Nel corso degli anni ottanta, la Basilica di San Marco subì dei restauri che durarono gran parte del decennio. Facevo l'università, all'epoca, e un esame di storia dell'arte aveva fra i suoi argomenti proprio il portale della Basilica. Ma l'opportunità di poterlo studiare dal vivo, svanì. Proprio il portale fu quello più a lungo nascosto dietro a degli anonimi teloni grigi. Guardavo la gente, i turisti, piazzarsi alla giusta distanza, mettersi in posa, e l'uno fotografare l'altro, o gli altri, con sullo sfondo quei teloni grigi. Del resto, avevano solo quel momento, a disposizione. E quella, sarebbe stata lo loro Basilica per sempre, parzialmente ricoperta di teloni. Ce lo fossimo domandati allora, al pensiero di come sarebbero stati i restauri trent'anni più tardi, avremmo risposto - e sperato - rapidi, permanenti e invisibili. E invece. Invece per farli partire tocca sempre aspettare che venga giù un pezzo, come successo anni fa per Palazzo Ducale, e mesi fa per il Ponte di Rialto. Non solo. Spesso, non c'è modo di farli partire, se non con l'aiuto determinante di qualche sponsor. Venezia, e non solo Venezia, da qualche anno è tutto un tripudio di enormi pannelli pubblicitari piazzati lì, ben in vista, a nascondere le impalcature necessarie a celare la preziosa opera dei restauratori. Assai criticati, quei pannelli (su cui ora il ministro Galan ha aperto un'indagine), perla loro invasività visiva, per un ostentamento esagerato. Ora, dopo tre anni, il 20 ottobre prossimo, finalmente, Palazzo Ducale e il Ponte dei Sospiri ritorneranno a essere quel che sono: un palazzo e un ponte. Non proprio un palazzo e un ponte qualsiasi, va da sé. Ma si riapproprieranno del loro aspetto solito, quell'aspetto che da sempre li fa essere il palazzo e il ponte forse più fotografati del mondo. Per molti, in questi ultimi tre anni, sono stati il supporto privilegiato e osceno degli sponsor. La polemica è durata per l'intero periodo necessario ai restauri. E gli sponsor dei lavori si sono trasformati, loro malgrado, negli sponsor più fotografati del mondo, visto che il turista non ha smesso di fotografarli, palazzo e ponte. Forse, ha ragione chi ritiene che potrebbe bastare il nome dello sponsor, scritto visibile ma senza ostentazione alcuna, perché Venezia ha equilibri fragili anche da un punto di vista di impatto visivo, e Piazza San Marco non può trasformarsi in Piccadilly Circus. Vero. Ma la polemica svanirà, alla ricerca di un improbabile equilibrio fra necessità e pubblicità. Intanto però resta un fatto. Così, a spanne, i restauri sponsorizzati sembra vadano più veloci di quelli ordinari. A spanne, però, o, più in tema, a occhio. Oppure, forse, si tratta solo di evoluzione dei sistemi di restauro, chissà. Alla fine, quel che conta, è di tenerla comunque in piedi, quest'Italia che cade a pezzi. E mica solo i monumenti.