Il nuovo presidente, vicino a Silvio Berlusconi, vuole lavorare nel solco del predecessore Baratta Sono un manager ma a casa ho un Mirò, tre Tancredi, tre Schifano Giulio Malgara, uomo d'impresa e pubblicità, lei è il nuovo presidente della Biennale di Venezia. Prenderà il posto di Paolo Baratta a metà dicembre. Le polemiche fioccano... «Paolo Baratta è stato un presidente eccellente, ha operato benissimo e sarà un'impresa titanica prendere il suo posto. Lo conosco e lo stimo da anni e mi dispiace che sia toccato a me l'ingrato compito di succedergli. Ma capita a tutti di essere sostituiti. È capitato a me. È capitato persino a Maradona. Siamo tutti maturi, cresciuti, adulti. Mi pare sia la vita». A Venezia temono una forte inversione di rotta. «E sbagliano. Perché il mio pensiero più profondo è proprio proseguire nel solco di Baratta, continuare il suo lavoro. Non sono mica un matto che cambia ciò che funziona bene solo per cambiare. Spero che Baratta vorrà aiutarmi e consigliarmi». A proposito di continuità. Cosa accadrà al Cinema? «Credo che Marco Müller continuerà a far parte della nostra squadra e proseguirà nel lavoro svolto, considerato molto buono e riconosciuto da tutti. È un esperto del settore assai serio e circondato da profonda stima». E per quanto riguarda la mostra delle Arti visive? Il prossimo appuntamento è per il 2013. Cosa prevede? «Non posso far nomi, ma mi auguro di riuscire a riportare alla guida di quel settore un italiano. È una mia speranza». Chissà in quanti penseranno a Vittorio Sgarbi... «Guardi, conosco Sgarbi ma non lo sento da molto tempo. Soprattutto non ci siamo consultati su tutta questa vicenda». Un italiano? Ma chi sarà? Un critico? «Non posso certo parlare adesso. Ma spero di riportare un nostro connazionale alla guida della Mostra di Arti visive». Lei parte con un forte handicap, l'ostilità del sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, vicepresidente di diritto del Consiglio di amministrazione della Biennale. Non è poco. «Stimo Orsoni e farò di tutto per fargli cambiare idea sul mio conto. Dovremo collaborare, convivere alla Biennale... E poi io sono legatissimo a Venezia, ci ho vissuto per anni, ho presieduto il premio Comisso. Sono fiero di poter offrire il mio contributo a una città che amo sinceramente». Dicono che lei berlusconizzerà la Biennale. «Sgombriamo subito il terreno dagli equivoci. Mai parlato di Biennale con Berlusconi, Galan mi ha detto che si tratta di una sua personale idea. Sono ottimo amico di Berlusconi da anni, abbiamo di fatto creato insieme un mercato della pubblicità che ha aiutato molte medie imprese ad affermarsi ma da molto tempo ha impegni diversi. Resta una grande amicizia. E poi come potrei "berlusconizzare" la Biennale? E cosa mai vorrebbe dire? Comunque, non è certo nel mio carattere». C'è chi ricorda la sua testimonianza favorevole a Berlusconi al processo All Iberian, raccontata nel libro L'arbitro è il venduto di Giulio Gargia, dedicato a lei... «Quel libro ha venduto pochissimo, credo non interessasse nessuno. In quanto al merito, i miei rapporti con Berlusconi sono limpidi e non ci sono equivoci da chiarire». La sua scarsa esperienza in arte, cinema, architettura sarà un ostacolo nel suo nuovo incarico? «A dire la verità, non sono proprio uno venuto dalla campagna... a casa ho un Mirò, tre Tancredi, tre Schifano. Ma è una battuta. Non essere interno a certe logiche forse può aiutarmi a vedere la Biennale da un'ottica diversa, per esempio, da quella dell'ottimo Baratta. Però ho una lunga esperienza imprenditoriale, razionalità, capacità di aggregazione e di gestione, sono un ottimista. L'Auditel non nasce dal nulla e non è stata una passeggiata... E penso anche che i miei contatti con il mondo imprenditoriale potranno anche aiutarmi a sensibilizzare i privati verso la Biennale. L'economia, oggi, è quella che è. Le risorse scarseggiano però i consumi culturali crescono. Materia su cui riflettere». L'ultima mostra d'arte visitata? «Non in Italia. Van Gogh in Olanda. Visita recentissima».