Di tagli ce n'è per tutti, non solo per i musei statali. Anche i luoghi d'arte gestiti dagli enti locali devono tirare la cinghia. In particolare, gli assessori comunali tirano (letteralmente) le somme di un anno vissuto con un risicato budget per mostre ed eventi. A Milano, per esempio, si è passati da quattro milioni a 800mila euro, a Brescia da 34 milioni a 700mila euro, a Padova da 300mila a 60mila euro. Dunque, diventa indispensabile scegliere, privilegiando alcune esposizioni e affossandone (o rimandandone) altre. È stato il decreto legge 782010 a tagliare dell'80 le spese per alcuni servizi (relazioni pubbliche, convegni, pubblicità, rappresentanza), mettendo dentro il calderone anche le mostre. Sforbiciata che ha costretto le amministrazioni a una ferrea riprogrammazione degli eventi da organizzare per quest'anno. «Siamo riusciti - afferma Andrea Arcai (Pdl), assessore alla cultura del Comune di Brescia - a fare comunque la mostra di Matisse, ma grazie all'apporto dei privati. Non so, però, se l'anno prossimo si potrà ripetere un simile connubio, perché di certo la crisi non agevola il mecenatismo». Nel 2012, però, si potrà contare sull'alleggerimento della stretta. In seguito alle proteste degli amministratori locali, che hanno fatto fronte comune in Federculture, la federazione che raggruppa i gestori dei servizi pubblici locali (comprese le attività culturali), il Governo è corso ai ripari con una norma inserita nella prima manovra estiva di quest'anno (il decreto legge 98, convertito nella legge 111), che esclude dal taglio dell'80 le mostre autorizzate dal ministero dei Beni culturali, di concerto con l'Economia, e comunque nel limite di spesa complessivo di 40 milioni di euro. Ma solo per il 2012. «Si tratta comunque di un pasticcio - afferma Andrea Colasio (Pd), assessore alla cultura a Padova - che va eliminato alla radice cancellando la norma. Perché orale città d'arte che vivono di grandi mostre, non le possono più fare. È giusto che in questi tempi di crisi anche gli enti locali facciano i tagli. Ma il Governo deve solo fissare l'entità del risparmio, senza poi dirci dove tagliare, perché così facendo invade l'autonomia dei comuni». «Dove tagliare - gli fa eco Arcai - deve essere una scelta nostra. Dobbiamo essere noi a valutare se è il caso di intervenire sulla cultura o su altri settori. Continuo a non capire perché si siano volute colpire le mostre».