Molti quartieri abusivi recuperati, nel 2011 la prima demolizione ma manca sempre il piano regolatore generale Maria Concetta Goldini Gela. A piccoli passi e con l'impegno della magistratura e dell'amministrazione comunale, Gela cerca di scrollarsi di dosso l'etichetta di capitale del mattone selvaggio. Un titolo conquistato negli anni Settanta quando, sulla scia del boom demografico seguito all'insediamento industriale dell'Eni, ed in assenza di piano regolatore, si edificò senza regole l'intera fascia nord della città. Furono costruite così illegalmente le case per chi non le aveva ed anche per i figli. Ventimila vani abusivi ed un territorio saccheggiato dall'espansione senza criteri. Mancava il piano regolatore (e manca anche oggi dopo un iter durato 18 anni) ed allora i cittadini si definivano «abusivi di necessità». Oggi è tutta un'altra storia. Molti di quei quartieri, a cominciare da Settefarine, roccaforte dell'abusivismo edilizio gelese, sono stati recuperati. Hanno le strade, le fogne, i marciapiedi ma tanti ancora sono i segni del degrado partorito dall'edificazione senza regole. Il 2011 è per Gela l'anno del cambio di rotta nell'approccio al fenomeno del mattone selvaggio. L'anno si è aperto con la demolizione del primo fabbricato abusivo nella storia della città, un manufatto di 70 metri quadri edificato poco prima ai piedi della bretella Borsellino, in un luogo panoramico con una vista sul mare mozzafiato. In trent'anni non si era riusciti a demolire un solo scalino abusivo a Gela. Quando ci si provava, le ditte disertavano la gara d'appalto oppure, pur vincendola, non si presentavano. Soltanto ora è stato dato un segnale chiaro della posizione delle istituzioni politiche nei confronti di un fenomeno che ha segnato in negativo la storia della città. Non ci sono state più demolizioni dopo quella prima (per eseguirla è arrivata una ditta del Catanese, la La.ra., confiscata dallo Stato perché riconducibile al clan Santapaola): ne erano state annunciate altre cinque ma le casse comunali sono all'asciutto ed il bilancio del 2011 in aula consiliare per l'approvazione approderà solo martedì. Anche con questo bisogna fare i conti. Ma i segnali che sono stati dati in maniera chiara dalla magistratura e dalle forze dell'ordine hanno cominciato a produrre risultati: l'abusivismo, ridottosi del 30, in tre anni è un successo non di poco conto. Vari i motivi del calo: in primis i segnali inequivocabili inviati in termine di repressione dalla politica ed il lavoro sinergico condotto con la magistratura e le forze dell'ordine. «Nel calo dell'abusivismo vanno considerati pure gli effetti della crisi che colpisce anche il mercato dell'edificazione illecita - ha detto il capo della Procura di Gela, Lucia Lotti - ed inoltre va rilevato il fatto che chi costruisce di questi tempi a Gela non deve realizzare la sua prima casa». «Lotta all'abusismo per affermare la legalità ma anche per rendere attraente il territorio a chi vuole venire ad investire e per creare occasioni di sviluppo»: il Procuratore capo è convinto del fatto che Gela deve recuperare la sua dignità in campo urbanistico. Questo percorso virtuoso è stato ostacolato negli ultimi mesi dalla tortuosa vicenda del piano regolatore generale. Dppo un iter durato 18 anni, il Prg è stato adottato da un commissario ad acta inviato dalla stessa Regione nel giugno del 2010. Si era perciò ad un passo dall'approvazione definitiva, così da dare finalmente regole certe al territorio. Ed invece ad agosto questo piano regolatore, così come altri in Sicilia, è stato congelato dalla Regione perché non contiene lo studio sulla valutazione di impatto ambientale (Vas). Era stata la stessa Regione l'anno prima a dare al Comune il via al Prg senza Vas. Ma l'Ue ha messo sotto infrazione la Sicilia. Senza Vas non si può approvare nessun piano regolatore. La speranza del Prg aveva frenato l'abusivismo edilizio. Il mese scorso invece i vigili urbani hanno bloccato sul nascere l'edificazione selvaggia di ben 4 nuovi fabbricati. Al vigile che chiedeva al cittadino perché stava edificando abusivamente, è stato risposto: «Il piano regolatore è nuovamente bloccato, non possiamo aspettare altri 18 anni per costruire la casa. Arrivano prima i condoni». Una storia che dimostra quanto sia difficile (ma non impossibile) la lotta contro il mattone selvaggio. Amministrazione comunale e magistratura non desistono. Continuano a controllare il territorio, con qualche difficoltà si controllano pure i cantieri (gli ispettori devono venire da Caltanissetta e, se si esauriscono i fondi per le missioni, addio controlli) perché dietro l'edificazione abusiva c'è pure il lavoro nero e il non rispetto delle regole di sicurezza nei luoghi di lavoro: si sequestrano quindi i mezzi di lavoro usati in quei cantieri. Nei programmi dell'amministrazione comunale c'è anche l'uso per fini pubblici dei fabbricati abusivi acquisiti al patrimonio comunale. Saranno trasformati in case popolari ed assegnati a chi è in lista d'attesa per l'alloggio o saranno dati in concessione ad associazioni ed enti che svolgono opera sociale rilevante. Anche questo è previsto dalla legge e finora non è stato mai applicato. Sono questi gli atti messi in campo in città per riportare l'ordine in campo urbanistico. Ma resta sempre il nodo del piano regolatore. Senza regole scritte uguali per tutti non si potrà mai programmare lo sviluppo del territorio. Né gli abusivi incalliti si metteranno il cuore in pace. 09102011
SICILIA - Gela non è più capitale di mattone selvaggio
Il comune di Gela, in Sicilia, ha segnato un cambiamento di rotta nell'approccio al fenomeno dell'abusivismo edilizio. Nel 2011, è stata demolita la prima casa abusiva nella storia della città, segnando un passo importante nella lotta contro il mattone selvaggio. Il comune ha anche iniziato a controllare meglio il territorio, bloccando l'edificazione abusiva e sequestrando i mezzi di lavoro usati in quei cantieri.
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