Pinella Leocata Un «No» gigante marchia a fuoco il portone dell'ex convento dei Gesuiti, simbolo dei beni pubblici negati. Avrebbe dovuto essere posto al centro del cortile, ma la sovrintendenza non ha neppure risposto, negando anche il valore dell'agire dei cittadini. E non a caso quest'ennesima «azione» del Gar mette a contrasto due politiche e due principi opposti: «negAzione» e «riappropriAzione». L'amministrazione sottrae beni all'uso collettivo e i cittadini se li riprendono, si organizzano per farlo. Così l'ex convento dei Gesuiti e l'area antistante, un ampio tratto di via dei Crociferi, diventa cantiere, delimitato da nastri bianchi e rossi. Un cantiere politico perché anche da qui si vuole ripartire per riappropriarsi della città, dei suoi spazi e dei beni comuni. Questo significa, per una notte, l'apertura al pubblico della «domus romana» che si sviluppa sotto il manto stradale e sotto la scalinata Alessi. Questo significa averla pulita e illuminata perché dalle grate esterne si possano vedere il mosaico in bianco e nero e un lacerto di affresco dai colori rosso e celeste. Ci sono spazi pubblici chiusi, negati, inutilizzati in merito ai quali i cittadini vogliono dire la propria. Per questo il Gar (Gruppo azione risveglio), oltre alla musica, ai video, agli spettacoli e alle letture centrate sulla negazione, ha invitato un interlocutore d'eccezione, il prof. Ugo Mattei, uno dei promotori del referendum per l'acqua pubblica, chiamato a parlare del senso di cittadinanza legato ai beni pubblici. Per questo, a tarda sera, il Gar ha annunciato la «riappropriAzione» di uno dei tanti beni chiusi, abbandonati, negati: la chiesa Santa Maria degli Angeli, in via Pietro Verri, a Cibali. Una chiesetta sconsacrata, un edificio del Settecento che conserva ancora beni e arredi di valore artistico e storico, beni da sottrarre all'incuria e ai vandali. Il Gar ne prenderà possesso, la pulirà, così come il parco esterno, e l'aprirà al quartiere che non ha alcun luogo di riferimento, organizzerà incontri, attività e, soprattutto, ne farà «ecclesia», nel senso greco del termine, assemblea popolare che si riunisce periodicamente per discutere dei problemi dei cittadini. Non un disconoscimento di proprietà o un'occupazione, ma una restituzione all'uso collettivo con l'impegno di rendere la chiesa al sindaco, entro 30 giorni, quando l'affiderà a un'impresa per i lavori di restauro. E così si augurano avvenga per altri luoghi abbandonati, primi tra i quali la Ciminiera Zanuccoli in viale Africa, l'ex cinema Experia all'Antico Corso, Villa Fazio e il Teatro Moncada a Librino, la palestra di piazza Pietro Lupo e il teatro Coppola alla Civita. Una decisione comunicata al sindaco attraverso una «Dichiarazione etica», inviatagli per raccomandata, nella quale gli amministratori del Gar s'impegnano a custodire la chiesa ridandole dignità aprendola all'uso pubblico. Così i promotori - avv. Salvo Grillo, dott. Marco Galvagno, dott. Alessio Vasta, signora Alice Ferlito, signor Cosimo Coltraro, arch. Elisa Mazza e arch. Angelo Ricceri - rivendicano per sé il ruolo giuridico di «gestori di affari altrui», «nell'impedimento» del proprietario. Un'assunzione etica d'impegno perché è dovere dei cittadini «valorizzare i beni della collettività in stato di abbandono, fruire delle opere mai utilizzate, trovare soluzioni condivise per un uso finalizzato all'incontro, allo svago, alla socializzazione, alla diffusione della cultura». Perché è «nostro dovere ridare dignità e bellezza ai beni pubblici e restituirli alla loro fruizione per contrastare il degrado e per mantenere e rafforzare il senso di appartenenza alla nostra città. E perché questo processo sarà capace di innescare forme di partecipazione concreta nell'amministrazione della cosa pubblica». 13102011