Ottocento fuori tempo e fuori luogo con la piazza della Libertà di Ricardo Bofill. Nel terzo caso, quello di Sesto San Giovanni, il progetto di Renzo Piano e Michel Corajoud per il recupero dellarea ex Falck si incrocia con lallora sindaco di Sesto, Filippo Penati. Il testo è stato scritto ben prima delle recenti notizie di cronaca giudiziaria, gli architetti sono del tutto estranei alla vicenda. Ma che i politici siano per davvero i protagonisti delle trasformazioni urbane, come sostiene Bohigas, è constatazione veritiera.