L'ex governatore pronto al "sacrificio" per pacificare il Pdl: «Ma Berlusconi attui la rivoluzione liberale. Sennò, si voti» Di Tremonti ho detto quel che penso in tempi non sospetti. Adesso anche l'asino dà calci al leone ferito e io me ne sto zitto ROMA Un Berlusconi che ritrovi lo spirito e lo sprint del '94 facendo non un passo indietro ma tre passi in avanti. E che realizzi finalmente quelle riforme promesse agli italiani che lo hanno votato e che ancora languono nei cassetti dell'esecutivo. Un Berlusconi di lotta, insomma, fuori dal palazzo e nuovamente nelle piazze e nelle assemblee di industriali e artigiani. A dirlo non è Giuliano Ferrara, ma il ministro dei Beni culturali Giancarlo Galan, tonico e frizzante nel suo completo blu con cravatta dai colori sgargianti, all'uscita dell'aula di Montecitorio dove il presidente del Consiglio ha appena concluso il suo discorso: «Il Berlusconi che vorrei è quello che afferma di realizzare in un anno e mezzo alcuni importanti provvedimenti come vendere metà del patrimonio dello Stato con leggi speciali accelerate (pensiamo solo alle caserme dismesse, di cui si parla da 50 anni), come riformare le pensioni e varare un decreto sullo sviluppo che dia fiducia al mondo del fare, prendendo in mano le redini dell'economia e assumendosi tutte le responsabilità delle decisioni difficili, magari impopolari. Se non ci riesce, meglio le elezioni». Convinzioni così decise da far affermare all'ex governatore del Veneto di essere perfino disposto ad immolarsi e a cedere il suo dicastero a Claudio Scajola in nome di una ritrovata unità che si fondi sugli obiettivi della prima uscita in politica del Cavaliere. Ministro, il governo è assediato da veti incrociati e richieste continue e lei vorrebbe un Berlusconi "pasdaran". Se per far questo il presidente ha bisogno di posti di sottosegretario o di ministro per rappresentare qualche componente, io sono pronto. Scajola vuole il mio ruolo? Se lo prenda, è a disposizione. Non è questo l'andazzo che ha rovinato la maggioranza? Sono disposto ad un atto nobile, ma non certo per continuare nella logica del tirare a campare. In questo momento c'è bisogno di compattezza e spinta propulsiva per attuare una vera rivoluzione liberale. Se il progetto è questo non mi tiro indietro. Resta il problema Tremonti, che di liberale sembra avere ben poco. Tremonti è contrario? Fa sì che i suoi votino contro? Bene, si vada a casa e si torni al voto. Lo stesso vale per Bossi con la riforma delle pensioni. Potremmo anche perdere, ma è necessario mantenere le promesse fatte agli elettori. E comunque non sono affatto convinto che non capirebbero. In termini elettorali rende di più avere bravi direttori generali nelle Asl piuttosto che quelli fatti assumere dagli amici primari. La gente queste cose, alla fine, le apprezza e ti vota. Invece, ahimè, ancora si pensa che il provvedimento clientelare, ad hoc, la pensione baby, siano cose che portino consensi. Cosa è cambiato da Forza Italia al Pdl? Berlusconi nel '94 ha impedito che la "gioiosa macchina da guerra" portasse l'Italia ad un destino del tutto diverso, quindi in un certo senso ha già vinto. Sono state fatte alcune riforme liberali ma non la rivoluzione che è nel nostro dna. Se ci accontentassimo di provvedimenti alla Tremonti come quelli degli ultimi due anni, non solo perderemmo il consenso dell'elettorato, ma passeremmo alla Storia come il governo che ha avuto la possibilità di creare un'Italia liberale e non l'ha fatto, avremmo una grave responsabilità, una grave colpa storica. Quindi ha fatto bene Berlusconi a ribadire l'intenzione di non dimettersi? Certamente. Non è comprensibile come un altro governo, guidato da chicchessia ma non legittimato da un voto popolare, possa essere in grado di attuare le riforme importanti e necessarie per il Paese. Non teme che - anche se l'esecutivo, come è probabile, otterrà la fiducia - la maggioranza si spaccherà di nuovo sul decreto sviluppo? Se accade, siamo rovinati. Ma su Tremonti ho sempre detto quello che andava detto, e in tempi non sospetti. Ho cominciato ad attaccarlo un anno e mezzo fa quando nessuno si permetteva di farlo. Oggi è diventata una moda: al leone ferito anche l'asino dà un calcio. Personalmente non parlo più. Intorno al presidente Berlusconi c'è un cerchio magico che lo condiziona? Purtroppo no. C'è una sensibile solitudine e una pletora di persone che va da lui per interesse personale, per lucrare qualche cosa. Magari ci fosse un cerchio magico vero, costituito da gente seria con la quale potesse avere un confronto franco. Invece no, solo cortigiani interessati. In qualche modo se li è messi vicini lo stesso Berlusconi con questa legge elettorale di nominati. Non sarebbe ora di cambiarla? Credo anche io che questa legge non funzioni, e in più è invisa alla gente. Ma per ora non vedo nessuna nuova formula elettorale che mi convinca. Con le preferenze si cambia molto meno la classe politica. E poi, siamo davvero sicuri che verrebbero eletti davvero i rappresentanti che vuole il popolo? Anche all'interno del Pdl c'è fibrillazione. II gruppo intorno a Scajola scalpita. Ci sono due interpretazioni, una buona, l'altra cattiva. Secondo la prima vogliono le cose che ho esposto e che Berlusconi faccia le riforme che la gente gli ha chiesto di fare. La seconda? Posti al governo: ministri o sottosegretari. Il suo ministero deve temere tagli dal decreto sviluppo? Assolutamente. Non posso dire di più ma, anzi, ci potrebbe essere qualche cosa di completamente innovativo per l'Italia. Il mio dicastero è escluso dai tagli lineari. Anche se pochi se ne sono accorti, gli investimenti sono aumentati. E, se qualche sacrificio si dovrà fare (per esempio nel campo delle duplicazioni senza senso di uffici e soprintendenze), non graverà sul ministero. Non chiuderò un solo museo. Gli amanti della cultura e dell'arte possono essere fiduciosi.
Galan: Scajola vuole un ministero? Gli cedo il mio
Il presidente del Consiglio, Berlusconi, ha espresso la sua intenzione di realizzare riforme importanti, come la vendita del patrimonio dello Stato, la riforma delle pensioni e il decreto sullo sviluppo. Ha anche affermato di essere disposto a "sacrificare" il suo dicastero per attuare queste riforme. Il ministro dei Beni culturali, Giancarlo Galan, ha espresso il suo sostegno a Berlusconi e ha affermato che il governo deve prendere in mano le redini dell'economia e assumersi le responsabilità delle decisioni difficili. Il governo è stato criticato per la sua incapacità di attuare riforme importanti e per la sua tendenza a seguire la politica del "clientelismo".
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