Designato alla Biennale, «Pol Spot» fa ringhiare Venezia. Anche la stampa internazionale comincia a interessarsi delle polemiche legate al cambio della guardia alla guida della Biennale voluto dal ministro Galan con il manager della pubblicità Giulio Malgara al posto del presidente uscente Paolo Baratta. E comincia, con ironia, il quotidiano parigino Le Monde con un articolo dal titolo scherzoso ricordando il soprannome dato a Malgara in un libro - parafrasando il nome del sanguinario dittatore cambogiano - per sottolineare il suo dominio sul mondo della pubblicità. Un soprannome che il perennemente abbronzato Malgara, secondo Le Monde si sarebbe meritato per il lancio della Gatorade e del cibo per cani Fido. Il quotidiano sottolinea le polemiche suscitate in laguna dalla sostituzione di Baratta per la stima di cui gode e ricorda le parole di Malgara a commento: «Arriva per tutti il momento di essere rimpiazzati. Anche a Maradona. E' la vita». Ma il giornale francese per giustificare la scelta di Galan a favore di Malgara, ricorda l'amicizia del manager con Silvio Berlusconi e gli affari che lo legano ad esso, con il famoso prestito ottenuto dal Cavaliere, anche se l'interessato dichiara: «Non voglio berlusconizzare la Biennale, siamo solo amici di vecchia data». Si fa notare come ormai in Italia le istituzioni culturali vengano messe in mano a personaggi che arrivano dal mondo degli affari, al di là delle loro competenze in merito e conclude ricordando la reazione stizzita di Malgara a questa osservazione: «Non sono mica un contadino, a casa ho un Mirò!». Ma se anche gli stranieri cominciano a interessarsi del cambio della guardia alla Biennale e al siluramento annunciato di Baratta, non si abbassa in laguna e anche a livello nazionale la mobilitazione per convincere Galan a tornare sui suoi passi e a indicare almeno una rosa di nomi - come ha suggerito anche il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni - all'interno della quale scegliere un candidato adeguato e condiviso. Per ora il ministro tiene duro e ha ribadito il suo totale appoggio all'amico Malgara, ma se dovesse arrivare una bocciatura in Commissione Cultura alla Camera. le cose potrebbero cambiare. Il presidente della Regione Luca Zaia - grande sostenitore di Baratta - ha già dichiarato che se così fosse, si aprirebbe un serio problema politico, non risolvibile solo con un'alzata di spalle perché il voto in Parlamento ha solo valore consultivo. Basta ricordare che quando fu bocciata in Commissione Cultura la nomina del predecessore di Baratta Davide Croff, con una maggioranza di centrodestra ben più ampia e coesa di quella attuale, si tornò al voto un paio di settimane più tardi, proprio per sanare il vulnus, e così fu. Ma se la nomina di Malgara dovesse a sua volta essere bocciata, non è affatto detto che succederebbe lo stesso anche questa volta. Per questo intorno alla Biennale l'incertezza è ancora grande.