La Giornata del contemporaneo: una riflessione su spazi e pubblico Anche luoghi come il Museo delle marionette o il Laboratorio Z ora interagiscono con video e installazioni, ma la qualità non basta a creare una rete stabile ual è lo stato di salute del contemporaneo, a cui oggi per la settima volta è dedicata una giornata di iniziative in musei e gallerie? Buono, a giudicare dallo spazio che temi ed eventi prima considerati di nicchia ottengono oggi sulla stampa quotidiana e periodica e dalla crescita progressiva del pubblico per mostre e rassegne; più incerta almeno in Italia, stando ai tagli che musei inaugurati con grande spolvero pochi anni fa subiscono oggi, complice la crisi ma anche una incomprensione profonda con alcune amministrazioni (il Madre di Napoli è il caso più eclatante); addirittura problematico, almeno a leggere le anticipazioni dei nuovi libri di autori come Marc Fumaroli e Jean Clair, e i sospetti rivolti allintero sistema dellarte contemporanea: artisti e mercanti come traders, opere come blu chips, quotazioni come subprime, bolle già scoppiate o pronte a scoppiare. Se questo è lo stato generale dellarte, più sfaccettato e contraddittorio di quanto non possa apparire a prima vista, quali sono le sue conseguenze su unarea periferica come la Sicilia, che solo da poco tempo si era posta come soggetto promotore in grado di inserirsi nei circuiti nazionali e internazionali? La risposta non può essere che articolata, in alcuni aspetti persino paradossale: perché proprio la fragilità estrema, in Sicilia, di un segmento centrale del sistema quale quello del mercato rende il panorama locale relativamente autonomo rispetti agli stop bruschi di altre situazioni. Certo, anche da noi le istituzioni preposte al contemporaneo soffrono il ridimensionamento dei finanziamenti e la conseguente difficoltà di programmazione, si tratti della Gam che ospita in questi mesi un ciclo di mostre personali grazie allintervento dei privati o di Riso, che continua a mantenere unofferta territoriale di profilo pur risentendo delle sforbiciate ai bilanci. Ma altri spazi si propongono come luoghi di intervento e di confronto: solo per restare a Palermo in questo 2011, luoghi radicalmente differenti come il Museo Antonio Pasqualino e il Laboratorio Z hanno fatto interagire le loro attività (rispettivamente espositive e sociali) con interventi e linguaggi del contemporaneo: video, installazioni, fotografie. E per una Fondazione Goca che dopo il pubblicizzatissimo evento inaugurale del 2009 con la performance ideata da Vanessa Beecroft - modelle dipinte di bianco disposte alternate a calchi in gesso nellabside dello Spasimo - ha improvvisamente taciuto, risponde a Catania il grande spazio della Fondazione Brobdeck o, a Favara, liniziativa promossa dal notaio Andrea Bartoli con la Farm Cultural Park che dissemina opere e interventi nel piccolo centro agrigentino. Pregi di un attivismo generoso e amatoriale che tuttavia, anno dopo anno, feconda un territorio un tempo in gran parte refrattario e che ormai, mentori Ludovico Corrao e Antonio Presti, ha imparato a convivere (e ad apprezzare) i segni di una contemporaneità che è nelle cose i tutti i giorni, e che lo sguardo degli artisti rileva come paesaggio quotidiano condiviso. Non a caso negli ultimi anni si è andato consolidando un fenomeno che è ugualmente il portato del nostro tempo globalizzato: una generazione di artisti ormai ha imparato a partire indifferente a ogni cliché di emigrazione, tornando quando è necessario, fermandosi quanto basta (per poco o molto tempo), inserendosi senza differenze operative in un alfabeto di forme e di pratiche che hanno respirato dalla formazione. Se Berlino o New York, se Roma o Milano può essere questione di caso e di opportunità, non di rotte predeterminate. Tutto bene quindi? Non proprio. La fragilità del sistema isolano si misura non dalla qualità delle proposte, non di rado elevata, ma dallo loro possibile reversibilità. Dal timore cioè che, come è accaduto tante volte in passato, queste iniziative non riescano a stabilizzare una rete certa di riferimenti, che lentusiasmo non adeguatamente alimentato possa affievolirsi, e che il tante volte invocato connubio pubblico-privato sia ancora traballante. Non tanto per il privato, che anzi recentemente si è fatto promotore di imprese meritorie (il restauro di un capolavoro tardobarocco come Palazzo Valle a opera della Fondazione Puglisi Cosentino a Catania, le Fabbriche Chiaramontane di Agrigento), quanto del pubblico. Che spesso disperde risorse, non distingue, non riesce a riconoscere i suoi interlocutori. Un problema che investe, di petto, il ruolo delle amministrazioni. Q