IL MINISTRO «Ho infranto un mito: al vertice della Biennale non c'e uno di sinistra» La domanda al ministro Giancarlo Galan è quella che si fanno tutti in queste ore, dopo l'indicazione di Giulio Malgara alla presidenza della Biennale: se ha riempito l'uscente Paolo Baratta di elogi per il lavoro compiuto, perché non riconfermarlo? E pensa davvero che Malgara, a cui ha chiesto di operare nella continuità, saprà fare meglio? «Sì, spero di sì - è la risposta - L'ho fatto per questo». «Credo che Malgara abbia le caratteristiche perfette in questo momento per portare al vertice della Biennale quelle relazioni forti col mondo delle sponsorizzazioni di cui abbiamo bisogno. Nella mia visione il presidente della Biennale non deve essere necessariamente un esperto di cinema, arte o teatro. E poi ha un curriculum di enorme spessore, e anche una gran fortuna nelle iniziative che intraprende». È un Galan che ovviamente non arretra, nonostante la grandinata pio-vutagli addosso ieri dopo la scelta (l'unico a difenderne le decisioni è stato Luca Beatrice sul Giornale), che si assume tutte le responsabilità («con Berlusconi non ho neppure parlato») e che si concede anche qualche battuta: «Mi rendo conto di aver infranto un mito della sinistra: che un uomo non suo possa guidare il più importante ente culturale del paese. Chissà quanto ne parleranno a Capalbio...». E' riduttivo rinchiudere Baratta in questo clichè, osserviamo... «Ribadisco: Baratta ha fatto benissimo e conto che le sue grandi doti avranno modo di esprimersi in molti altri modi; e inoltre è anche un gran signore, cosa non frequente. Cosa che non è stato il sindaco di Venezia, che pure di suo lo sarebbe... Semplicemente dopo otto anni in Biennale, dove mai nessuno è stato in carica 12 anni, ho ritenuto fosse giusto cambiare». La spiegazione più semplice, forse, è allora quella che viene da Vittorio Sgarbi, che pure con Galan avrebbe qualche conto in sospeso (e che con Baratta aveva avuto numerosi scontri durante il primo mandato): «Quella di Malgara è un'ottima scelta. Baratta, anche se bravo e corretto, ha il peccato originale di essere targato centro-sinistra, e in questi tempi non c'è il clima politico per riconfermarlo. Vorrà dire che assisteremo a una sorta di legge del contrappasso: un governo di destra, l'attuale, ha avuto una Biennale di sinistra, un governo di sinistra (il prossimo, probabilmente) avrà una Biennale di destra. Quindi Malgara sarà, di fatto, una riedizione di Baratta, ma a lui speculare». Si è anche pensato a uno schiaffo di Galan alla Lega, vista la decisione con cui la Padania aveva difeso Baratta, e la sua amicizia con Zaia. «Assolutamente no - è la risposta del ministro - Sapevo ovviamente che Zaia al mio posto lo avrebbe riconfermato, ma quando gliel'ho comunicato, il governatore mi ha detto "rispetto la tua decisione". Lo stesso è stato con la Zaccariotto», che infatti ieri pomeriggio ha confermato di aver preso atto della scelta del ministro, e di essere «pronta a collaborare con chi si è assunto una responsabilità tanto importante, nell'interesse della Biennale, di Venezia e dell'intero Nordest». «Quello che mi ha deluso è stato invece Orsoni - riprende Galan - che è stato il primo a saperlo, dopo Baratta, ovviamente. Quando ci siamo lasciati gli ho detto che era un piacere anche dissentire con lui, per dire il clima, e poi invece mi ritrovo con quella frase volgare, che non appartiene al suo stile. Semmai appartiene al mio...» Lei parla di "comunicazione" agli enti locali, gli facciamo osservare, quindi non c'è stata condivisione... «Io sono abituato ad esercitare le mie prerogative. L'ho fatto da presidente della Regione e lo faccio da ministro. Quand'ero governatore mi hanno appioppato tre presidenti - il primo Baratta, Bernabè e Croff - senza neppure telefonarmi, neanche i miei ministri. E la Regione, durante il mio mandato, ha portato i finanziamenti alla Biennale da 100mila euro a oltre 2 milioni». Confermata anche la scelta di Salvo Nastasi per il Cda: «Non si tratta di blindare un Consiglio eventualmente riottoso come ha sospettato qualcuno - dice Galan - C'è dietro un ragionamento semplice: lo Stato mantiene la Biennale, dunque ha il dovere di esserci e di sorvegliare. Nastasi è il mio capo di gabinetto, dunque è l'esperto a me più vicino. Ho scelto un esperto, mica un deputato trombato...».
Biennale. Galan: ecco perché ho scelto Malgara, Berlusconi non c'entra nulla
Il ministro della Cultura, Giancarlo Galan, ha riconfermato Giulio Malgara alla presidenza della Biennale di Venezia, dopo aver rimosso Paolo Baratta. Galan ha spiegato che la scelta è stata motivata dalla necessità di rafforzare le relazioni con il mondo delle sponsorizzazioni, e che Malgara ha le caratteristiche perfette per portare avanti queste iniziative. Il ministro ha anche affermato che la scelta non è stata influenzata dalla politica, e che Baratta era un "gran signore" che ha fatto bene nel suo ruolo. Galan ha anche confermato la scelta di Salvo Nastasi come presidente del Cda della Biennale, che è stata motivata dalla necessità di sorvegliare lo stato finanziario della manifestazione.
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