Slitta a fine gennaio la firma per il preliminare di palazzo Grassi. E cambiano le condizioni per l'acquisto. La Casinò Spa dovrebbe sborsare alla fine solo la metà dei 14 milioni di euro previsti, e avrà una quota «non superiore al 25 per cento», mentre il resto sarà coperto da partner privati. Tra i soci entrerà anche il Comune (con il 5 per cento) per garantirsi la leadership del progetto culturale di rilancio. L'ok all'operazione di acquisto con le condizioni poste dal sindaco Costa dopo un lungo vertice di maggioranza è stata data nel pomeriggio dall'assemblea dei soci della Casinò spa (con l'astensione di Chioggia e della Provincia). Cantano vittoria Ds e Rifondazione: «Le nostre condizioni sono state accettate», dicono, «e adesso è chiaro che l'onere finanziario non ricadrà tutto sul Comune». Ma anche il sindaco Paolo Costa è soddisfatto. "La maggioranza ha convenuto che palazzo Grassi è una grande occasione per la città», commenta teso alla fine della lunga riunione con gli alleati, «ci faremo carico fin da subito di un confronto aperto, attraverso seminari anche internazionali, per disegnare il ruolo futuro di palazzo Grassi, che dovrà diventare un luogo forte della cultura veneziana in dialogo continuo e innovativo con le sue istituzioni culturali». Chi ha vinto? Per ora gli alleati segnano il punto. E' stata modificata profondamente la proposta originaria di Costa che prevedeva l'acquisto del 51 per cento delle azioni (14 milioni di euro) da parte del Comune. La maggioranza ha anche ottenuto che i nomi dei partner siano fatti prima della firma del preliminare, e che la Casinò spa scriva una lettera di intenti in cui precisa ai venditori (la Fiat) le condizioni per l'acquisto. Anche il rinvio della firma di 15 giorni (dal 10 al 25 gennaio) è un punto a favore dei critici dell'operazione e di chi chiede garanzie finanziarie. Costa però incassa il "Sì» ad andare avanti. Anche se stavolta i Ds sono decisi a "vigilare». "Se io compro una casa vorrei sapere chi paga», avverte Livio Marini. Chi sono dunque gli sponsor? I nomi sono quelli già pubblicati nei giorni scorsi. Case editrici interessate alle pubblicazioni d'arte come la Marsilio, la Skira e la Giunti, un mercante d'arte francese (Pinault) disposto pare ad accollarsi le spese di gestione (700 mila euro l'anno per una mostra e un evento collaterale) negli anni dispari. Una casa di trasporti d'arte, associazioni culturali. «Una cosa è chiara», scandiscono gli alleati, "che le carte dovranno essere sul tavolo prima del preliminare». Quelle esibite ieri dagli assessori Ugo Campaner (Aziende) e Armando Peres (Cultura) non sono state ritenute sufficienti. Intanto la Casinò spa va avanti. Il 31 dicembre, ultimo dell'anno, torna a riunirsi il Consiglio di amministrazione, che dovrà sistemare la delibera di autorizzazione all'acquisto, con le modifiche imposte dalla maggioranza e accolte dal sindaco. La clausola è che prima della fine di gennaio salti fuori almeno un partner privato "pronto a sottoscrivere una quota». In questo modo, il Casinò anticiperà una cifra intorno ai 12 milioni di euro, da coprire anche con gli introiti della cessione del Casinò di Malta. E dovrà rientrare (entro 18 mesi) della cifra in surplus, che sarà acquistata dai nuovi partner. Un marchingegno che dovrebbe consentire di salvare capra e cavoli. Ma l'accordo è finora solo verbale. Atteso ora alla prova dei fatti.
Palazzo Grassi, spesa dimezzata
La Casinò Spa ha deciso di acquistare Palazzo Grassi a Venezia con condizioni cambiate rispetto alla proposta originaria del sindaco Paolo Costa. La società dovrà pagare solo la metà dei 14 milioni di euro previsti e avrà una quota non superiore al 25% del palazzo. Il Comune di Venezia entrerà a far parte del progetto con il 5% della quota. I partner privati dovranno coprire il resto. La firma del preliminare è stata posticipata di 15 giorni. La maggioranza ha ottenuto che i nomi dei partner siano fatti prima della firma e che la Casinò scriva una lettera di intenti.
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