Vittoria. Il «mattone» abusivo, «istituzionalmente», non esiste: è invisibile al piano regolatore e non è identificabile con un numero civico. In teoria, non esistendo, chi vi abita non paga nemmeno la Tarsu, né la bolletta dell'acqua. Il mattone abusivo è diventato anche selvaggio: cementificando, ha violato coste e paesaggi, smarrendo persino quella primaria, e forse giustificabile, condizione di «abusivismo» di necessità, una strada che cominciò ad essere normata e regolamentata inaugurando la stagione dei condoni e delle sanatorie. Un'era, in fondo, mai conclusa, e rispolverata ad uso e consumo dei vari governi. Oggi si torna a ridiscutere di condono, consequenziale scia portata dietro da quella prospettiva di riordino delle coste promossa dal Ddl regionale in ordine alla proposta di legge n. 725; al momento messa in stand by dal ritiro della firma da parte del presidente Musotto, che ha dichiarato che l'indirizzo dato alla legge non può essere riconducibile ad un unico partito. «La smettano di fare gli ipocriti e si decidano una volta per tutte. Se vogliono le ruspe che siano per tutti, senza infingimenti», commenta l'onorevole Paolo Monello. Un trascorso politico negli Anni Ottanta, non solo da deputato parlamentare militante nell'allora Pci, ma ancora prima da sindaco di Vittoria, all'epoca la città siciliana rossa per antonomasia che all'onorevole Monello fece guadagnare il glorioso nome di «Masaniello», proprio perché fervido sostenitore della modifica della legge 13 del 1985 che aveva aperto la strada ai condoni. Che effetto fa essere ricordato così? «Da storico quale sono, ne ho piacere considerando la statura politica e morale del personaggio», spiega Monello tornando con la memoria alla battaglia di allora. «Chiedevamo la riduzione dell'oblazione per le case abusive costruite per i figli, espressione di una cultura contadina in uso nella nostra terra. Dalle fondamenta della propria abitazione si innalzavano i piani dove sarebbe andata a vivere la prole». Una vittoria ottenuta alcuni anni dopo, precisamente nel 1988. «La realtà è molto più forte di qualunque ideologia», ripete oggi il «Masaniello» d'allora quasi prendendo le distanze da intelligenze ambientaliste che sussultano sentendo parlare di sanatoria per le abitazione abusive costruite entro i 150 metri dalla costa. «Si dica anche - afferma l'onorevole - che una legge regionale ha sanato quelle costruite entro il 31 dicembre 1976 lasciando nel limbo le altre». Che fare adesso? «Salvare il salvabile, proprio come diceva il presidente della Regione Sicilia, Nicolosi. Se, infatti, arrivassero le ruspe a Cammarana, tutto tornerebbe come prima? Utopico. Meglio, saggiamente, fare i conti con la realtà, lasciando potere ai sindaci di decidere, salvo però fissare linee di indirizzo ben precise contenute e fissate dentro piani particolareggiati di recupero. Governare è decidere, è anche "sporcarsi" le mani. Decidere anche a costo dell'impopolarità. Se è necessario distruggere l'orrido per fare posto ad uno spazio pubblico, come una piazza, che si faccia. Se attraverso la sanatoria si ridisegna anche la qualità urbanistica del territorio, che lo si faccia e, soprattutto, che smettano di parlarsi addosso. E senza ipocrisia, si dica anche che con la sola concessione edilizia non ci salva dalla bruttezza: occorre ritrovare anche il senso della qualità e dell'estetica urbana».