Il Mibac sembra deciso a tagliare una quarantina di funzioni dirigenziali e ad accorpare una ventina di Soprintendenze Roma. Nel contesto di una crisi la cui gravità diviene di giorno in giorno più minacciosa, nonostante l'impegno combattivo del ministro Galan l'amministrazione dei Beni culturali dovrà subire l'ennesima contrazione di strutture e di risorse umane e materiali, come tutta l'amministrazione statale dopo l'approvazione della manovra di agosto. Una contrazione che avviene nonostante la drammaticità della situazione e delle prospettive per il settore del patrimonio culturale, messe in evidenza anche dall'inedita iniziativa dei soprintendenti alla Certosa di Padula (cfr. articolo qui sotto). Il ministro Galan non ha finora risposto a quanto emerso a Padula, in particolare alla richiesta di costituire «tavoli tecnici» per consentire agli operatori della prima linea di contribuire alla ricerca di soluzioni in grado di salvaguardare le funzioni essenziali del Mibac riducendo le spese, come è imposto dalla manovra finanziaria. Tenendo conto del contesto generale, Galan ha però ottenuto risultati importanti: non solo in una prima fase il rifinanziamento di 236 milioni per lo spettacolo e per i beni culturali, con il decreto legge n. 34 del 2011 (approvato in coincidenza del cambio della guardia con Bondi, cfr. n. 309, mag. '11, p. 11), ma anche le possibilità di assunzioni qui previste, e (pur nel nuovo scenario di aggravamento della crisi) l'esclusione delle spese per la conservazione e la tutela dei beni culturali e del Fondo dello spettacolo dai tagli introdotti dalla manovra di luglio e da quella di agosto (decreti legge n. 98 e n. 138 del 2011, complessivamente meno 7 miliardi di euro nel 2012, 6 nel 2013, 5 nel 2014, da ripartire tra i Ministeri con decreto del Presidente del Consiglio; cfr. lo scorso numero, p. 6). Resta però aperto il capitolo delle riduzioni di dirigenti e personale, rese brucianti per il Mibac dalla situazione già critica della propria articolazione periferica e del numero elevato di interim e doppi o tripli incarichi tra i soprintendenti (cfr. tabelle in queste pagine). Sembra che il ministro stia continuando la sua battaglia per ottenere provvedimenti specifici che escludano anche da questi tagli il Mibac, non in grado (anche a suo parere) di subire ulteriori depauperazioni di personale qualificato. La legge 1482011, di conversione del decreto legge 1382011, allo stato conferma però per tutti i Ministeri il taglio del 10 del numero dei dirigenti e del 10 delle spese per il personale non dirigente, che va a sommarsi a quelli ancora più elevati del decreto legge 112 del 2008, attuati al Mibac con l'ultimo regolamento di organizzazione (Dpr 91 del 2009, la «riforma Bondi»), e a quelli analoghi previsti dalla legge 252010, di conversione del decreto legge 1942009 non ancora realizzati nel Ministero per i Beni culturali. L'attuazione di quest'ultima legge (che avrebbe avuto come scadenza il 30 giugno 2010) e del citato Dl 138 di agosto (entro il 31 marzo 2012) comporterebbe per il Mibac la riduzione di 36 dirigenti di seconda fascia, come i soprintendenti (si tratterebbe di una riduzione ulteriore rispetto alla situazione rappresentata nel box a fianco) e di circa 4mila unità dei circa 21mila dipendenti del Ministero. Entrambi i provvedimenti prevedono per le amministrazioni che non realizzino i tagli in questione il divieto di fare assunzioni di qualsiasi genere (tranne gli incarichi dirigenziali a esterni) e ovviamente imporranno altre riforme organizzative con l'accorpamento di molti uffici. Il decreto legge n. 342011, poi, con le misure speciali per Pompei, ha autorizzato l'assunzione di 20 archeologi e altri specialisti per il sito campano e in generale di personale a tempo indeterminato nella misura consentita dalle norme sul turn over, ovvero il 20 delle unità cessate nell'anno precedente e della relativa spesa: ciò consentirebbe, come comunicato dal Mibac all'inizio di agosto, l'assunzione di 168 persone nel 2011, tra i vincitori del concorso a 500 posti del 2008. Allo stato non è chiaro come deve essere interpretato l'intreccio tra le disposizioni ricordate, in particolare il divieto di assunzioni se non si siano realizzate le riduzioni previste, e le assunzioni consentite dal decreto legge Pompei, entrato in vigore tra il primo e il secondo provvedimento; quello che è certo è che Galan ha affermato che le 168 assunzioni saranno comunque compiute entro la fine di settembre e ripetute nei due anni successivi, salvo ulteriori tagli per ora non previsti ma che non è possibile escludere: «Spero molto in queste assunzioni, abbiamo un bisogno disperato di giovani, perché l'età media del Ministero è elevatissima, metterebbe fuori mercato qualsiasi società». Infine ulteriori riforme sul piano organizzativo e delle procedure saranno chieste al Mibac anche dalle disposizioni inserite nella legge 1482011, di conversione del decreto legge 138, in materia di «revisione integrale della spesa pubblica»: entro il 30 novembre 2011 il Governo dovrà presentare al Parlamento un programma per la riorganizzazione della spesa pubblica, che individui le eventuali criticità nella produzione ed erogazione dei servizi pubblici, e le possibili strategie di miglioramento dei risultati ottenibili con le risorse a disposizione, in prospettiva non certo crescenti.