Lui rompe il silenzio: «La città ha capito e approvato il mio lavoro» Guerra tra rettori. Carraro a favore. Restucci durissimo «Atteggiamento servile schierare Ca' Foscari a fianco di un ente". Anche Orsoni tra i firmatari. Martella annuncia battaglia alla Camera «Malgara non supererà l'esame in Parlamento» Lo «strappo» di Galan sulla Biennale con la nomina al posto dell'attuale presidente Paolo Baratta sto del candidato di Silvio Berlusconi e amico personale del ministro, Giulio Malgara, mobilita la città. E' in preparazione un appello con la raccolta di firme illustri e che avrà tra i primi firmatari lo stesso sindaco di Venezia Giorgio Orsoni che chiede al ministro dei Beni Culturali di tornare sui suoi passi, aumentando la pressione verso una decisione che in laguna risulta incomprensibile proprio per i risultati raggiunti in questi anni dalla Biennale anche in rapporto alla città, sotto la guida di Baratta. E ieri lo stesso Baratta alla presentazione della mostra sui video d'artista dell'Asac, a cui era presente il rettore dell'Iuav e consigliere di amministratore Amerigo Restucci ha rotto il suo silenzio per ringraziare pubblicamente la città e i moltissimi che gli stanno manifestando il proprio appoggio e la propria vicinanza dopo il «blitz» del ministro dei Beni Culturali a favore del manager pubblicitario che Berlusconi voleva già piazzare qualche anno fa alla presidenza della Rai. «Colgo l'occasione ha detto ieri Baratta per aprire una piccola breccia nell'auto consegna del silenzio. Nei molti articoli di giornale, nei messaggi, sms, telefonate che ricevo in questi giorni emerge un dato: un'intera comunità ha accolto, compreso e approvato il lavoro di questi anni e ha fatto propri i risultati ottenuti. E' una grande soddisfazione e motivo di sincera e profonda gratitudine verso questa comunità». Ma la potenziale nomina di Malgara divide frontalmente anche i rettori della città. Tra i firmatari dell'appello a favore di Baratta non ci sarà certamente quello di Ca' Foscari, Carlo Carraro, che esprime tutto il suo appoggio a Malgara: «E' una persona di grande valore che da anni collabora con Ca' Foscari. Sono sicuro che il suo arrivo rinsalderà ancor più il rapporto tra la nostra università e la Biennale». «Mi piacerebbe sapere replica il rettore dell'Iuav Restucci se Carraro parla a titolo personale o impegna tutta la sua università, perché mi risulta che ci siano parecchi docenti di Ca' Foscari che sulla nomina non la pensano come lui. Trovo inoltre una forma di servilismo "schierare" «a prescindere» un'università al servizio di un ente senza sapere nemmeno quali saranno i nomi dei vari direttori di settore. Io resto a fianco di Baratta per tutto ciò che la Biennale ha fatto in questi anni anche a favore della città, oltre che del suo prestigio come istituzione, recuperando parti importanti di essa e mettendole al servizio della collettività». E se per Galan come dichiara Malgara è invece l'uomo ideale per raccogliere il testimone di Baratta, il neo-presidente «esterna» già, dichiara già che, come desidera il ministro dei Beni Culturali, confermerà per altri quattro anni Marco Muller alla guida della Mostra del Cinema, infrangendo la regola degli otto anni (scarsi) di mandato che Galan ha addotto come una delle ragioni della mancata riconferma di Baratta. E annuncia già con buona pace del Consiglio di amministrazione che verrà e che dovrebbe essere chiamato a decidere che, dopo tanti stranieri, vuole un direttore italiano della Mostra Internazionale d'Arte. Circola già un nome, quello dell'uomo di «Passepartout», fortunata trasmissione d'arte televisiva ora soppressa, il critico Philippe Daverio. Ma la battaglia per l'indipendenza della Biennale si combatterà anche nelle aule parlamentari, come conferma anche il parlamentare veneziano del Pd Andrea Martella. «Galan parla di innovazione nei Beni Culturali commenta Martella e poi vuole piazzare alla Biennale un amico suo e di Berlusconi, con una logica non diversa da quella seguita per la presidenza di Cinecittà Luce. Non sarà facile che la nomina di Malgara superi il voto delle Commissioni Cultura di Camera e Senato. E' scandaloso che Galan voglia completare l'opera, piazzando il suo capo di gabinetto, Salvo Nastasi, nel Consiglio della Biennale, per "commissariare" lo stesso presidente che ha scelto e di cui forse conosce i limiti. La Biennale non sarà al servizio del capo di gabinetto del ministro».