«Proposta raffazzonata che rinvia la soluzione dei problemi docente di Ingeneria Catania. «È tutt'altro che una legge di qualità: mi sembra una cosa raffazzonata, che forse è meglio derubricare come un ennesimo inutile tentativo destinato al fallimento». Non usa mezzi termini Paolo La Greca, docente di Pianificazione urbanistica e direttore del Dipartimento di Architettura dell'Università di Catania. Ha appena finito di leggere il testo del ddl ed esterna la sua perplessità: «Il problema sta nella mancanza di chiarimenti non tanto urbanistici, quanto legali». Per l'urbanista è «l'ennesima occasione mancata per una disciplina organica sulla gestione integrale del territorio in Sicilia, che è ancora legata agli standard di più di trent'anni fa...». Sul problema specifico dell'abusivismo edilizio nelle coste, La Greca individua nei 15 anni compresi fra il 1976 (data della legge che istituì l'inedificabilità entro i 150 metri) e il 1991 (quando il "decreto Burtone" chiarì la validità dei divieti per i privati) il "sacco" dei litorali siciliani. «Nel frattempo era successo di tutto, con le migliaia di abusi che adesso questo disegno di legge potrebbe sanare». Il docente catanese raffredda l'allarme-sanatoria: «È un copione già visto. Ci hanno provato più volte, premettendo che si trattava di provvedimenti "nelle more" di una rivisitazione integrale della legge regionale 7178. Ma è proprio questo il punto: nessuno si assume la responsabilità di un passaggio necessario di riforma, sciogliendo i nodi della perequazione urbanistica, delle valutazioni ambientali strategiche e degli standard urbanistici che in Sicilia sono fermi a un decreto interministeriale del 1968». Un ultimo rigurgito di dissenso sull'annunciata istituzione dell'Agenzia regionale per la tutela delle coste: «Non ne sentivamo la mancanza. Ci sono già gli enti e gli strumenti adatti, basta solo saperli coordinare». Ma. B. 0610201