VENEZIA Contro la bufera sollevata dopo la designazione di Giulio Malgara a presidente della Biennale, Giancarlo Galan fa scudo e rilancia «E' la scelta giusta, contro di lui soltanto miserie». Il ministro difende la scelta del pubblicitario: amico di Berlusconi? Che male c'è... VENEZIA Ministro Galan, la nomina di Giulio Malgara a presidente della Biennale non è piaciuta in città e ci sono parecchie critiche anche nel mondo politico, non solo a sinistra. Se l'aspettava? Solo un ingenuo può pensare di cambiare il presidente della Biennale in modo semplice». Il sindaco di Venezia, Orsoni, ha definito Malgara «persona inadeguata». «La sua reazione mi ha stupito. L'avevo lasciato con queste parole: "Giorgio, fa piacere parlare con te anche quando non si è d'accordo. Poi ho letto il suo comunicato, scritto in un linguaggio che non gli appartiene, un modo di fare in contrasto col suo modo d'essere: un signore veneziano. Mentre quella dichiarazione sta bene in bocca a qualcuno ideologizzato. Sono molto deluso. Chi dà i titoli di adeguatezza o meno? Giulio inadeguato? Ma avete letto il suo curriculum?». Perché Malgara è "adeguato" secondo lei? «Malgara va benissimo! Ha fatto tante cose in campi anche vicini a quello di cui si dovrà occupare in Biennale: il mondo degli sponsor, dello spettacolo. Del resto, finora, lo ha fatto ottimamente Baratta che era ministro dei Lavori pubblici, lo farà altrettanto bene Malgara che ha inventato l'Auditel, un sistema di rilevazione accettato da tutti, l'Audipress, il Gatorade. Poi è milanes-veneziano, ha una casa sui Colli a pochi chilometri dalla mia, cosa c'è di meglio? Allora ha contato anche il fatto che sia suo amico? «Certo. Il rapporto personale ha pesato». Ha pesato anche il fatto che sia molto amico anche del presidente Berlusconi? L'Auditel ha fatto la fortuna delle reti Mediaset. «E cosa c'è di male? Lo sono anche io, non è mica una colpa. L'Auditel non ha fatto la fortuna delle sue reti, ma ha detto quanti ascoltatori hanno le trasmissioni televisive. Non diciamo fesserie...». Si stanno rispolverando gli archivi. E vengono fuori le storie dei fondi presi dal conto All Iberian e dati a Malgara: 5 miliardi pare mai restituiti. Che dice? «Queste sono solo miserie, non polemiche». Nuoceranno al neo-presidente? «Non sono reazioni di cui mi occupo. Ho invece apprezzato molto la reazione di Paolo Baratta, da signore quale è sempre stato. Aveva fatto una bellissima dichiarazione qualche tempo fa: bisogna essere desiderati per essere in quel posto. Sono stato dalla sua parte per tutto il suo mandato». Se lo confermava, però, problemi non ce n'erano. Ora si trova contro la città. Come se ne esce? «Confido nell'intelligenza del mio avvocato Giorgio Orsoni. Voglio considerare le sue frasi un poco lucido intervallo». Che Biennale si aspetta da Malgara? «Una Biennale in linea col, che è andata bene: mi auguro abbia ancora più successo. La cosa caratterizzante sarà sicuramente la ricerca degli sponsor. Sono sicuro che in quello farà sicuramente meglio di tutti. Mi sentirei di dargli un solo consiglio...». Quale? «Confermare fin da domani mattina Marco Muller alla guida del festival del Cinema. Io lascio piena autonomia, ma se mi chiede un parere...» E se dovesse dire che non lo riconferma? In fondo lei lascia autonomia... «Beh, non credo che lo farà perché sbaglierebbe». Ministro, la sua "luna di miele" bipartisan è finita. L'hanno criticata per la scelta dei vertici di Cinecittà, la criticano per Malgara... «Se scegliessi uno di quelli che fanno le vacanze a Capalbio, probabilmente avrei meno critiche...». In Camera e Senato andrà tutto liscio? «Non lo so». C'è chi dice che la scelta di Malgara bloccherà la strada alla riconferma di Paolo Costa al Porto di Venezia. Lo nominò lei, ora spetterebbe a Zaia, che non ha gradito la sostituzione di Baratta. «Se qualcuno pensa questo vuol dire che non mi conosce e non ha nessuna dignità». Vi siete parlati con Zaia? Che le ha detto? «È stata una delle prime persone che ho informato, ma è un colloquio privato e non sarò io a rivelarlo». In cda metterà il suo capo di Gabinetto Salvo Nastasi. «Sì. Serve un rapporto stretto con il centro. La Biennale è la prima istituzione culturale italiana Mi garantirà un contatto costante. Negli ultimi anni il ministero, che mette i soldi, aveva Giuliano da Empoli. Capirà...». Il prestito «All Iberian» era il nome dell'inchiesta sul presunto spostamento di denaro passato dalla Fininvest attraverso società (tra le quali una chiamata, per l'appunto, All Iberian), molte delle quali con sede all'estero. Il processo Nel corso del processo, il manager Giorgio Vanoni cita, tra le operazioni realizzate, «un finanziamento di dieci miliardi, rimborsato per quattro, a Giulio Malgara, presso la Bil di Milano». Un prestito (non è ancora chiaro se restituito) che fece discutere vista la carica all'interno dell'Auditel rivestita da Malgara.