Il sindaco Giorgio Orsoni boccia la nomina di Giulio Malgara presidente E racconta: «Il ministro aveva promesso di consultarsi con me, non lo ha fatto e ha ignorato le mie obiezioni. Ma ha voluto fare un dispetto a Zaia...» Perfino Giorgio Orsoni, il sindaco veneziano che ha fama di essere dotato di grande cautela, molto ligio alla flessibilità che il suo ruolo istituzionale comporta, perfino lui ha pronunciato parole dure su Giulio Malgara, l'amico di Berlusconi, e su Galan, il ministro che ha designato l'amico del premier alla testa della più grande fucina culturale d'Italia. Di Malgara, il pubblicitario gaudente, ha detto che è «inadeguato», e non si esce da un giudizio simile, e di Galan ha lamentato che sia un traditore: ha tradito il gentlemen's agreement, l'autonomia di Venezia, la Biennale. Orsoni ha una storia da raccontare, eccovela. Allora sindaco. com'è andata? «Galan mi aveva preventivamente chiesto di non esprimermi in pubblico sulle soluzioni da adottare in vista della scadenza di Baratta alla presidenza della Biennale. Non avrei dovuto farlo prima della consultazione tra noi, soggetti istituzionalmente interessati». E lei ha taciuto? «Sì, mi picco di essere un gentiluomo, ho tenuto per me quel che pensavo in proposito...». Poi? «Si arriva a pochissimi giorni fa. Vado da Galan, a Roma, dovevo incontrarlo per altri motivi. E lì mi ha confessato il suo orientamento. Ho provato a spiegargli che non andava bene per tante ragioni, lui mi ha ascoltato e pareva - forse qui mi sbaglio io - che avesse recepito le mie forti perplessità, tanto che accompagnandomi alla porta mi aveva promesso che ci avrebbe ripensato, del resto non aveva replicato alle mie obiezioni». Infatti. «Infatti, poche ore dopo, ecco un lancio d'agenzia che dà per scontato ciò che avevo, ma non solo io, scongiurato. Via Baratta, dentro Malgara». "Inadeguato al ruolo», così lo ha definito. «Ma non voglio infierire su Malgara, non voglio offendere nessuno. Non sono contrario all'impiego di manager nelle pubbliche istituzioni, anzi. Tuttavia, pretendo che ci sia affinità tra ruolo pubblico e attitudini professionali, sensibilità culturali di quel manager. In questo caso dove sono questi requisiti?». Eccoli: Malgara, come un politico in ciabatte, giustificando la sua investitura è riuscito a dire che ama questa città. Il suo amico premier ama noi. Il suo Malgara ama Venezia. «Veramente, Malgara ha anche riferito di essersi occupato di cinema e arte. Certo, come chiunque. Ma non fermiamoci a un falso bersaglio». Giusto, pensiamo a Galan. Magari per comportarsi così voleva fare un regalo al suo leader... «O piuttosto lo voleva fare a un suo amico. Credo poco a Galan messo alle corde da Berlusconi. Anche perché ho visto che ha infilato, o vorrebbe farlo, nel Cda della Biennale il suo capo-gabinetto. Suona un po' come un commissariamento dello stesso Malgara. Bella scelta, davvero: nemmeno lui sembra convinto fino in fondo di questa investitura. E così ha voluto mettermi di fronte al fatto compiuto». Scusi, ma allora questo si che è amore, quello del ministro per il pubblicitario. «Vede, il paradosso aiuta ma nei fatti non c'è nulla di divertente: è grave e molto quel che è accaduto, il governo ha trattato la città come un suo pied-à-terre, il ruolo della cittadinanza in questo gioco avvilente è pari a zero. Eppure siamo noi che diamo alla Biennale tutte le strutture e io come sindaco siedo da vicepresidente nel Cda dell'Ente». Senonché, pare che anche i leghisti siano furibondi per questa scelta. Loro «amavano» Baratta, così come lei avrebbe volentieri rinnovato la sua presidenza. Zaia, il presidente della Regione, si è arrabbiato. E poi tutto il pacchetto dovrà passare dalle commissioni parlamentari e lì c'è lo spazio per bloccare questo colpo basso. «C'è un risvolto della vicenda che ha a che fare proprio con i rapporti diretti, personali tra Galan e Zaia: non si sopportano a vicenda e si fanno continuamente degli sgarbi». Vuol dire che Malgara è uno schiaffo voluto, intenzionale assestato sulle guance di Zala? «Non lo dico io, lo dicono i fatti. Galan ha voluto dar dimostrazione a Zaia di quanto gliene freghi della sua opinione, del suo potere". Ma assicura che la Lega, in Parlamento contrasterà Galan? «Non ci credo neanche un po'. La Lega ha inghiottito ben altri rospi dopo aver giurato che mai li avrebbe digeriti. Perché dovrebbe svegliarsi proprio ora? Comunque tutto è possibile, son disposto a ricredermi».