"Il 98 dei comuni è a rischio idrogeologico. Genova si è data da fare dopo l'alluvione" NONOSTANTE alcuni rari segnali incoraggianti, la Liguriaè sempre più fragile. Se nel 2003 erano 188, ovvero l'80, i comuni della regione a rischio idrogeologico, cinque anni dopo, nel 2008, i comuni minacciati in unao più parti del loro territorio da frane o alluvioni salgono a 232, ossia il 98 del totale. E sono 155mila (centomila solo a Genova) le persone che vivono o lavorano quotidianamente nelle zone rosse. Sono dati inquietanti quelli presentati ieri da Legambiente nell'ambito dell' "Operazione fiumi 2011", iniziativa finalizzata a sensibilizzare su questi temi le nuove generazioni e che, non per caso, ha scelto di iniziare il suo percorso a Sestri Ponente, teatro un anno fa di una disastrosa alluvione che provocò anche la morte di un operaio. Legambiente ha confrontato i report 2003-2008 forniti dal ministero dell'Ambiente e poi ha chiesto a 54 comuni liguri di rispondere ad un questionario, per misurarne il livello di impegno ed efficacia nell'opera di contrasto del rischio idrogeologico. Il risultato non è confortante. Solo sei amministrazioni arrivano alla sufficienza in base ai parametri richiesti: monitoraggio, aggiornamento del piano di emergenza, iniziative di informazione della popolazione, operatività di strutture di Protezione civile, delocalizzazioni di immobili residenziali o industriali dalle cosiddette zone rosse. Legambiente ha dato un voto sufficiente (un 6) al Comune di Genova per il lavoro svolto dopo l'alluvione di Sestri Ponente. «Ma - spiega Santo Grammatico coordinatore regionale - c'è ancora tanto da rimediare per via della cementificazione selvaggia e delle infrastrutture degli anni '60-'70». Grammatico sottolinea poi una situazione paradossale: «Molti degli amministratori liguri oggi impegnati a trovare fondi per la protezione del territorio dieci o quindici anni fa hanno partecipato a quel processo di cementificazione che oggi mette in pericolo la loro comunità. Per evitare il ripetersi di queste assurdità i nuovi piani urbanistici, a cominciare da quello di Genova, devono impedire qualsiasi nuovo insediamento nelle zone rosse, anzi vorremmo che iniziasse una seria programmazione di delocalizzazione degli immobili maggiormente esposti». L'opzione zero, ossia stop assoluto a nuove costruzioni, adottata da alcuni sindaci italiani come scelta politica, in Liguria potrebbe diventare una soluzione tecnica obbligata. «Se si ripetesse il nubifragio di un anno fa oggi a Sestri Ponente i danni sarebbero minori - ha detto in conferenza stampa l'assessore comunale alla Città Sicura, Francesco Scidone -. In un anno abbiamo lavorato molto per la pulizia dei fiumi, per velocizzare il sistema d'allerta e per aggiornare i piani d'emergenza. Altro è ancora da fare». E a Sestri si attende anche che il governo sblocchi i fondi per abbattere il palazzo di via Giotto, pericoloso ostacolo al torrente Chiaravagna. La situazione del territorio genovese resta però pesantee basta consultare il sito Internet dell'amministrazione per capirlo. Suddivisi in cinque aree (Centro ovest, Levante, media Valbisagno e Valpolcevera), sono 62 le frane censite e ben 324 i civici da esse minacciate. Esattamente gli stessi numeri pubblicati da Repubblica nel novembre del 2009. O le tabelle non sono state aggiornate oppure in due anni non c'è stato alcun miglioramento. Ma c'è da star poco sereni in tutta la Regione. Legambiente ha analizzato le iniziative di mitigazione del rischio idrogeologico nei 54 comuni liguri monitorati, e il risultato assegna una valutazione positiva, ma solo sufficiente, ad appena 12 amministrazioni (il 26) mentre è negativa per il restante 74, con 24 comuni giudicati "scarsi" e 17 "insufficienti". Tra i peggiori Legambiente indica Cogorno, Lavagna e Murialdo «che pur avendo la presenza di diverse strutture in zone a rischio non si sono efficacemente attivati per una concreta opera di contrasto».