L'inaugurazione IL CAPOLAVORO barocco del Quirinale torna alla luce. La Galleria di Alessandro VII,( nella foto) famosa per il ciclo di affreschi con le storie dell'Antico Testamento che il papa Chigi commissionò a Pietro da Cortona e ai suoi discepoli tra il 1655 e il 1656, svela oggi la sua originaria bellezza alla conclusione di un complesso restauro durato dieci anni, che sarà inaugurato dal suo attuale inquilino, il presidente Giorgio Napolitano. ADIRIGERE la cura scientifica del restauro, Louis Godart, consigliere del Presidente per il patrimonio artistico, al fianco della Soprintendenza al Polo museale romano guidata da Rossella Vodret, che dal 2001 ha condotto i lavori con 2 milioni di euro. Ma alla Fondazione Bracco si deve il contributo risolutivo dei lavori, con un finanziamento di 500mila euro. Cantiere non semplice, quello della Galleria di Alessandro VII che quando fu progettata da Domenico Fontana nel 1585, conquistò il primato per l'epoca di galleria più lunga nella storia dell'architettura con una fuga prospettica di quasi settanta metri. Un virtuosismo architettonico che è diventato modello per Versailles. E nella sua fama, l'apparato decorativo di Pietro da Cortona giocò un ruolo chiave, grazie alle finte architetture di gigantesche colonne binate aperte sulla natura, alternate a sculture dipinte a monocromo, che incorniciavano le scene sacre. L'avvicendarsi degli inquilini ha manomesso il capolavoro. Nel 1812, subentrati i francesi, l'architetto di Napoleone Raffaele Stern frazionò la galleria nelle attuali tre sale per creare i saloni di rappresentanza dell'imperatrice Maria Luisa, murando tredici finestre e alzando due tramezzi. Il restauro ne ha risollevato l'estetica. Ad aprile scorso erano stati già illustrati i primi risultati per le sale Gialla e di Augusto, con la riapertura delle finestre sul Cortile d'Onore, restituendo gli strombi dipinti e il cotto del pavimento,e il recupero delle finte architetture ad effetto trompe l'oeil che si aprono su scenari di piante e animali, e dei monocromi salvati sotto strati di scialbo. I lavori conclusivi hanno riguardato la Sala degli ambasciatori. L'uso di una microsonda ha svelato sotto le tappezzerie dettagli di pitture e l'esistenza delle tamponature delle finestre sul cortile. Quindi si è proceduto al recupero della decorazione seicentesca e alla liberazione delle finestre, oltre alla pulitura delle pitture del tramezzo con la "Missione degli Apostoli" di Minardi del 1864. Per il soffitto, i tondi della Saggezza e della Giustizia sono stati puliti e reintegrati, mentre la parte in legno ha svelato molti i ritocchi successivi a Pio IX.