La denuncia del sindacato più rappresentativo, l'Usb TORINO Già il compenso è poco, 4 euro all'ora nette, e come se non bastasse lo tagliano del 10. «Se voti no alla decurtazione, in quanto socio della cooperativa, veni demansionato, sospeso o licenziato». Succede a Torino, nel simbolo della città, alla Mole Antonelliana, dove ha sede il museo del Cinema. Ma l'aria è tesa anche alla Reggia di Venaria. al museo Egizio, al Teatro Regio, al museo d'Antichità e alla Pinacoteca Agnelli. A fame le spese sono i lavoratori, che si occupano di sorveglianza, accoglienza e biglietteria, soci e dipendenti della cooperativa Rear, il cui presidente è Mauro Laus, consigliere regionale del Pd, già protagonista della contestata scalata al Cifa - la più grande onlus italiana per le adozioni internazionali - sospesa dal tribunale di Torino, in quanto solo 60 su 3600 soci erano stati convocati in assemblea. Mercoledì, i lavoratori della Rear si sono ritrovati in presidio davanti alla Mole, con le bandiere dell'Usb, il sindacato più rappresentativo alla Reggia (80 iscritti su 120 lavoratori) con la quale la Rear ha deciso di rompere i rapporti, dopo il tentativo di istituire una struttura sindacale tra i dipendenti della cooperativa che lavorano al Museo del cinema. «L'applicazione del contratto Unci che prevede paghe base di 4 euro nette e la riduzione decisa il 20 giugno 2011 dall'assemblea dei soci della cooperativa di un ulteriore 10 dei salari, causa crisi di liquidità. per i prossimi tre anni non sono più sostenibili nei luoghi di cultura sottoposti alla gestione pubblica» denuncia l'Usb, che lamenta un silenzio assordante sulla vicenda. Al presidio, hanno partecipato la consigliera regionale Fds Eleonora Artesio, il consigliere comunale Sel Michele Curto e le Officine Corsare. I «paria della cultura» hanno deciso di scrivere una lettera aperta e inviarla al presidente della Repubblica Napolitano e al sindaco Fassino «Dovete sapere che c'è un luogo a Torino dove, da undici anni, lavoratori a tempo pieno percepiscono setteottocento euro al mese, alla Mole Antonelliana, luogo in cui donne e uomini hanno servito la città e l'Italia accogliendo con professionalità oltre cinque milioni di turisti». Dopo l'assemblea di giugno - sostengono i lavoratori - sono scattate «ritorsioni» contro chi aveva osato votare «no» e aderire all'Usb: «Una lavoratrice è stata licenziata, senza aver mai ricevuto una lettera di contestazione». E, ieri mattina, il giorno dopo la manifestazione davanti alla Mole, è arrivata la lettera di licenziamento per un altro operatore: «Mi contestano il fatto - racconta Federico - che il 16 settembre mi presentai in servizio con una t-shirt con scritto "Adesso sospendeteci tutti". Ma ero in luogo precluso al pubblico. Sembra che l'abnegazione spesa in tre anni e mezzo di lavoro nell'accoglienza dei visitatori, senza mai un richiamo, d'un tratto sia svanita. E scandaloso che in una città amministrata dal centro-sinistra venga tollerato che si lavori senza garanzie». Enzo Miccoli, rsa Usb a Venaria, reclama, infine, «un contratto equo e un'uniformità verso l'alto nei musei torinesi dove invece sono applicati 4 tipi di contratti diversi e vige un sistema di appalti e sub appalti che peggiora le condizioni professionali».