Silvio Berlusconi assicura che con il Quirinale non c'è «nessun problema», tutte chiacchiere quelle sui cattivi rapporti con Carlo Azeglio Ciampi. Idem per Luca Cordero di Montezemolo: «Dalle voci correnti sembra che il presidente di Confindustria avversi il governo... Non è così, protesta il premier, «l'ho sentito tre giorni fa per gli auguri e abbiamo convenuto di incontrarci la seconda settimana di gennaio". Quanto al Capo dello Stato, Berlusconi lo vedrà già oggi alle 13 per sottoporgli la lista dei sottosegretari alla vigilia della loro nomina. Ce ne sarebbero sei da rimpiazzare. Però le ambizioni sono molte di più, al Cavaliere «dispiace dover dire di no a richieste motivate», e dunque vorrebbe elevare il numero delle nomine a nove, più un paio di vice-ministri. Cosa gli risponderà Ciampi? Il Capo dello Stato s'era raccomandato, in via molto riservata, dì non esagerare con le promesse. «Io di sottosegretari», ha confidato il premier a un gruppo di deputati azzurri, «ne avrei voluti nominare di più. ma il Quirinale non ha voluto...". Già è molto, confidano i suoi, se Ciampi gli passerà i e nomi extra. Sulla carta la scelta spetta al premier, tant'è vero che i sottosegretari giurano nelle sue mani. Però poi ci sono i due vice-ministri, e su quelli occorre per forza la controfirma presidenziale. Se Ciampi vuole, è in grado di mandare tutto a monte, e addio nomine entro domani (come ha detto il premier di augurarsi), con conseguente ira della Lega che ha fretta di incassare i suoi tre sottosegretari dopo mesi di temporeggiamenti. Logico dunque che Berlusconi si sia guardato, ieri con i cronisti, dai contrariare l'uomo del Colle. «Per lui ho stima e rispetto", ha sostenuto con tono convinto. Anche se Ciampi ha sollevato obiezioni sulla Finanziaria? «Se si è comportato così, è perché avrà avuto un profondo convincimento", ha allargato le braccia il Cavaliere. E perfino con alcuni peones del suo partito, che lo aizzavano contro il presidente, lui ha dribblato la polemica: «Su questo non rispondo". Poi, naturalmente, un contenzioso col Quirinale esiste. E sebbene Berlusconi si cucia la bocca secondo i consigli ricevuti ieri a pranzo da Pier Ferdinando Casini, Gianfranco Pini e Marco Follini, qualcosa gli scappa. Parlando della legge elettorale e della par condicio (dove il premier mira a introdurre una «proporzionalità comunicativa", più tempo in tivù ai partiti maggiori), ha detto testualmente: «Mancano ancora sedici mesi alla conclusione della legislatura, per cui non siamo "in limine". Quindi, non tiriamo fuori storie...". I più maliziosi vi hanno colto quello che Berlusconi dirà a Ciampi, allorquando il Presidente gli obietterà che non si possono cambiare all'ultimo momento le regole del gioco. Per il momento al Cavaliere interessa incassare il via libera sui sottosegretari. Ne ha parlato ieri al pranzo con gli alleati e «c'è l'accordo su tutto». Siamo alle «rifiniture», ha aggiunto. Se Ciampi sarà benevolo, nominerà vice-ministri il socialista Stefano Caldoro (Pubblica istruzione) e il repubblicano Francesco Nucara (ambiente). Così potrà dire di aver tenuto conto delle «esigenze di visibilità dei partiti più piccoli». In realtà li avrà delusi, perché il Nuovo Psi si aspettava due sottosegretari, e invece ne avrà uno soltanto nella persona di Mauro Del Bue; il Pri era sicuro di averne uno, e invece dovrà accontentarsi della promozione di Nucara. Le tre poltrone della Lega andranno presumibilmente a Stefano Stefani (rientra al governo dopo esserne stato cacciato per le gaffes sulla Germania), a Giampaolo Gobbo e a Roberto Cota. Quella di An all'ex presidente della Provincia di Roma, Silvano Moffa. Per l'Udc se la battono i siciliani Giuseppe Drago e Raffaele Lombardo. Grande confusione sotto il cielo di Forza Italia che chiede, mette le mani avanti Berlusconi, «non di essere premiata ma di sostituire i tre sottosegretari che aveva». Luigi Vitali, già relatore della legga «salva Previti», andrà alla Giustizia; l'avvocato Michele Saponara all'Interno; Ferdinando Adornato supporterebbe volentieri Giuliano Urbani ai Beni Culturali, ma c'è la candidatura del calabrese Giovan Battista Caligiuri... Con l'amaro in bocca resteranno parecchi forzisti, forse è per non subirne la vendetta che Berlusconi ha atteso il varo della Finanziaria prima di mettere le carte in tavola. Da gennaio, ha anticipato ai suoi, si dedicherà alla campagna elettorale. Batterà palmo a palmo le regioni in bilico (Liguria, Calabria e Abruzzo). Nega telefonate a Clemente Mastella, in crisi con la Gad. Ma in privato non esclude di «agganciarlo». Confidenza a un alleato: «Aspettiamo di capire se la sua è solo una mossa tattica. Perché se venisse davvero da noi, vinceremmo le regionali".