CAPRI. I Comuni scendono in campo contro il degrado e l'abbandono di Villa Jovis e Damecuta. Gestione diretta dei siti archeologici dell'isola: è la proposta del vicesindaco e assessore alla cultura di Capri, Marino Lembo, per superare definitivamente la paradossale situazione venutasi a creare che vede un'attrazione turistica internazionale come gli scavi archeologici di epoca romana funzionare soltanto a mezzo regime sull'isola di Capri. La villa di Damecuta ad Anacapri è stata chiusa al pubblico, mentre Villa Jovis a Capri è aperta cinque giorni su sette ed è off-limits il martedì e il mercoledì. Alla base della decisione, assunta dalla Soprintendenza ai beni archeologici di Napoli, la carenza di personale. Villa Jovis è la principale residenza costruita nel primo secolo dopo cristo dall'imperatore Tiberio sull'isola di Capri che da questa villa comandò l'impero romano per undici anni. Estesa su un'area di circa 7mila metri quadri domina l'intero promontorio di Monte Tiberio. Per raggiungere i ruderi di Villa Jovis è necessario inerpicarsi, rigorosamente a piedi, lungo le caratteristiche stradine capresi: oltre 40 minuti di cammino per trovare il martedì e il mercoledì i cancelli sbarrati. Il Comune di Capri ha fatto affiggere manifesti e cartelli lungo le strade contenenti, in italiano e in inglese, la comunicazione sui nuovi orari di apertura, ma sono diversi i turisti che ignari della segnaletica si recano ugualmente all'ingresso degli scavi per poi fare mestamente marcia indietro. Alcuni la prendono con filosofia, altri sono amareggiati e delusi. Sul versante opposto dell'isola, ad Anacapri, la villa di Damecuta è completamente chiusa al pubblico per carenza di unità lavorative della Soprintendenza e per atti vandalici: muri divelti, desolazione e scritte con le bombolette spray all'esterno degli scavi che rischiano di uscire definitivamente dai circuiti turistici. L'amministrazione comunale di Anacapri, dopo aver registrato la chiusura del sito da parte della Soprintendenza, ha cercato di garantirne la fruizione ai turisti con proprio personale ma ha dovuto arrendersi a fine estate di fronte ad alcuni episodi di vandalismo verificatisi. L'assessore al turismo di Anacapri Massimo Coppola ha da tempo avviato contatti con il ministero dei beni culturali con l'obiettivo di essere parte attiva nella gestione del sito fino ad arrivare all'acquisizione e per questo sta lavorando ad un progetto che possa portare in tempi rapidi alla riapertura e al rilancio del complesso che versa in condizioni di degrado. Ed è di ieri la notizia che il vicesindaco di Capri Marino Lembo ha scritto al sindaco di Anacapri Franco Cerrotta comunicando che, a seguito di contatti intercorsi con la Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei, ha verificato la possibilità di una gestione diretta dei siti archeologici dell'isola da parte dei Comuni di Capri ed Anacapri, attraverso un'idonea procedura da concordare con la stessa Soprintendenza. «L'esigenza - ha commentato Lembo - nasce dalla constatazione dell'abbandono in cui versano i siti di Villa Jovis e di Damecuta per mancanza di fondi e carenza di personale, che, invece, dovrebbero essere maggiormente tutelati come patrimonio, unico e irripetibile, e tali da diventare importanti attrattori culturali, in grado di implementare l'offerta turistica destinata soprattutto ai visitatori stranieri».