Gli artisti della... "sola". Gente specializzata nel piazzare sul mercato falsi d'autore. Opere inedite di maestri contemporanei come Renato Guttuso, Enrico Baj, Mimmo Rotella, Mario Schifano, Giulio Turcato, Andy Wharol, perfettamente riprodotte da "copisti" professionisti. Quattromila tra dipinti, litografie e serigrafie sfornate in questi ultimi anni da pittori di discreto talento, senza il becco d'un quattrino e pronti a lavorare in economia. Artisti poveri in canna che sarebbero stati ingaggiati dagl'ideatori di questo grande business, che, per la definitiva certificazione, avrebbero assoldato compiacenti intenditori d'arte capaci di trasformare in "unica" e "preziosa" qualsiasi tela appena (ri)prodotta. I falsi "capolavori", con l'ausilio di tre società di distribuzione, sarebbero, poi, finiti nel circuito espositivo di Calabria, Campania, Puglia, Lazio, Lombardia, Veneto, Trentino e Friu-li e il gioco era fatto. Fatti che sembrano tratti da un celebre film degli anni Sessanta con Totò e Mario Carotenuto e che, invece, sono contenuti negli atti dell'inchiesta "Decameron", sviluppata dagli specialisti dell'Arma del Nucleo tutela del patrimonio culturale, guidati dal capitano Raffaele Giovinazzo. L'attività investigativa è giunta al capolinea. La Procura ha, infatti, formalmente chiuso l'indagine nei confronti di otto persone accusate, a vario titolo, di truffa e violazione del testo unico riguardante la commercializzazione di opere d'arte. Il caso è esploso dopo il ritrovamento di olii "firmati" da Renato Guttuso riproducenti scene del "Decamerone" di Giovanni Boccaccio. I carabinieri del generale Ugo Zottin hanno avviato una elaborata attività d'intelligence che ha portato al maxi ritrovamento di quattromila falsi. Le croste fasulle vennero individuate in gallerie e abitazioni private del Cosentino, del Crotonese e a Milano, Palermo e Bari. Di rilievo sarebbe stato il ruolo svolto da e-sperti galleristi: individuare il cliente e piazzare il "colpo", "spacciando" per autentiche quelle tele fasulle: «Ti faccio un prezzo speciale». Erano quindi i galleristi l'ultimo anello di questa catena milionaria spezzata dai carabinieri del capitano Giovinazzo. L'operazione "Decameron" rappresenta il terzo grande filone investigativo sviluppato negli ultimi anni dal Ntpc dell'Arma. Inchieste caratterizzate da una serie d'arresti e soprattutto dal ritrovamento di preziosissimi mobili antichi e rarissimi reperti archeologici in possesso della criminalità organizzata cosentina. Che negli anni passati non ha fatto economìa di risorse per accaparrarsi tele e mobili antichi. Oggetti d'inestimabile valore che venivano commercializzati non solo nel resto della Penisola (molte opere sono state rinvenute in Toscana) ma anche in America. Identica sorte quella che la 'ndrangheta delle opere d'arte riservava a preziosi reperti archeologici prelevati dai siti storici usando sofisticatissimi metal detector. Vicende che fanno parte dei patrimoni investigativi raccolti negli atti delle inchieste "Pandora" e "Arberia arte".