Nasce una associazione di volontari per salvare i beni culturali in abbandono LIVORNO. Uno dei beni culturali più preziosi che la nostra città può vantare è rappresentato dall'antico cimitero degli inglesi di via Verdi. Al valore storico di testimonianza dello sviluppo della comunità livornese e della presenza multirazziale interreligiosa e multietnica della Livorno delle Nazioni, si aggiunge il valore artistico ed estetico del sito, che, ben lungi dall'essere meramente un luogo di dolore e di sepoltura, è pure un luogo ricco di opere d'arte, con un bel giardino di alberi plurisecolari. Per promuovere l'interesse della cittadinanza e delle istituzioni riguardo il recupero e la conservazione dell'antico cimitero degli inglesi e degli altri beni culturali trascurati a Livorno, un gruppo di amici si è costituito in una organizzazione no-profit, depositata pochi giorni fa, denominata Livorno delle Nazioni, che verrà presentata il 12 ottobre in un incontro che si terrà alle ore 16 alla Gaia Scienza: alla riunione sono stati invitati gli assessori Mario Tredici e Paola Bernardo e il Lions Club (si parlerà, oltre che del cimitero inglese, anche della Chiesa degli Olandesi). Per molti anni il cimitero si è mantenuto in uno stato di pericoloso degrado, assediato dalla vegetazione e dai vandali. Condizioni d'incuria originate da molteplici cause, nessuna con una vera responsabilità oggettiva, tra le quali la mancanza di fondi e di personale qualificato. A prendersi cura del cimitero è stato questo gruppo di volontari, appassionati della storia di Livorno, che da due anni si impegnano in un difficile lavoro di bonifica, diserbo e messa in sicurezza dell'area, oltre che di ricerca storica, effettuando il censimento di tutte le sepolture, alla scoperta di singoli personaggi e di famiglie, alberi genealogici e discendenze che affondano le radici ancora nella Livorno di oggi. Questo gruppo è composto da: Matteo Giunti, ex pilota dell'Alitalia che da dieci anni si dedica allo studio degli antichi cimiteri delle Nazioni livornesi; Sarah Thompson, discendente di un avo sepolto nel cimitero; Stefano Ceccarini, ingegnere che ha fornito la sua competenza per le misurazioni laser e Cad dell'area; Francesco Ceccarini che si è occupato del duro lavoro di bonifica e di diserbo; Lisa Lillie, statunitense, dottoranda con una tesi finanziata dagli Usa su uno studio delle più antiche tombe del cimitero. Con la piena autorizzazione della Misericordia, l'ente gestore dell'area, che finché ha potuto si è adoperata per la cura del cimitero (il proprietario è a tutt'oggi il Governo del Regno Unito, che ha dato il patrocinio ai volontari), questo gruppo è riuscito a riportare il cimitero in ottimo stato e pressoché già visitabile. Più di trecento tombe (trenta le più antiche risalenti al Seicento), la stragrande maggioranza in pregiato marmo di Carrara, sarcofagi, piramidi, obelischi, colonne e cenotafi, disposti in ordine casuale e senza percorsi predefiniti (un po' come la disposizione della vegetazione dei classici giardini "all'inglese"), oggi riportate alla luce. Sono presenti le sepolture di illustri parlamentari inglesi, letterati, comandanti deceduti durante le antiche battaglie del Seicento tra olandesi e inglesi sui nostri mari e addirittura un bambino di tredici anni, giovane marinaio imbarcato sulla flotta dell'Ammiraglio Horatio Nelson. Oltre agli inglesi, ben dieci sono le nazionalità presenti nell'antico cimitero (detto erroneamente degli inglesi, trattasi bensì di cimitero acattolico ovvero protestante, nel '700 gli stranieri erano detti appunto "inglesi").