Parola di un'industriale. Che punta su arte e musica Colloquio con Diana Bracco "La cultura regala emozioni positive che generano benessere. Abbiamo realizzato studi che mostrano come frequentare eventi culturali renda vivibili anche metropoli stressanti come Milano". Diana Bracco, presidente della Fondazione che porta il nome della sua famiglia, oltre che del gruppo Bracco e di Expo 2015, da pochi giorni è l'unica non americana accolta nel Trustees council della National Gallery of Art di Washington. E' la conferma di un lungo sodalizio concretizzato in due mostre importanti, quella sul Rinascimento nel 2006 e quella recentissima su Canaletto e i suoi rivali. Una tappa importante nella vita della Fondazione, nata due anni fa per dare forma compiuta ad anni di impegno. Il prossimo appuntamento è a Roma, dove è appena terminato il restauro della Galleria di Alessandro VII nel Palazzo del Quirinale: «Dall'11 ottobre gli affreschi barocchi, coperti in età napoleonica, verranno restituiti agli italiani senza che sia stato speso un euro di denaro pubblico", commenta. E i vantaggi per la salute? «Abbiamo presentato la prima analisi quantitativa mai realizzata sugli effetti della cultura sul benessere dei cittadini milanesi. Ora allarghiamo il campo con nuovi dati e progetti concreti. Utilizzando il Psychological General Well-Being Index per misurare la sensazione soggettiva di felicità, abbiamo visto che un uso intelligente del tempo libero è un fattore determinante di benessere psicologico, anche più importante del reddito. Una scoperta di cui si parlerà il 2 dicembre a Milano in un convegno su "Stili di vita salute e cultura per un nuovo welfare". Ci saranno tra gli altri Luca Cavalli Sforza, il sociologo Corey L.M. Keyes della Emory University di Atlanta. E il responsabile delle nostre ricerche sul tema, Enzo Grossi, che dal prossimo anno accademico terrà un corso su Cultura e salute all'Università Iulm di Milano". Non è un po' generico dire che la cultura fa bene? «Ci sono dati che mostrano come il benessere non nasca da una presenza rituale a "prime" o vernissage, ma da una frequentazione assidua. Un appuntamento costante con la cultura aiuta a fronteggiare momenti difficili, a guardare avanti senza dimenticare la storia e le tradizioni da cui veniamo. E la gente lo percepisce, basti pensare - per fare solo un esempio - alle migliaia di giovani in fila a Milano per la visita gratuita al Museo del '900, dopo l'inaugurazione. Per questo, anche se il momento è difficile è necessario che istituzioni e privati investano in cultura". Per il benessere? «Anche per darci identità, per far conoscere nel mondo i valori positivi dell'Italia e la nostra storia. Quando abbiamo portato la musica italiana a Shanghai con la Filarmonica ho visto i ragazzi cinesi entusiasmarsi per il "Guglielmo Tell". La cultura fa bene anche aie aziende? «Genera identità, stimoli, voglia di confronto. Aiuta a dare valori comuni a realtà aziendali composte sempre più spesso - come in Bracco - da persone di nazionalità e provenienza diversa". È il mecenatismo nel terra millennio? «Mecenatismo è una parola grossa. La nostra scelta è quella di instaurare, con istituzioni importanti come la National Gallery di Washington, la Scala di Milano o il Quirinale una partnership basata su progetti a lungo termine e su una relazione attiva e continua". E poi, volete dare spazio alla ricerca anche quando si parla di arte. «In occasione dell'esposizione dedicata ai maestri del Rinascimento abbiamo promosso uno studio scientifico per radiografare le tele con moderne tecniche diagnostiche facendo emergere i disegni preparatori e il lavoro progettuale degli artisti. Mentre per la mostra sul Canaletto abbiamo commissionato al Cnr una ricerca sull'uso della camera oscura da parte dei vedutisti veneziani, che ha permesso di raccogliere informazioni sull'andamento dell'acqua alta e dell'inquinamento nei secoli".