«Lasciateci lavorare, lasciateci costruire il nuovo stabilimento, salveremo passato e futuro del territorio». Parla Jan de Haas, amministratore delegato della Laika, la fabbrica dei camper che vuole realizzare un nuovo stabilimento, osteggiato dopo che sono emerse strutture archeologiche. «Paghiamo almeno 400.000 euro per realizzare larea archeologica. Ministero, soprintendenza e Comune sono daccordo - dice de Haas - Lo stabilimento nuovo è vitale per la nostra crescita». «Il nuovo stabilimento è indispensabile allo sviluppo di Laika, è nei programmi della nostra proprietà tedesca fin da quando undici anni fa ha comprato lazienda. La case madre ci lascia grande autonomia, ma chiede come mai i lavori non vanno avanti, non riesce a spiegarsi perché ciò avvenga. E francamente non capiamo neppure noi. Ci mette i bastoni tra le ruote chi dice di voler salvare il passato, ma siamo noi che abbiamo trovato soluzione e risorse per salvare il passato e insieme ad esso anche il futuro di questo territorio. Siamo stanchi, abbiamo bisogno di poterci concentrare sul nostro lavoro che è quello di fare e vendere camper, ma per farlo bene e per cogliere al meglio tutte le possibilità di crescita vogliamo e dobbiamo realizzare la nuova fabbrica e dobbiamo farlo in tempi brevi». Parla Jan de Haas, amministratore delegato della Laika, inequivocabile accento tedesco nonostante abbia mamma fiorentina, che aggira la domanda se, alla lunga, la proprietà dellazienda di camper possa anche decidere di mollare tutto. La Laika, che produce camper di alta gamma, è stata acquistata nel 2000 dal gruppo tedesco Hymer Ag, che individuò fin da subito una fondamentale linea di sviluppo nella riunificazione degli otto capannoni a Tavarnelle val di Pesa in un unico e nuovo stabilimento. Per farlo cerano i terreni (furono comprati a Ponterotto) e cerano i soldi (6,8 milioni già investiti per lacquisto e la progettazione dello stabilimento). Aspettando autorizzazione, inizio e fine dei lavori, lazienda ha affrontato a testa alta la crisi che ha investito il settore. «Abbiamo chiuso lanno fiscale con una crescita del 22 e 70 milioni di fatturato ricavati per metà in Italia e per metà allestero (in passato lexport era solo al 30) - dice de Haas - abbiamo occupazione in crescita con 249 addetti (appena fatti 30 nuovi contratti di lavoro atipico dopo 15 assunzioni nel 2010), abbiamo 40 nuove concessionarie che portano a 120 il totale. Insomma, abbiamo spinto al massimo gli investimenti nella qualità e nel design tipicamente italiano del prodotto, nellampliamento della gamma, nella rete commerciale, nellimmagine e nel marketing. Adesso, perché questi investimenti sprigionino tutte le loro potenzialità e ci permettano di passare da 1.520 a 2.000 pezzi prodotti, abbiamo bisogno dellefficienza che solo il nuovo stabilimento può assicurare. Non possiamo e non vogliamo abbandonare questo progetto». De Haas non comprende lopposizione. «Quando, durante gli scavi delle fondamenta, sono venuti alla luce strutture archeologiche, con assoluta trasparenza abbiamo avvertito le autorità. Per gli scavi archeologici abbiamo speso 200.000 euro e siamo preparati ad investirne almeno altrettanti per realizzare la soluzione concordata con Ministero dei beni culturali, soprintendenza e Comune: ovvero ricostruire in un terreno vicino le strutture archeologiche, rendendole fruibili a tutti e raggiungibili attraverso una pista ciclabile». Anche la Regione, intanto, segue il caso Laika con attenzione. Giovedì il presidente Rossi ha incontrato lazienda, ieri i sindacati Fiom Cgil, Fim Cisl e la rsu. «Rossi ha espresso un giudizio positivo sulliniziativa sindacale» racconta Marcello Corti, segretario generale della Fiom di Firenze. «E ha garantito limpegno a monitorare la corretta evoluzione dellintera vicenda, del nuovo insediamento e della valorizzazione ambientale». L11 ottobre in consiglio regionale Rossi risponderà personalmente a uninterrogazione sulla Laika.