Come Palmanova, la cittadina punta al prestigioso titolo Con scarse possibilità: parte delle mura furono abbattute GRADISCA Anche la municipalità di Gradisca ambisce a presentare la propria candidatura a città riconosciuta quale patrimonio dell'Unesco. Ma le chance di spuntarla, rispetto alla corregionale Palmanova, sono ridotte al lumicino. A rivelarlo è il sindaco della Fortezza, Franco Tommasini, il giorno dopo la notizia che la città stellata è stata inserita nel novero di città italiane (Venezia, Peschiera e la capofila del progetto Bergamo) parte del progetto transnazionale che, al termine di un complesso iter, potrebbe valere l'inserimento nel prestigioso elenco di siti dichiarati patrimonio mondiale Unesco. Ad accomunare queste località, come noto, l'essere opere di difesa veneziane fra il XIV e il XV secolo. Caratteristica, questa, che Gradisca ha nel suo stesso Dna: la fondazione stessa della città, avvenuta nel 1479, è dovuta come noto alla necessità della Serenissima di porre un freno alle scorribande dei turchi. Al punto da coinvolgere persino il grande Leonardo Da Vinci nella predisposizione di un sistema di difesa efficiente. Anche per questo ieri, pur senza volere alimentare inutili rivalità con Palmanova, più di qualche studioso è sobbalzato sulla sedia leggendo la notizia riportata dal nostro giornale. L'esistenza stessa di Palmanova si intreccia con quella di Gradisca, se è vero che, dopo averla persa nel 1511 a favore degli Asburgo (il Cinquecentenario è stato celebrato proprio in questi giorni), Venezia ha provato più volte a riconquistare il suo avamposto isontino. E, una volta desistito, edificò solamente nel 1593 quel capolavoro di ingegneria militare del Rinascimento che è Palmanova. Non è certo la storia, dunque, ad impedire a Gradisca di accodarsi al gruppo di lavoro cui ha aderito la città stellata. Nè l'amministrazione è rimasta a guardare: il sindaco giura che l'iter per entrare nella difficile partita-Unesco è stato perlomeno avviato. «SI, ci siamo rivolti anche noi al Ministero per i Beni culturali rivela -. Il contatto risale ad alcuni mesi fa. Esattamente come i colleghi di Palmanova abbiamo ritenuto che la città avesse tutte le caratteristiche storiche ed architettoniche per rientrare nel progetto sulle fortificazioni veneziane. Purtroppo però non ci facciamo troppe illusioni sull'accoglimento della domanda». Un requisito fondamentale è infatti la totale integrità delle fortificazioni. Rispetto a Palmanova, tuttora cinta dalle mura, le vestigia gradiscane sopravvivono solo per una parte. "Colpa" dell'assenso dato nel 1855 dal maresciallo Radetzky: fu lui a consentirne l'abbattimento richiesto a gran voce dai cittadini, che desideravano una maggiore apertura verso l'esterno. Da quell'operazione nacque, nel 1863, l'attuale Spianata. Centocinquanta anni dopo, quella decisione potrebbe costare cara alle ambizioni gradiscane. Ma Tommasini non demorde: «Forse non diventeremo mai Patrimonio Unesco, ma possiamo ancora ambire a un riconoscimento intermedio da parte dell'ente».