Premio Napoli «Abusivismo e camorra contro il bene comune» Settis: cultura e paesaggio, avamposti da difendere Tristi primati. Oltre al cemento selvaggio lo scempio delle discariche sull'ambiente Salvatore Settis, archeologo e storico dell'arte italiana, a lungo direttore della Normale di Pisa, concluderà la sua tre giorni napoletana oggi alle 17 a Palazzo Zevallos Stigliano in via Toledo per ritirare il Premio speciale Fondazione Premio Napoli. In questa occasione, introdotto dal sindaco Luigi De Magi-stris, terrà una lectio dal titolo «Elogio del bene comune». L'intervento sarà seguito dalle conclusioni del giudice Raffaele Cantone e dalla lettura di Toni Servillo di alcuni brani delle opere di Settis. Professor Settis, qual è il primo bene comune? «Una cultura condivisa, basata su una idea di Stato ben definita, in cui lo Stato e i suoi cittadini, per così dire, coincidono, e ogni cittadino si sente portatore di un valore. Così pub esserlo la nostra Costituzione. La massima espressione di questa cultura è il paesaggio». Perché proprio il paesaggio? «II paesaggio, inteso come ambiente e territorio, è la massima espressione di una cultura del bene comune in quanto appartenente a tutti. D'altra parte non è un caso che, proprio in questo periodo storico di crisi economica, culturale e morale, il paesaggio subisca violenze e devastazioni senza precedenti». Nella devastazione del paesaggio Napoli e la Campania spesso primeggiano. «Napoli, la Campania e il Meridione, purtroppo. Basti pensare che la Campania è stata spesso in testa alle classifiche per un fenomeno raccapricciante come l'abusivismo edilizio e, dopo la Campania, seguono altre due regioni meridionali, la Sicilia e la Calabria. Qui però bisogna fare anche un'altra considerazione. Oltre la devastazione del territorio, che già di per sé è un evento terrificante, c'è un sistema come quello della camorra, o della mafia o della' ndrangheta, che trae profitto dalla devastazione. II potere criminale, dunque, negli ultimi anni si è come accanito nei confronti del territorio campano che rimane uno dei più belli del mondo». L'abusivismo edilizio in Campania è un fenomeno che non conosce crisi. «Un fenomeno senza precedenti, tra i primi in Europa e nel mondo. Evi contribuiscono anche le discariche, spesso installate su terreni agricoli preziosissimi, che non potranno più essere fertili per secoli. Un vero scempio». Sono da condannare anche le discariche costruite a norma? . «Purtroppo, spesso, queste discariche, soprattutto in Campania e nel napoletano, hanno ottenuto licenze con troppa leggerezza. E mi riferisco specialmente a quelle elargite durante la gestione commissariale». La qualità del paesaggio, che lei difende con tanto impegno, non è un lusso più che una necessità? «L'ambiente e il paesaggio rappresentano, perla collettività, quello che il corpo rappresenta per ciascuno di noi. Come l'acqua inquinata o il cibo guasto producono effetti deleteri sul nostro organismo, un paesaggio deturpato danneggia la nostra salute mentale, corrode gli equilibri psichici e rende la società nemica di sé stessa. Inoltre il paesaggio è, come bene comune, memoria storica di tutti e di ognuno di noi: distruggerlo è come, per una persona, distruggere il proprio passato». Ha accennato all'acqua. Condivide la battaglia contro la sua privatizzazione, che vede in prima fila proprio De Magistris? «L'acqua è un altro bene comune, bisogna essere contrari a qualsiasi forma di privatizzazione dell'acqua, anche solo parziale». Come vede il futuro del paesaggio? «Con fiducia, ma le speranze non vanno riposte né nei partiti né nei singoli, bensì nelle associazioni cittadine che sorgono sempre più agguerrite e numerose, in Italia ne sono in circa quindicimila, e in Campania ci sono le più importanti e attive. Ecco, la Campania e Napoli, da terre delle più grandi devastazioni, possono diventare terre delle più grandi speranze». Arte e storia, un patrimonio alla deriva E ieri pomeriggio Salvatore Settis ha partecipato alla presentazione del libro «A cosa serve Michelangelo?» (Einaudi) di Tomaso Montanari, che si è tenuta alla libreria Feltrinelli di piazza dei Martiri. Un'occasione per un dibattito sulla tutela del patrimonio artistico e storico, organizzato dalla fondazione "Napoli Novantanove» presieduta da Mirella Barracco, presente all'incontro assieme, tra gli altri, a Paolo Maddalena e Franco Miracco. Nel ricordare la vicenda del crocifisso pseudomichelangiolesco acquistato dal governo Berlusconi per tre milioni di euro (vicenda che è punto di partenza del libro di Montanari), si è discusso della degradazione di una disciplina come la storia dell'arte che oggi è considerata una disciplina minore, o, quando va meglio, un mezzo da destinare a fini politici più che a fini culturali. La denuncia di Montanari, inoltre, si è focalizzata sul rischio che d'Italia diventi una grande Disneyland culturale, idea che sta diventando di casa anche al ministero dei Beni culturali». Quella di ieri poi è stata anche una giornata speciale pe rla fondazione 'Napoli novantanove», dal momento che esattamente 27 anni fa, il 13 ottobre 1984, venne costituita.
Settis: Abusivi, nemici del bene comune
Oggi, alle 17, a Palazzo Zevallos Stigliano in via Toledo, Salvatore Settis, archeologo e storico dell'arte italiano, riceverà il Premio speciale Fondazione Premio Napoli per la sua attività contro l'abusivismo edilizio e la camorra. Settis terrà una lectio dal titolo "Elogio del bene comune" e sarà introdotto dal sindaco Luigi De Magistris. Il professor Settis sostiene che il bene comune è una cultura condivisa basata su un'idea di Stato ben definita, in cui lo Stato e i suoi cittadini coincidono. Egli considera il paesaggio come la massima espressione di questa cultura, poiché appartiene a tutti.
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