Il furto e la confessione PARIGI Nella notte tra il 19 e il 20 maggio 2010 vennero trafugati dal Museo d'arte moderna di Parigi un Picasso, un Braque, un Modigliani, un Matisse e un Léger, del valore complessivo di circa Zoo milioni di euro. Un anno dopo, i poliziotti appostati a Montreuil davanti alla casa di Vrejan, 43enne serbo già noto per altri 30 colpi, lo vedono scaricare dall'auto macchine fotografiche, buoni al portatore venezuelani, quadri, gioielli e libri antichi, presi da un appartamento in avenue Montaigne appena svaligiato. Dopo qualche mese di carcere e diversi interrogatori, giorni fa Vrejan confessa: ha rubato lui i quadri, per darli ai suoi due complici. Uno dei quali, terrorizzato, se ne sarebbe liberato in fretta. Gettandoli nella spazzatura. Gli investigatori sperano che sia uno stratagemma per nascondere la refurtiva, ma c'è il rischio che purtroppo Jonathan B., 34 anni, proprietario di un laboratorio di riparazione degli orologi, si sia davvero fatto prendere dal panico e abbia gettato via i capolavori, come avrebbe fatto un trafficante di droga con la cocaina. Anche l'altro complice, Jean-Michel C., 56 anni, non ha la stoffa del grande ricettatore: ex dirigente di successo nell'informatica ma antiquario fallito, avrebbe commissionato a Vrejan il furto del Léger senza poi dargli i 40 mila euro pattuiti. Per questo «l'uomo ragno», come lo chiamano i poliziotti, alla fine ha fatto il suo nome. In questa surreale vicenda, l'unico protagonista di talento è il ladro, Vrejan. Poeta dello scasso, e conoscitore d'arte. Secondo il Journal du Dimanche che ha ricostruito la storia, «l'uomo ragno» ha fatto una prima perlustrazione al museo giudicando che il sistema di sicurezza fosse pessimo, e che «I dischi» di Fernand Léger, piazzato proprio vicino alla finestra, fosse un obiettivo ideale. Tre giorni prima del furto, Vrejan ha cosparso di solvente le viti della finestra. Il 20 maggio 2010, alle 3 e 50, il ladro in guanti e cappuccio smonta la finestra grazie a un cacciavite elettrico, ed entra nel museo. Disdetta, al posto dei «Dischi» trova «Natura morta con candela», sempre di Léger. Pazienza, Vrejan ruba quello e lo mette nella macchina parcheggiata a due passi. Sta per ripartire quando nota che la sirena dell'allarme non è scattata (per forza, è in panne da due mesi). Decide di approfittarne, esce dalla macchina, torna dentro e per circa un'ora passeggia tra le sale servendosi liberamente dei dipinti che trova più di suo gusto. «Ci ha detto che gli piaceva soprattutto il Modigliani ha riferito un investigatore , "La donna con il ventaglio"». Poi Vrejan prende «Il piccione a pois» di Picasso e «La pastorale» di Matisse. Riparte, senza che il sistema di allarme dia segni di vita, nonostante i 15 milioni di euro spesi nel 2006. Fino a questo punto, operazione perfetta. Poi cominciano i guai. «E' quasi impossibile rivendere quadri così famosi», dice Elliot McDonald dello studio Hiscox, società di assicurazioni specializzata nell'arte. Stando alla confessione del ricettatore, sono finiti a pezzi in un cassonetto parigino.