L'universo dei ladri d'autore. "Tesori" trafugati, in ogni angolo della Penisola, da ladri "intenditori". I ricettatori di opere d'arte, arredi sacri e mobili antichi, possono contare su un vero e proprio esercito di "professionisti" schierato lungo tutto lo Stivale, secondo le esigenze del momento, a parere dei detective del Nucleo tutela patrimonio culturale dei carabinieri, guidati dal capitano Raffaele Giovinazzo, la nostra provincia sarebbe una terra assai ambita da organizzazioni attive sul territorio nazionale, specializzate nei furti di opere d'arte. Con ripetuti blitz verrebbero depredate chiese ville patrizie del Cosentino. I beni sarebbero, poi, commercializzati in altre aree d'Italia e d'Europa. Consistente sarebbe il giro d'affari. Un business milionario. Le indagini Gli "007" del colonnello Zottin hanno più volte verificato l'esistenza di una sorta di traffico di reperti che si snoderebbe sinergicamente dal Sud verso il Nord e viceversa. Spunti d'indagine sviluppati con l'inchiesta "Piovra" che avrebbe accertato l'esistenza di un presunto gruppo criminale, con base nel Napoletano, e "interessi" in città e in alcuni centri della provincia. Elementi investigativi che andrebbero ad integrarsi perfettamente con quelli emersi in precedenti inchieste come quella che portò all'arresto d'un sessantenne napoletano catturato dopo aver rubato, a Spezzano Albanese, il Bambin Gesù posto a corredo della statua della Madonna di Costantinopoli. O, ancora, come quella che consentì d'arrestare altri due ladri campani, che due anni fa, vennero sorpresi dai carabinieri dopo aver "ripulito" un'altra chiesa, quella di Pedace. Diversa, invece, sarebbe la pista seguita nelle indagini sul furto del quadro di San Francesco di Paola dalla chiesa di corso Plebiscito. La tela venne ritrovata a distanza di un mese esatto dal "colpo", il 6 luglio di due anni fa. Gl'inquirenti ritengono, però, che in quella circostanza, ad agire possa essere stata una sola persona, forse un tossicomane, "pentitosi" della malefatta. I precedenti. L'ex pentito Luigi Tripodi, nel 1998, consentì alla squadra mobile cosentina di sgominare una presunta "gang" di ladri locali di o-pere d'arte e mobili d'antiquariato. In manette, per ordine della Procura di Lagonegrò, finirono sei persone. Responsabili- secondo la magistratura inquirente - di furti compiuti in Calabria e Basilicata. Consolle, tavoli, inginocchiatoi, angoliere, credenze, scrivanie del '600 e del '700 sarebbero finiti in un deposito dell'Area del Pollino. Da lì, la "mercé" veniva poi inviata, con fidati "corrieri", in Piemonte. Il gruppo si sarebbe reso responsabile di "colpi" compiuti a Paterno Calabro, Carolei, Rende, Mangone, Marano Marchesato, Belmonte, Rivello (Potenza) e Polistena (Reggio Calabria). Le chiese prese di mira sarebbero state, invece, quelle di Bisighano e Celico.