CULTURA Oggi la giornata nazionale in difesa degli Archivi di Stato: cosa contiene e di che cosa ha bisogno quello di Milano L'ARCHIVIO di Stato di Milano si indigna contro la crisi. Oggi alle 18, nei cortili di via Senato, di fronte alla statua di Mirò, gli studenti del liceo artistico Boccioni travestiti da fantasmi, celebreranno il "requiem" degli archivisti. Il direttore Maria Barbara Bertini affiderà loro un'antica chiave per trasmettere simbolicamente la custodia della memoria ai giovani. L'evento si inserisce nella manifestazione nazionale "E poi non rimase nessuno", organizzata per denunciare i tagli di bilancioe personale agli archivi, cui si aggiunge il mancato passaggio di saperi tra le generazioni. Direttore Bertini, perché è importante che l'Archivio di Milano e gli archivi in generale non chiudano? «La civiltàè andata avanti grazie all'aratro e alla scrittura, senza memoria spariremmoe avremmo meno diritti. Salvaguardare le fonti significa tramandare la Storia. Conserviamo 40 chilometri di documenti con pezzi rari: una pergamena longobarda del 721, un codice napoleonico, una mappa catastale dell'imperatrice Maria Teresa d'Austria, codici araldici settecenteschi. E da oggi mostreremo al pubblico la firma autografa di Leonardo su un atto notarile per la Vergine delle Rocce scritta con la mano destra. L'ha scoperta un restauratore sistemando l'armadio dei cimeli». Che cosa cercano le 7.890 persone che passano in un anno nel vostro archivio con più di 20.000 richieste di documenti? «Sono ricercatori e professori universitari, storici, giuristi per le sentenze dei tribunali, geometri e ingegneri per i dati sul catasto e sull'evoluzione del paesaggio, semplici cittadini per acquisti di case e atti di successione. Tra i documenti moderni più consultati ci sono gli atti della strage di piazza Fontana. Siamo sommersi da richieste degli emigranti in Brasile e Argentina. Se trovano un nonno che ha fatto il militare in Italia, hanno accesso facilitato alla nostra cittadinanza». L'archivio milaneseèa rischio? «Siamo in 34, la maggior parte tra i 50 e i 60 anni. Cosa succederà quando andremo in pensione? Si entra per concorso pubblico. L'ultimo in Lombardia ha visto l'assunzione di due sole persone in tutta la regione e non ne sono previste altre. Il budget è stato ridotto del 50, andiamo avanti con 200.000 euro. Apriamo gratis al pubblico 53 ore a settimana (lunedì giovedì 8-18, venerdì 8-15, sabato 8-14), ma non abbiamo i soldi per pagare le bollette della luce». Come fate? «Visto che l'archivio ha sede nel Quadrilatero, ci siamo alleati con la moda. Cediamo questo ex collegio, voluto da Carlo Borromeo per formare seminaristi da mandare in Svizzera contro i protestanti, a sfilate e grandi eventi. Con gli stilisti abbiamo aggiornato i computere riparato il portone d'ingresso. Il restauro della facciata esterna, che dovrebbe concludersi nel 2012, costerà sui 400.000 euro finanziati con la vendita di spazi pubblicitari e l'affissione di cartelloni». Ci vorrebbe uno sponsor privato. «Quando ho saputo che Diego Della Valle avrebbe restaurato il Colosseo, gli ho scritto, il suo showroom è qui vicino. Mi ha fatto dire dalla segretaria che sarebbe venuto a conoscerci, lo stiamo aspettando. Il vero scandalo è l'assenza delle grandi famiglie milanesi, custodiamo anche la loro storia». Con la rivoluzione tecnologica e l'involuzione economica, la soluzione non sarebbe digitalizzare tutto? «Nessuno a livello scientifico internazionale garantisce la sopravvivenza di un documento digitalizzato. Una società civile, se vuole considerarsi tale, deve conservare la memoria, che per ora è cartacea. Le immagini digitalizzate, nel tempo, rischiano di essere inutilizzabili come un cd di 10 anni fa».