VENEZIA Da Ennio Brion a Lorenzo Sassoli e Franca Coin. Esce allo scoperto il fronte dei sostenitori di Giulio Malgara, presidente designato della Biennale. E giù polemiche. Dopo l'annuncio della nomina di Giulio Malgara a presidente della Biennale di Venezia che ha fatto salire sulle barricate il sindaco Giorgio Orsoni e metà degli intellettuali della città lagunare (e non), continua il braccio di ferro tra il ministro Giancarlo Galan e l'amministrazione veneziana. La citazione galaniana delle presunte parole dell'ex ministro Francesco Rutelli durante l'audizione alla Camera («Quando ero governatore del Veneto e ho domandato a Rutelli perché non si chiedeva mai la mia opinione, lui mi ha risposto che lo Stato mette nella Biennale 14 milioni e 350 mila euro, la Regione un milione 682 mila euro, la Provincia di Venezia 10 mila euro e il Comune di Venezia zero, solo servizi») ha fatto infuriare di nuovo Orsoni che ha precisato in un comunicato zeppo di numeri e cifre che solamente quest'anno l'amministrazione ha destinato risorse per circa quindici milioni di euro al restauro degli edifici che ospitano la Biennale. Questione di soldi? Anche. Ma se nella stessa giornata Rutelli in persona si è detto «stufo di essere chiamato in causa a sproposito dal ministro Galan, il quale dimostra molte falle di memoria», escono allo scoperto gli avvocati difensori di Giulio Malgara. Perché se l'uscente Paolo Baratta ha arricchito la Biennale, a sentire loro, Malgara non sarà da meno. «Malgara ha una grande esperienza manageriale e saprà dotarsi di ottimi consiglieri - interviene Ennio Brion, ex amministratore della Brionvega ospite con le sue televisioni nei più importanti musei di design del mondo -. La sua nomina segue i parametri delle altre. Anche Carlo Ripa di Meana non sapeva nulla di arte, l'ho dovuto assistere io per fargli conoscere gli artisti». Per Brion infatti Malgara è un manager che saprà trovare gli sponsor per la Biennale, compito per cui è stato scelto. «Ed è forse l'unico che potrà ottenere sponsor da un Veneto avaro per la cultura - continua Brion - Gli Industriali, a parte il Premio Campiello per il quale si vedono in televisione, non finanziano molto altro. Ecco, bisognerebbe invece che si muovessero un pochino. Uno sforzo per aiutare la Biennale che il mondo ci invidia potrebbero farlo e magari Malgara ci riesce». Anche per l'ex deputato di Forza Italia, medico, professore universitario e fotografo Riccardo Perale il curriculum del futuro presidente della Biennale è perfettamente coerente con quello dei suoi predecessori. «La prontezza con cui Giulio Malgara è stato crocifisso è un po' sospetta - spiega Perale - Baratta e Croff, nominati prima di lui non avevano un curriculum così diverso. Davide Croff era stato in Bnl e in Fiat, mentre Baratta ha lavorato bene anche se prima faceva il ministro dei Lavori Pubblici, mica il critico d'arte». Per Lorenzo Sassoli di Valsoia, attuale presidente dell'Upa e del Museo dell'arte moderna di Bologna «Malgara è un ottimo manager e per tanto sarà un ottimo presidente della Biennale». «Ha il compito di trovare fondi - dice Sassoli - non quello di fare il curatore che richiede invece competenze artistiche». D'altra parte non ci si dovrebbe stupire del legame tra pubblicità e arte. Lo diceva Marshall McLuhan («La pubblicità è la più grande forma d'arte del ventesimo secolo») e lo ripetono i sostenitori di Malgara. «Non ho mai votato per la parte politica che ha nominato Malgara - conclude Sassoli - ma bisogna riconoscere la sua competenza e la sua professionalità». Il suo lavoro nel mondo della pubblicità infatti gli è valso una serie di riconoscimenti da parte del vicepresidente dell'Upa Lodovico Passerin d'Entreves che considera il passato di Malgara «un biglietto da visita di tutto rispetto per la Biennale», da parte di Antonella Camerana della Fondazione Cariplo convinta che sia «molto importante che istituzioni come la Biennale abbiano un manager che le gestisca come si gestisce un'azienda» e da parte del presidente di Coop Italia Vincenzo Tassinari che preferisce non pronunciarsi sulla nomina, ma che sottolinea come «Malgara abbia saputo essere un motore formidabile di sviluppo anche per l'industria alimentare». Di tutto altro tono infine l'intervento di Franca Coin che taglia la testa alle polemiche scegliendo il rispetto per le istituzioni. «Se il ministro lo ha scelto avrà valutato il perché» conclude la Coin.