Lintervento Ancora una volta si cerca un capro espiatorio per coprire le proprie responsabilità. La costruzione di un nuovo capannone per la produzione di camper, si dice, è fondamentale per leconomia del Chianti: certamente, e ci sono zone industriali adatte a ospitare questa enorme struttura. Quella su cui insistono da dieci anni politici e sindacalisti, invece, è una scelta urbanistica sbagliata dalla quale discendono forzature procedurali e ritardi. Fino allassurda decisione di spostare dei reperti archeologici importanti. Dieci anni e nessun capannone: per colpa di quattro gatti di ambientalisti, scrive Gramolati. Non sapevamo di essere così potenti. Ma andiamo con ordine: la trattativa per lacquisto del terreno da parte di Hymer AG, la multinazionale tedesca che aveva rilevato lazienda della Sambuca, iniziava nel 2001, sotto la guida del sindaco di San Casciano e con laccordo dei sindacati. Si prometteva di trasformare un terreno agricolo in lotto industriale, così alla svelta che Laika prevedeva di inaugurare lo stabilimento già nel 2004. Soltanto nellagosto del 2006, tuttavia, viene adottata una "variante ad hoc", frutto di una pessima pratica urbanistica. Ed è solo in questa fase che le associazioni ambientaliste entrano in campo con una serie di osservazioni, a norma di legge. E vero che le associazioni ambientaliste hanno provato, inutilmente, a fermare loperazione. Ma ricorsi ed esposti, lo sanno benissimo gli amministratori, non hanno minimamente inciso sui tempi della progettazione del capannone stesso. Forse era lazienda che non aveva molta fretta? Fatto sta che per la concessione edilizia dobbiamo aspettare il 2008, e per lapprovazione di unulteriore variante (richiesta dallazienda stessa) il 2009. Ed eccoci al presente: appena cominciano i lavori, nel 2010, saltano fuori i reperti di cui oggi si parla. Tutti sapevano, al Ponterotto, che quella era una zona "sensibile" allarcheologia: lindagine preventiva avrebbe evitato di trovarsi impreparati allinizio dei lavori. Fu necessario coinvolgere la Soprintendenza: altro tempo perso, che non dipendeva certo dagli ambientalisti, i quali aspettavano di capire quali fossero gli sviluppi della situazione. Ma da questo momento in poi, per più di un anno, della questione non si sa più niente, in Comune si trincerano dietro un "è tutto in mano alla Soprintendenza", alla Soprintendenza rispondono con un "lasciateci lavorare, è tutto sotto controllo". Fino a scoprire, nello scorso agosto, che era già stato proposto (da Laika) e autorizzato (dal Ministero) il trasferimento dei reperti in altra sede: unoperazione che fa rizzare i capelli a qualsiasi archeologo, come ha già scritto Settis su questo giornale. Lautore fa parte della Rete dei Comitati per la difesa del territorio
TOSCANA - Gli ambientalisti non faranno da capro espiatorio
La costruzione di un nuovo capannone per la produzione di camper a San Casciano in Chianti è stata oggetto di una trattativa con la multinazionale tedesca Hymer AG nel 2001. La trattativa era stata promossa dal sindaco di San Casciano e con l'accordo dei sindacati. Tuttavia, la decisione di spostare i reperti archeologici importanti fu adottata solo nel 2006, dopo una "variante ad hoc" della pessima pratica urbanistica. Le associazioni ambientaliste hanno provato a fermare l'operazione, ma senza successo. I lavori di costruzione iniziarono nel 2010, ma saltarono fuori i reperti archeologici.
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