Tra i più importanti del capoluogo il S. Salvatore, Castel Gonzaga, la Real Cittadella e i forti umbertini Ci sono "gioielli" di inestimabile valore, in prevalenza archeologici e storico-artistici. Fantasmi di pietra a cui basterebbe soffiare nell'anima per farli tornare a vivere. Bellezze uniche e in alcuni casi non ancora a completa disposizione dei messinesi. Sono tutti nei due elenchi stilati dalla Commissione paritetica Stato-Regione, che prevede i beni del capoluogo e della provincia che saranno trasferiti dal Governo centrale a Palermo. La procedura è già in fase avanzata, tanto che per dieci immobili che fanno parte del primo elenco è stato stilato il verbale di consegna e adesso si aspetta solo l'accertamento catastale da parte delle Sovrintendenza di Messina e la conseguente registrazione alla Conservatoria di Stato. Dovrebbe essere questione di qualche settimana, al massimo un mese. A quel punto la Regione potrebbe tenerli per sé o trasferirli a sua volta agli enti locali, ovvero ai Comuni (assai difficile). Ci sarà da attendere, invece, un pò di più per i ventiquattro beni che fanno parte del secondo elenco e per i quali si attende il decreto del Governo, prima di passare al verbale di consegna. Ma non dovrebbero passare più di due-tre mesi. Ma veniamo ai due elenchi. E se nel primo ci sono ricchezze che riguardano la provincia (ce ne occupiamo nell'articolo in basso), del secondo fanno parte i "gioielli" inestimabili presenti in città. A cominciare da Forte Campana o Forte San Salvatore, ovvero la base su cui sorge la Madonnina del porto, in questo momento in area militare. Bene, da anni sentiamo parlare di progetti, convenzioni, bandi di gara e quant'altro per arrivare alla fruizione di questo bene meraviglioso. Cinque anni fa, esattamente nell'ottobre 2006, persino l'allora presidente della Regione, Salvatore Cuffaro, effettuò una visita alla Real Cittadella, all'inceneritore di San Raineri, nelle aree della Lanterna di San Raineri e proprio al Forte San Salvatore, promettendo il grande impegno della Regione per la valorizzazione di tutta l'area. Ancora aspettiamo. Tre anni fa, invece, toccò all'allora assessore regionale alla Cultura, Antonello Antinoro, accompagnato dal vicesindaco Giovanni Ardizzone, passeggiare tra le mura che parlano di Messina e promettere l'apertura «in tempi brevi» del forte alla città, grazie ad una convenzione con la Marina Militare. Da allora il nulla assoluto, ufficialmente per pastoie burocratiche. In realtà perché è sempre mancata la volontà politica e noi aggiungiamo la serietà. Adesso il passaggio dal demanio militare, a quello statale e quindi a quello regionale dovrebbe facilitare il tutto. Chissà cosa sarà... Tra i beni che migreranno da Roma a Palermo, anche i un altro gioiello risalente al '500: forte Gonzaga con la sua meravigliosa forma stellare (anche in questo caso si aspetta l'apertura da anni). Gli imponenti bastioni della Real Cittadella sarebbero arrivati solo nel secolo successivo, completando la militarizzazione della Zona falcata. Anche questi resti entreranno nelle proprietà di Palazzo d'Orleans. E di quell'epoca è anche il Castellaccio, altro bene straordinario che passerà alla Regione. Sono, invece, successivi fra il 1884 e il 1914 i forti umbertini che sorgono sulla costa messinese: tra quelli che lo Stato "cederà" a Palermo forte Schiaffino e forte Ogliastri (attualmente in concessione al Comune), forte Petrazza, forte Cavalli, forte S. Jachiddu, forte Masotto, forte dei Centri (animati in questi anni grazie alla grande generosità delle associazioni che li hanno in gestione). A completare il secondo elenco, anche Torre Bianca a Torre Faro e la ex Polveriera a Bisconte.