Catania. In questa calma apparente, qui dove i fenicotteri tristi convivono con gli scheletri grigi dei casermoni, non c'è più traccia di alcuno stupore. Come quello, ipocrita, che nel bel mezzo degli anni 70 una mattina svegliò Catania e i catanesi: «Hanno costruito un'intera città e non ce ne eravamo accorti». Anche ieri la vita, nell'Oasi del Simeto, continuava come sempre. Senza confidare troppo nella nuova ipotesi di sanatoria per le costruzioni abusive entro i 150 metri dalla fascia costiera. Una misura quanto mai "ballerina", su questi lidi, visto che l'erosione nell'ultimo periodo consuma circa 7 metri di costa l'anno e anche le case si "avvicinano" alla battigia. Fra il paradiso della natura e l'inferno di cemento, il purgatorio dei villaggi a mare non ha poi i contorni così definiti. Già perché dal viale Kennedy, sul lungomare della Plaia, fino a Vaccarizzo, oltre il confine con Siracusa, la mappa è variegata. Nelle circa 6mila abitazioni costruite negli ultimi 40 anni non tutti i circa 20mila cittadini interessati sono nella stessa situazione. Quasi tutti i proprietari hanno avanzato richiesta di sanatoria, qualcuno sbandiera le carte già in regola, altri sostengono di aver costruito prima di qualsiasi divieto; e poi ci sono le differenze fra le diverse zone della riserva. Intanto la crisi ha trasformato molte delle case di villeggiatura al mare in prime abitazioni dei figli e dei nipoti disoccupati. I quali sostengono di pagare regolarmente le tasse e le imposte comunali, pur essendo trattati da «cittadini di serie B». E così il problema di illegalità diffusa diventa questione di vita o di morte. Soprattutto se si considera che quasi tutta l'area in questione, nel Pai (Piano stralcio per l'assetto idrogeologico) della Regione, viene catalogata "a rischio 4". Lo stesso di Giampilieri, per intenderci. I residenti alle promesse non credono più. E sono molto più lungimiranti di quanto credano i promotori di sanatorie: «Il ddl passato in commissione all'Ars è una strada impercorribile e noi lo sappiamo», taglia corto Luca Di Fidio del comitato di San Francesco La Rena. E aggiunge: «La Regione dallo scorso giugno ha affrontato la questione in un'ottica diversa, abbandonando l'ipotesi di una riperimetrazione dell'area, sottoposta a decine di veti trasversali, per sposare la visione del Piano di assetto idrogeologico. Siamo fiduciosi, perché chi vede la faccenda da fuori cataloga tutti come "abusivi", mentre vi assicuro che qui c'è tanta gente perbene». Le rivendicazioni (fogne, acqua, strade, illuminazioni, autobus, ) di quello che per contiguità è un enorme paesone si scontrano con le proteste degli ambientalisti. E non è una storia passata, visto che in piena estate il presidente di Legambiente Catania ha denunciato in Procura decine abusi avvenuti di recente, fra il 2007 e il 2010, nella zona "B" della Riserva nell'area di Torre Allegra. «In questa zona - ha sostenuto il presidente Renato De Pietro - si è continuato a costruire anche in violazione ai provvedimenti di sequestro giudiziario e nelle aree viene anche svolta attività lavorativa». Legambiente invoca le ruspe, le stesse che nel lontano 1999 demolirono 120 case nella zona "A" della Riserva. Doveva essere l'inizio della fine, per gli ecomostri, ma poi si bloccò tutto. «Ma il problema - aggiunge Maurizio Musmeci, presidente del Wwf Catania - non è soltanto la demolizione, ma la valorizzazione. Dobbiamo decidere se questa zona deve restare un mega-villaggio abbandonato, buono solo come bacino elettoralistico, oppure trasformare l'Oasi del Simeto nella Vendicari catanese, con tutti i connessi benefici economici legati a un turismo di qualità». Musmeci si dice preoccupato dall'ipotesi di sanatoria («Un inquietante invito all'illegalità») e aggiorna la mappa delle costruzioni da abbattere: «Saranno 700-800 quelle naturalisticamente incompatibili». Ma in fondo al tunnel c'è uno spiraglio di speranza, un tentativo di conciliare legalità e diritti. Si tratta di un progetto a cui lavora da otto mesi l'assessore provinciale al Territorio e ambiente, Mimmo Rotella, assieme a Regione, Comune, Soprintendenza, Genio civile e Università. «In pieno accordo col Pai della Regione - spiega Rotella - abbiamo realizzato un progetto di valorizzazione dell'asta del Simeto, che vada al di là della semplice riperimetrazione dell'Oasi perché riteniamo che spostare una linea da una mappa non serve a nulla per chiudere una partita aperta da 40 anni». Il progetto prevede l'utilizzo delle acque di S. Giuseppe la Rena per riumidificare il Simeto, un piano anti-erosione (dune artificiali e "ingegneria naturalistica") e un'irrigimentazione delle acque per salvaguardare i villaggi. «Quest'ultimo passaggio - ammette Rotella - prevederà il sacrificio di circa 80 case abusive nella zona della foce del fiume, ma verranno ricostruite in una zona adeguata, quella della Cartiera, con il sistema della perequazione». Il progetto ha avuto il via libera ufficiale dal Comitato tecnico-scientifico della Provincia e quello informale dall'assessore regionale Gianmaria Sparma, ma adesso la strada è tutt'altro che spianata. Ci vorranno due Apq (Accordo di programma quadro) con Regione e ministero e si dovrà passare dalle forche caudine di un'imminente assemblea con i residenti. Che solo a sentir parlare di ruspe... 08102011
SICILIA - Le coste violentate
In Catania, la zona dell'Oasi del Simeto è ancora affollata da case costruite in modo illegale. La Regione ha proposto una sanatoria per le costruzioni abusive, ma i residenti sono scettici. Alcuni sostengono di aver costruito prima di qualsiasi divieto, mentre altri sostengono di pagare regolarmente le tasse e le imposte comunali. La zona è stata catalogata "a rischio 4" e la crisi ha trasformato molte delle case di villeggiatura in prime abitazioni dei figli e dei nipoti disoccupati. La Regione ha proposto un progetto di valorizzazione dell'Oasi del Simeto, che prevede l'utilizzo delle acque di S.
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