Senza di loro non avremmo i Bronzi di Riace né il Satiro di Mazara del Vallo o il dinosauro Ciro. 'Loro' chi? Italiani qualsiasi che incappano in un tesoro, un pezzo del passato e che anziché arricchirsi vendendolo a mercanti senza scrupoli, lo affidano - come prevede la legge - allo Stato, il legittimo proprietario di tutto ciò che riemerge dal sottosuolo e da un fondale marino. In cambio di cosa? Di un premio, ottenuto spesso dopo diatribe legali estenuanti, e di eterna irriconoscenza. Stefano Mariottini, il 'papa' dei Bronzi di Riace. nell'intervista qui accanto dice che rifarebbe esattamente ciò che ha fatto nel "72. Ma di certo non gli fece molto piacere non essere invitato alla mostra di Firenze dell'80, quando da tutto il mondo accorsero ad ammirare le 'sue' statue. Né fa piacere a Francesco Adragna vedere incarognirsi il rapporto con lo Stato, dopo che il 'suo' Satiro danzante è stato esposto addirittura nei locali della Camera. Era il marzo 1997, quando il peschereccio «Capitan Ciccio», comandato da Adragna, pescò nel Canale di Sicilia una gamba di bronzo appartenuta a una statua. Era il marzo del '98, quando lo stesso peschereccio tirò a bordo con le sue reti 'quella' statua: il Satiro attribuito a Prassitele, opera ellenica del IV secolo avanti Cristo. E' il 2004, e capitan Adragna sta ancora aspettando il premio dalla Regione Sicilia (autonoma anche in questo campo): quel 25 per cento del valore del bene trovato, come stabilisce la legge. Ma quanto vale quella splendida opera? Un miliardo e settecento milioni di vecchie lire, disse all'epoca la Soprintendenza di Trapani. E così ai nove pescatori di «Capitan Ciccio», spetterebbe un quarto della cifra. Troppo poco, sostengono gli interessati, considerato che nel frattempo il Satiro ha raggiunto un valore stimato ira i 3,5 e i 5 milioni di euro. La parola è agli avvocati. Ma domenica l'equipaggio di 'Capitan Ciccio' si è incatenalo al museo di Mazara per avere quei soldi: «Siamo stufi di essere presi in giro». L'assessore ai Beni culturali della Regione Sicilia ha promesso che il 29 dicembre se ne parlerà in una riunione ad hoc. Mentre il Satiro, dopo essere stato esposto alla Camera («ma Casini si dimenticò di ringraziarci»), l'anno prossimo andrà in mostra a Tokio. E cosa dovrebbe dire Claudio Aspetti? Con la moglie Mirella e la figlia Claudia, è 'incappato' in due piroghe in riva all'Adda, nei pressi di Lodi. E' successo nel 1998 e l'anno scorso; in entrambi i casi la Soprintendenza dei Beni archeologici della Lombardia ha disposto che le piroghe venissero nuovamente interrate. Motivo? Restaurarle costa troppo. Anche il 'galeone' di Pesaro, relitto del '700 scoperto nel '78 dai sub Franco Semenza e Enrico Giunti, è stato rimangiato dalla sabbia, in questo caso perché non c'erano i fondi per recuperarlo. Si è fatto appena in tempo a estrarre qualche cannone, vettovaglie e arnesi. Ma quanti sono i tesori scoperti casualmente dagli italiani e consegnati allo Stato perché li restauri e li esponga (o li nasconda) in qualche museo? Nessuno lo sa per il semplice fatto che non c'è una marma dei ritrovamenti. E quanto spende lo Stato per premiare questi cittadini di buona volontà? A bilancio sono previsti 23mila euro. Ma poi si batte cassa: lo scorso anno il ministero per i Beni culturali ha ottenuto un milione 943mila euro per 'saldare' i conti in sospeso al termine di procedure farraginose e snervanti. E allora la paura è che davanti a tanta burocrazia e a tanti ostacoli, i prossimi scopritori dì tesori si comportino come il pescatore del Fano che pescò in Adriatico l'Atleta di Lisippo. Cosa fece? Semplice: si rivolse al mercato clandestino di opere d'arte. Adesso la statua sta al Paul Getty Museum di Malibu, che la pagò 7 milioni di dollari. Al pescatore andarono pochi milioni di lire, di certo si è risparmiato i fastidi dell'onestà.
Cacciatori di tesori. Lo Stato li premia con carte bollate
Il testo descrive la storia di due pescatori, Stefano Mariottini e Francesco Adragna, che hanno trovato due opere d'arte antiche, il Satiro di Mazara del Vallo e il dinosauro Ciro, rispettivamente. Mariottini ha restituito le sue opere al museo, mentre Adragna ha cercato di venderle al mercato clandestino. Il testo anche descrive la storia di un altro pescatore, Claudio Aspetti, che ha trovato due piroghe antiche e le ha restituite al museo, ma solo dopo averle interrate per motivi di restauro.
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