Il ministro Galan sceglie il nuovo presidente. Entro il 18 dicembre si rinnova anche il Cda Via Baratta, arriva Malgara. L'ira del sindaco: inadeguato Giancarlo Galan cambia il vertice della Biennale di Venezia in netto anticipo rispetto alla scadenza del 18 dicembre ed è subito scontro col sindaco della città, Giorgio Orsoni. Ieri il ministro per i Beni e le attività culturali ha designato il nuovo presidente della Fondazione veneziana. Si tratta di Giulio Malgara, 73 anni, imprenditore, fondatore e presidente del1'Auditel (il sistema di rilevazione degli ascolti televisivi) e per 23 anni presidente dell'Upa, gli Utenti pubblicità associati. Dunque una realtà molto lontana dalla cultura e dalla sua gestione anche manageriale. Sostituirà Paolo Baratta, che rimarrà presidente fino a1 18 dicembre, scadenza naturale del suo secondo mandato. La reazione di Orsoni, vicepresidente di diritto della Biennale, è durissima e non lascia margini a dubbi o interpretazioni: «Sono convinto che Giulio Malgara sia persona inadeguata a ricoprire il ruolo di presidente della Biennale di Venezia, e che dunque seguire l'ipotesi di una sua conferma sarebbe una scelta sbagliata». Orsoni parla di «ipotesi» perché il ministro non ha il potere di nomina diretta ma di designazione: occorrerà ascoltare il parere delle commissioni parlamentari della Cultura per ottenere il via libera e, alla fine, l'insediamento. Infine il sindaco spezza una lancia a favore di Baratta: la sua mancata riconferma «interromperebbe una esperienza importante e proficua che aveva bisogno di essere portata a termine». La parola «inadeguato» è di quelle che lascia il segno. Il riferimento è alla assoluta mancanza di esperienza nel campo del cinema, dell'arte, del teatro, dell'architettura, ovvero della «materia prima», per dirla in termini industriali, di cui è composta la Biennale di Venezia. In più c'è chi in Laguna fa notare che non si può certo parlare di ricambio generazionale, anzi: classe 1939 Baratta, classe 1938 Malgara. Ma Galan appare sicuro del fatto suo e già rende gli onori all'ex presidente. In una nota si legge che il ministro, già governatore della Regione Veneto, «ringrazia sentitamente Paolo Baratta per la preziosa opera svolta nel corso degli otto anni trascorsi alla guida della più prestigiosa istituzione culturale italiana, ricordando i successi conseguiti nel recupero delle sedi storiche della Biennale, nel rilancio della Mostra del Cinema e dei settori dello spettacolo dal vivo oltre a quelli dell'architettura e delle arti visive». In conclusione «il ministro augura a Malgara ogni successo nel delicato compito che gli è stato affidato, nel segno della continuità con l'opera del suo predecessore». Le altre reazioni politiche seguono tutte una identica falsariga. Non ci sono segnali di entusiasmo nemmeno dalla stessa maggioranza. Gabriella Carlucci, Pdl, membro della commissione Cultura della Camera: «So che Paolo Baratta ha operato molto bene, ha ringiovanito la Biennale, ha aumentato molto le sue caratteristiche e il prestigio internazionali, si è insomma dimostrato un presidente molto capace. Non conosco Malgara e quindi non posso esprimere giudizi prima di vederlo all'opera. So però che per un settore così complesso come la gestione dell'arte e della cultura occorre una professionalità adeguata». Fabio Granata, capogruppo Fli in commissione Cultura: «Dopo Cinecittà e Istituto Luce, Galan va anche all'attacco della Biennale. Sta portando a compimento un'impresa biblica: farci rimpiangere Sandro Bondi». Assai crudo il giudizio del Pd veneziano: «C'è un motivo in più per mandare a casa questo governo. È sbagliata la scelta di sostituire Paolo Baratta. Definirla scandalosa anche solo per il metodo è poco». Luigi Zanda, pd, parla di «atto stupido del duo Galan-Berlusconi che fa male a Venezia privandola del contributo di un intellettuale dalla grande professionalità che ha fatto moltissimo per la città» e invita Malgara a rinunciare «dimostrando stile e responsabilità». Infine l'affondo di Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21, e di Vincenzo Vita del Pd. In una nota congiunta attaccano Galan e parlano di «regalo a Berlusconi». Dice invece Malgara: «Adesso ci sarà molto da fare. Affronterò questa sfida con grande passione, perché da sempre sono molto legato a Venezia. Baratta è un uomo perbene ed è stato bravissimo». Proprio Baratta, invece, tace e rimanda alla fine del suo mandato ogni possibile reazione. Oggi presenterà la Biennale Teatro che si apre lunedì con 1'Amleto di Thomas Ostermeier, che riceverà il Leone d'Oro alla carriera. Il i8 dicembre, oltre al presidente, scadrà l'intero consiglio di amministrazione. Resta al suo posto solo il vicepresidente di diritto, il sindaco di Venezia Orsoni. Poi ci sono altri tre posti: uno indicato dalla Regione (il presidente Luca Zaia ha scelto di occuparlo in prima persona), uno dalla Provincia di Venezia e un terzo dallo stesso ministero. Cinque voti, dunque, per qualsiasi decisione strategica, per esempio la nomina dei direttori delle singole sezioni. Il dopo-Baratta appare per ora una vera incognita: da tempo non si vedeva una contrapposizione così aperta tra la fonte di nomina (il ministero) e la città (il sindaco). Vedremo se Malgara avrà il prestigio e la tempra per affrontare una situazione a dir poco complessa, in una città che ha apprezzato molto (e trasversalmente) lo «stile Baratta».
Cambio in Biennale. Venezia protesta
Il ministro per i Beni e le attività culturali, Galan, ha designato Giulio Malgara come nuovo presidente della Fondazione veneziana, sostituendo Paolo Baratta. La scelta è stata criticata dal sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, che considera Malgara persona inadeguata per il ruolo. Orsoni ha anche espresso la sua opposizione alla conferma di Baratta, che scadrà il 18 dicembre. Il ministro ha ringraziato Baratta per il suo lavoro e ha augurato a Malgara ogni successo. Le reazioni politiche sono state negative, con alcuni partiti esprimendo la loro disapprovazione per la scelta. Malgara ha affermato di essere pronto a affrontare il compito e di essere legato a Venezia.
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