Pochi custodi. Dalla Lombardia alla Sardegna, passando per l'Abruzzo, sono sempre più numerosi musei, gallerie e siti archeologici statali che non sono in grado di garantire l'apertura domenicale. Il motivo: non ci sono abbastanza custodi per assicurare la turnazione durante le festività, così come previsto dal contratto nazionale. Non è un problema di soldi. Il rimedio sta nell'aumentare la quota di straordinari, ma per farlo serve un accordo tra ministero e sindacati che finora non è stato raggiunto Ieri è toccato ai musei archeologici Villa Frigerj e La Civitella di Chieti, costretti a tenere le porte sbarrate nei giorni festivi fino alla fine dell'anno. Prima di loro le chiusure domenicali (e festive in genere) avevano colpito una serie di istituti culturali statali in provincia di Brescia e il museo Sanna di Sassari, al quale di recente si è aggiunto l'antiquarium di Porto Torres, sempre in provincia di Sassari. Il problema si sta pian piano estendendo e se non si correrà ai ripari la gran parte di musei e aree archeologiche si vedrà costretta alle serrate festive. Il problema ruota intorno agli straordinari dei custodi, cioè coloro che devono garantire la sicurezza dei luoghi d'arte. Il nodo da sciogliere non è però - e di questi tempi di ristrettezze finanziarie è quasi un paradosso - economico. I fondi per pagare il lavoro festivo ci sono. La questione è che non ci sono abbastanza custodi per assicurare la turnazione durante le festività, così come vuole il contratto nazionale. Le regole di categoria prevedono, infatti, che durante l'anno ciascun custode possa lavorare solo un terzo dei giorni festivi. La pur ben nutrita pattuglia dei custodi si è, però, negli anni assottigliata: la pianta organica del 1997 registrava 8.334 posti di addetto alla vigilanza. Oggi, invece, ce n'è in servizio 7.385. A questo risultato ha contribuito il blocco del turn over nelle pubbliche amministrazioni, amplificato dalla fuga dei dipendenti pubblici. Chi può, se ne va. Secondo un'analisi della Uil-Beni culturali, ogni anno lasciano il ministero tra gli 800 e i mille lavoratori, tra i quali ci sono anche un buon numero di custodi. E così nelle soprintendenze dove i posti degli addetti alla vigilanza sono più sguarniti, non c'è stata altra soluzione che tenere - una volta raggiunto il tetto delle turnazioni festive imposto dal contratto - musei e siti archeologici chiusi la domenica «Non potevamo fare altrimenti - commenta Gabriella Gasperetti, direttrice del museo Sanna di Sassari -. Il numero di custodi è sceso in pochi anni da 50 a 32 e con queste forze si deve garantire la copertura dei turni 24 ore su 24 (due addetti lavorano anche la notte, ndr) oltre che nei festivi. A giugno abbiamo scritto al ministero chiedendo di aumentare il tetto dei giorni festivi in cui ogni custode può lavorare, ma non abbiamo ancora ricevuto risposta. E così abbiamo deciso di chiudere la domenica e tenere aperto il lunedì, giornata che fino a qualche mese fa era dedicata al riposo settimanale». Una soluzione però esiste ed è di innalzare fino al 50 il tetto delle festività da trascorrere al lavoro. Soluzione prevista dall'articolo 13 del contratto nazionale e già praticata l'anno scorso. Una strada che per essere percorsa ha, però, bisogno di un accordo preliminare tra il ministero e i sindacati. A giugno - fanno sapere dal ministero - abbiamo sottoposto alle sigle sindacali l'accordo, che però finora non è stato siglato. E non si vedono prospettive, almeno nel medio termine. Anche perché i sindacati hanno inserito la questione dei festivi nella trattativa più ampia sul taglio del personale dei Beni culturali così come imposto dalle varie manovre economiche. Si tratta di un unico argomento, perché non si può pensare - fanno sapere dalla Uil-Beni culturali - di aumentare il tetto dei festivi lavorati e poi ritrovarci con sempre meno dipendenti. Se, infatti, si dovessero applicare le riduzioni previste, il ministero dovrebbe rinunciare a 4mila addetti. Questo sulla carta, perché per effetto delle contrazioni di personale già verificatesi in questi ultimi anni, i lavoratori in meno sarebbero in realtà 2.700 circa. Un numero comunque ragguardevole. Pur di scongiurare le chiusure domenicali, in qualche soprintendenza è stata trovata una soluzione alternativa: i soprintendenti hanno siglato con i sindacati patti locali che permettono di sforare il tetto dei festivi lavorati. E questo in attesa che arrivi l'accordo nazionale. Si tratta, però, di un passo azzardato, perché - e su questo ministero e rappresentanze centrali dei sindacati sono concordi - la revisione del vincolo sugli straordinari si può decidere solo in una trattativa nazionale. ARTE A COSTO ZERO A Cagliari da un anno ingressi gratis per tutti Accade a Cagliari, dove dallo scorso settembre per entrare alla pinacoteca e al museo archeologico non c'e bisogno di biglietto. Semplicemente perché non c'è chi lo possa staccare. Dopo un contenzioso di anni, infatti, la soprintendenza, d'accordo con il ministero dei Beni culturali, ha deciso di rescindere il contratto con Novamusa, il concessionario dei servizi aggiuntivi. Tra cui, appunto, la biglietteria. Questo accadeva lo scorso anno. Da allora la soprintendenza ha cercato la strada per cambiare concessionario, ma le linee guida per i nuovi bandi di gara messe a punto dal ministero non hanno agevolato il compito. Ora, però, sembra che all'orizzonte si intraveda una soluzione, con conseguente ripristino della biglietteria. Fino ad allora, però, ingresso gratis per tutti.
Porte chiuse all'arte. I musei costretti alla serrata domenicale
Molti musei, gallerie e siti archeologici statali in Italia non possono garantire l'apertura domenicale a causa di una carenza di custodi. Il problema è dovuto al blocco del turn over nelle pubbliche amministrazioni e alla fuga dei dipendenti pubblici. I custodi, infatti, sono in pochi e non ci sono abbastanza per assicurare la turnazione durante le festività, come previsto dal contratto nazionale. Il ministero dei Beni culturali ha sottoposto un accordo con i sindacati, ma non è stato siglato. I sindacati hanno inserito la questione dei festivi nella trattativa sul taglio del personale dei Beni culturali.
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