Uno degli autori del libro «Aldilà del muro» contro il regolamento cimiteriale Erba secca lungo un viale del cimitero di Niscemi Niscemi. Il libro «Aldilà del Muro», storie del cimitero di Niscemi, fotografie di Salvatore Ravalli e Giuseppe Stimolo, testo di Antonio Rizzo, per la cui peculiarità di contenuti storico-architettonici è stato recensito da una rivista bimestrale di architettura, la "Geocentro", ha suscitato interesse e sarà fatto conoscere alla fiera edilizia Saie di Bologna. «Sono orgoglioso come niscemese e coautore assieme a Pino Stimolo e Nino Rizzo del nostro libro - dice Ravalli - perché ha suscitato interesse sfatando nel contempo la paura dell'aldilà». Ravalli poi coglie l'occasione per richiamare l'attenzione degli organi istituzionali per salvare il «nostro cimitero che, secondo la giunta comunale, sarà ampliato portandolo sotto i balconi della gente, lambendo, poi, la sorgente della Fonte del Santuario della patrona di Niscemi, Maria Santissima del Bosco, e sarà a specchio del nosocomio. Sono amareggiato - scrive in una nota - per come selvaggiamente stiamo distruggendo la memoria monumentale del cimitero. Un ignobile regolamento- sottolineae consente di distruggere i monumentini funebri di inizio novecento per realizzare orrrendi "comodini" fuori terra in completo contrasto con le abitudini architettoniche». Ravalli fa rilevare che vi sono costruzioni di monumenti a diretto contatto di cappelle in stile liberty degli anni trenta senza rispetto della zona nell'immediata vicinanza dell'ingresso. Non essendo stato fatto alcun censimento della sezione monumentale, si potrebbe verificare, per assurdo, che i proprietari potrebbero chiedere la demolizione della cappella e costruirne una nuova. Per Ravalli, inoltre, vi è il silenzio della soprintendenza, che «messa a conoscenza di questi inconvenienti, risponde solamente con il silenzio. Rimescolare l'esistente e occupare ogni centimetro di terra del cimitero abbruttisce ancora di più il "giardino dei morti". Quindi, reperire una grande area fuori città!». Giuseppe Vaccaro 10102011