Alessio Gramolati, segretario della CGIL toscana, non si capacita di come si possa, in tempi di crisi, lottare perché un capannone industriale della Laika non distrugga un sito archeologico a San Casciano: «non ci convincono coloro che vedono la Toscana unicamente come terra del buon ritiro, e non regione dove investire». Non si poteva rispondergli meglio di come ha fatto ieri su, questo giornale, Eugenio Tassini: «La soluzione non è scegliere tra Laika e Etruschi, ma scegliere Laika e Etruschi». Tassini scrive ancora che «siamo tutti stretti tra la necessità di lavorare (e pensare a uno sviluppo industriale) e l'urgenza di conservare quel che ci resta di bellezza, di storia, di cultura, di Toscana insomma». Sacrosanto, ma si può andare anche oltre. Forse Gramolati non lo sa, ma la scelta che lui prospetta non è quella tra «sviluppo» (che lui sottintende: 'di sinistra') e «bellezza» (che gli sa 'di destra', e gli fa evidentemente venire in mente i pensionati in cachemire). No, i veri termini della scelta che Gramolati vorrebbe imporci sono «sviluppo» ed «eguaglianza». Già, perché il patrimonio storico e artistico e il paesaggio non sono beni di lusso per pochi: tutto il contrario. Se fossero lusso o intrattenimento, la Costituzione non li difenderebbe nei suoi principi fondamentali. Infatti, l'articolo 9 non fu imposto dalla destra, ma fu fortissimamente voluto da un costituente comunista, Concetto Marchesi. Il patrimonio e il paesaggio sono forse i più straordinari strumenti di eguaglianza: e lo Stato li difende perché il lavoratore della Laika possa accedere gratuitamente e non da 'ospite', ma da 'proprietario' e 'sovrano' ad un polmone di vita spirituale e culturale che altrimenti non potrebbe permettersi. Gli Etruschi, insomma, servono a vivere meglio, a liberarci dal dominio del mercato, a dare un orizzonte alto alla nostra esistenza: non sono un lusso per chi si rititira a vivere di rendita in Toscana, ma sono il pane spirituale di chi la Toscana la costruisce ogni giorno col proprio lavoro, ma non vuole esaurire tutta la propria vita nel lavoro. E se la politica non riesce a tenere insieme «sviluppo» ed «eguaglianza» (cioè a spostare un capannone e a non distruggere gli Etruschi), fallisce nel suo compito principale, che è quello di gestire la complessità, senza scorciatoie. E se l'alternativa tra «sviluppo» ed «eguaglianza» viene teorizzata dal segretario del sindacato di sinistra in una regione governata dalla sinistra, è inevitabile chiedersi non a cosa servano gli Etruschi, ma a cosa serva la politica. Tomaso Montanari