Che l'Italia sia un Paese culturalmente in declino è un fatto tristemente noto. Gli indicatori che ce lo ricordano sono diversi. L'emigrazione in massa di un'intera generazione di studiosi più o meno giovani e il (conseguente) peggioramento della valutazione internazionale delle nostre università sono alcune delle spie più eclatanti di questo processo di decadenza. Ma esistono altri segnali, meno visibili al pubblico. Il degrado dell'italiano parlato nella quotidianità, sempre più volgare e scorretto, per non fare che un esempio o la popolarità di figure pubbliche ai confini (o oltre i confini) dell'analfabetismo, che hanno trasformato il Bel Paese in una repubblica delle veline. La colpa di tutto ciò è in larga parte (ma non esclusivamente) da addebitarsi alle cosiddette politiche culturali degli ultimi governi, che hanno depresso l'istruzione, la ricerca, i beni culturali in nome di risparmi sulla cui efficacia a lungo termine si potrebbe discutere. A questo si aggiunga pure il disprezzo verso il nostro passato collettivo manifestato da buona parte della politica nazionale. Perché solo uno straordinario disprezzo per la storia degli italiani può spiegare il lento assassinio di quegli scrigni della memoria che sono gli archivi storici, condannati alla morte per asfissia dai sempre più frequenti tagli alle risorse che li hanno portati quasi al collasso funzionale. Archivi di Stato, archivi locali, archivi storici delle fondazioni: sono tutti custodi di un passato plurisecolare e di un patrimonio di straordinaria ricchezza, invidiatoci da tutto il mondo, ma sono anche i luoghi deputati alla gestione e alla trasmissione di una memoria pubblica, trasparente, non manipolabile. Sono, però, luoghi perlopiù sconosciuti al grande pubblico, frequentati da una piccola tribù di addetti ai lavori (chiamati studiosi) non molto minacciosi elettoralmente. Dunque, per questi tagli le proteste sono state deboli. Almeno fino ad oggi. Tra domani e sabato, infatti, l'associazione nazionale degli archivisti, insieme alle società degli storici medievisti, modernisti e contemporaneisti, ha promosso quattro giorni di iniziative di denuncia in tutta Italia (a Trento l'appuntamento è all'archivio di Stato di Trento, per una tavola rotonda e un dibattito pubblico, domani alle 11) per richiamare l'attenzione proprio del largo pubblico su questo deliberato attentato alla possibilità di una conoscenza libera e approfondita di ciò che siamo stati. Ma siamo veramente così vicini al collasso del sistema archivistico? «Sono ormai 15 anni che assistiamo alla progressiva riduzione delle risorse economiche per la conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale sostiene Giovanni Marcadella, direttore degli archivi di Stato di Trento, Vicenza e Bassano una diminuzione senza tregua, che ha preso di mira soprattutto gli istituti e uffici del ministero per i beni e le attività culturali, sottraendo loro linfa vitale. Soprintendenze senza personale, archivi senza risorse, biblioteche depauperate nei servizi, musei costretti a ridurre gli orari, perfino a chiudere. Eppure la loro funzione primaria chiama in causa proprio degli specialisti della materia, studiosi ed esperti, cui la società, in ogni Paese d'Europa e del mondo, affida la conservazione, lo studio, l'organizzazione di un patrimonio di memoria storica e giuridica insostituibile. Sicuramente sono meno appariscenti di altre, ma non meno pesanti sulla bilancia dei valori. Si pensi che una recente valutazione patrimoniale dei fondi documentali di Stato, in un archivio di media grandezza come può essere Vicenza, ha portato al valore complessivo di 981.360.694,16 euro. Lo si moltiplichi per il centinaio e più di istituti e, seppur con tutte le perplessità che una simile operazione può ingenerare, ci si può fare un'idea della ricchezza patrimoniale che ci sta attorno. Vogliamo abbandonarla? Fra cinque anni negli archivi di Stato e nelle soprintendenze archivistiche non ci sarà più personale scientifico. Il tempo stringe, anche se un inatteso risveglio d'interesse dovesse portare un auspicato ingresso di gioventù. Ormai non c'è quasi più tempo per quello scambio di conoscenze e abilità che il lavoro comporta». Ma cosa vuol dire, concretamente, deprimere il sistema archivistico? In fondo, il medio cittadino potrebbe anche pensare che in tempi di crisi le vecchie carte polverose non interessano a nessuno, se non a pochi studiosi. «Le vecchie carte continua costituiscono l'identità dei cittadini, sono il fondamento giuridico dei loro patrimoni, interpretano la verità dei fatti e testimoniano le vicende pubbliche, le azioni e gli stati personali. Può vivere una persona senza memoria? Una attività senza esperienza? Una società senza fondamento? Sarebbe una rinuncia irrimediabile». E anche nella felice oasi trentina le cose «non vanno benissimo. E il problema delle strutture a essere deficitario di interventi e mentre i poli museali diventano sempre più appariscenti, importanti e costosi, quello archivistico è fermo da anni a livello di una semplice proposta. Intanto l'archivio di Stato è collocato fuori centro, in zona commerciale, quello provinciale ancor più lontano, a Melta di Gardolo, entrambi al di fuori dei contesti culturali, entro strutture che nulla hanno a che fare con gli istituti della cultura. Certo, non sono i problemi dell'insufficienza economica, dell'inadeguatezza organica, dell'obsolescenza strutturale che hanno gli istituti d'Italia e del Nordest, ma l'autonomia trentina non può permettersi una macchia nera»
TRENTO - Archivi, un patrimonio a rischio
L'Italia sta subendo un declino culturale, evidenziato da indicatori come l'emigrazione di giovani studiosi e la peggioramento delle valutazioni internazionali delle nostre università. Il degrado dell'italiano parlato nella quotidianità e la popolarità di figure pubbliche con analfabetismo sono altri segnali di questo processo. Le politiche culturali degli ultimi governi hanno depresso l'istruzione, la ricerca e i beni culturali, contribuendo al disprezzo verso il passato collettivo. Gli archivi storici, custodi di un patrimonio plurisecolare, sono stati condannati alla morte per asfissia dai tagli alle risorse.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo