VENEZIA «La Biennale? Non la devo a Berlusconi. E i soldi glieli ho restituiti». Giulio Malgara parla della sua nomina ai vertici della fondazione veneziana. Orsoni? «Lo convincerò col lavoro». Il Lido? «Pessimo». VENEZIA È sicuramente abituato ad abbozzare. Ma quando la domanda torna per l'ennesima volta anche lui, Giulio Malgara, il signore azzimato che a 73 anni guiderà la Biennale di Venezia, perde la pazienza e sbotta «Ma basta con questi articoli, fatene altri. Altrimenti io non risponderò più al telefono!». Malgara, lei deve rispondere. E' vero che deve la sua nomina all'amicizia con Silvio Berlusconi perché con l'Auditel ha favorito le sue reti? «Queste sono stupidaggini! Non mi ha scelto lui. Con lui non avevo mai parlato di Biennale. Ne avevo parlato col ministro Galan che ha fatto le sue scelte. L'Auditel è una macchina talmente perfetta e talmente misteriosa... Io non conosco i nomi delle famiglie che hanno gli apparecchi collegati, li conoscono solo i tecnici perché sono numerate. Per poter modificare un punto di share bisognerebbe contattare 50 famiglie, perché in tutto sono 5mila..». L'accusano di aver preso i soldi dal fondo All Iberian e di non averli mai restituiti a Berlusconi. «Con All Iberian non c'entro assolutamente niente! Quando sono diventato imprenditore mi ha prestato dei soldi per comprare la Levissima con Cardini, ma me li ha dati una banca italiana, ora il nome non me lo ricordo ma è tutto limpido!». E glieli ha restituiti? «Certo». Galan l'ha lodata per aver portato la Gatorade in Italia, ma nell'area di Silea con la Chiari Forti e gli operai mandati a casa non si può dire sia stato un successo. «E vi sbagliate! È stato un grande successo. La C..F. faceva l'olio Topazio e poi ha fatto l'olio Cuore. Quegli olii si potevano fare in un'area dieci volte più piccola. Anche per il bene della città di Silea, che nel frattempo era diventata di 12mila abitanti, ho pensato di trasformare l'area e di produrre altrove gli oli. Ci sono voluti molti anni, ma ora lo farà "Acqua Marcia"». Gli operai però li ha licenziati. «La CF non era più in attività, l'olio si vende meno di una volta. Chieda ai sindacati di Treviso e domandi quale sia stata la migliore operazione di dimissione. Le risponderanno la mia». Galan ha detto che deve portare nuovi sponsor alla Biennale. «Premetto che siamo in un periodo economico che peggio non poteva esserci. Però io siedo in un'associazione, l'Upa, dove ci sono i trenta migliori investitori italiani. È sicuramente un osservatorio privilegiato rispetto agli altri». Lei è stato all'ultima Mostra del Cinema? Che effetto le ha fatto il Lido? «Pessimo. Io ho vissuto 25 anni a Venezia e tutte le estati andavo in vacanza al Lido. E' esattamente come allora marciapiedi scrostati, quella strada lì in mezzo alla Mostra con le macchine che corrono, niente piste ciclabili. Il Lido è un problema che dovremo affrontare». Poi c'è anche il «buco»... «Del buco è meglio non parlare». Perché non è competenza sua? «Lasciamo perdere. Dico solo che non è bello per la Mostra». Ha detto che si augura di riportare alla direzione di Arte un italiano. Qualche idea? E su Architettura? «Nessuna idea». Qualche uomo suo che vorrebbe coinvolgere nella Biennale? «Al momento non mi viene in mente nessuno». Il sindaco l'ha giudicata "inadeguato". «Spero di convincerlo col mio lavoro». Sa che dal '98 l'Italia non vince il Leone d'Oro? «Me lo dice lei. Con che film?». "Così ridevano" di Gianni Amelio. «Ah, bello. Io vado spesso al cinema, ma non c'è mai nessuno. Il cinema in Italia ha i suoi problemi. Speriamo di portargli un po' di fortuna».