La ditta fiorentina Cobar spa non vede soldi da mesi e chiude il cantiere. Lavori completati per il 90 Le statue ospitate, supine, presso il palazzo del Consiglio regionale. Il governo ha bloccato i fondi Una delle 15 opere che dovevano dare lustro al 150esimo anniversario dell'Unità, l'ammodernamento del Museo nazionale della Magna Grecia di Reggio sullo Stretto, ha subito in settembre un brusco stop. REGGIO CALABRIA «Bamboli non c'è una lira!». Carlo Taranto nelle riviste dell'italietta anni '50 ironizzava su una nazione che mancava di tutto, ma nell'Italia della crisi e dei tagli tremontiani, non si trovano nemmeno quattrini per dare un tetto ai Bronzi di Riace. Una delle 15 opere che dovevano dare lustro al 150esimo anniversario dell'Unità, l'ammodernamento del Museo nazionale della Magna Grecia di Reggio sullo Stretto, ha subito in settembre un brusco stop. Chiude la ditta fiorentina che aveva portato a termine il 90 dei lavori, la Cobar Spa: non vede soldi da mesi. Mancano 11 milioni di euro per completare un cantiere che originariamente ne doveva costare 15, con costi lievitati fino a 24 milioni. «Va detto come in questo caso non ci sia da pensar male: i costi lievitano perché in corso d'opera è cambiata la legislatura antisismica: criteri molto più rigorosi per i materiali, i calcoli del progetto originario da rifare», rassicura un tecnico che ha seguito il rifacimento di Palazzo Piacentini, uno dei tre Musei della Magna Grecia (con Napoli e Taranto). E i guerrieri ritrovati 30 anni fa? In restauro, supini, da due anni: ospiti dell'«astronave», orrido trapezio di cemento armato che ospita il Consiglio regionale della Calabria. «Enorme successo di pubblico: si era deciso, con i consiglieri, di non chiedere biglietto per visitare il cantiere del Restauro. Oltre 100mila visitatori per il 2010», precisa la Sovrintendente Beni Culturali per la Calabria, Simonetta Bonomi. TUTTI A CASA Però adesso la ditta toscana ha chiuso il cantiere, inviato le lettere di licenziamento alle maestranze locali e fatto rientrare in sede i propri operai, proprio quando il Museo era quasi ultimato: pronto l'innovativo quarto piano in aggiunta, con un tetto trasparente che dall'atrio fa contemplare il cielo dello Stretto appena entrati; un moderno roof garden con caffetteria, pannelli, supporti multimediali video che spiegano la storia della Magna Grecia, ologrammi per mostrare la figura completa dei reperti: tutto quello che serve a un museo per diventare una esperienza di divulgazione storica. «Il massimo dell'innovazione disponibile allo stato dell'arte. E ora per soli 6 milioni, rischia di andare tutto a ramengo», sbuffa Bonomi, che ha dovuto far saltare la prevista mini-inaugurazione del 31 dicembre. Pensare che mancano poche rifiniture. Essenziali però, come la guardiania. Servono i maledetti milioni che il Comitato interministeriale non sblocca, anche per la Sala Filtro e la Sala climatizzata per i Bronzi, spiega Bonomi: «Palazzo Piacentini è a ridosso del mare, e l'aria salsa non fa loro bene; si aggiunga la vicinanza dell'Etna che emana zolfo, più lo smog cittadino e i virus che portano dentro i turisti, non si può rischiare di vanificare il lavoro di due anni dei restauro». Così una opera artistica unica al mondo, le statue in bronzo meglio conservate dell'antichità, paragonabili solo al Poseidon di Capo Artemisio del Museo di Atene, rimangono parcheggiate. Che poi, caso unico, non cela si può nemmeno prendere con i politici locali: la Regione, su 11 milioni mancanti, ha dato disponibilità per 5, già sbloccati; impeccabili al ministero, a detta di esponenti del Pd calabrese come l'ex sindaco Naccari: sia l'allora ministro Francesco Rutelli che sbloccò i primi fondi, che i successori. «Su Bondi e Galan nulla da dire - conferma Bonomi - solo non si capisce perché il Cipe nelle riunioni del 3 agosto e di metà settembre, pur avendo sbloccato fondi ber svariati miliardi, non abbia inserito tra le priorità il Museo di Regio, che tra tutte le incomplete del 150esimo, è quella a cui manca di meno per la consegna».
I Bronzi senza casa. Mancano 6 milioni e il museo non parte
La ditta Cobar Spa, fiorentina, ha chiuso il cantiere del Museo nazionale della Magna Grecia di Reggio sullo Stretto a causa di mancanza di fondi. Il cantiere, che doveva costare 15 milioni di euro, ha subito un costo lievitato a 24 milioni di euro a causa di cambiamenti nella legislatura antisismica. La Sovrintendente Beni Culturali per la Calabria, Simonetta Bonomi, ha dichiarato che il Museo è pronto, ma mancano 11 milioni di euro per completare il restauro. Il governo ha bloccato i fondi per l'ammodernamento del Museo, che include l'innovativo quarto piano e il tetto trasparente.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo