Probabilmente tutti sanno che il Museo Archeologico di Piazza Duomo a Siracusa è stato l'ultimo edificio a chiudere l'anello magico delle architetture che circondano lo spazio della piazza. In questo punto le vicende costruttive registrano la chiusura, nel 1868, del convento Fatebenefratelli e la sua temporanea destinazione a teatro. Poi l'abbandono. E' questo il periodo in cui si discute a lungo a Siracusa se destinare l'area alla creazione di una terrazza aperta sul mare del Porto Grande. Poi si decise di costruire il Museo, realizzato fra il 1882 e il 1885, su progetto di L. Mauceri. E' l'edificio che per circa un secolo sarà intimamente connesso alla vita e all'attività delle due più eminenti figure di archeologi che la Sicilia abbia avuto e cioè Paolo Orsi e Luigi Bernabò Brea. La grande fama goduta da questo Museo si deve principalmente a Paolo Orsi, il grande Roveretano arrivato a Siracusa nel 1888 attratto dal mistero dei Siculi, e dei Sicani, dal mistero delle origini. Problemi che all'epoca erano dominati dalla leggenda e dalla più totale incertezza interpretativa delle fonti. Fu per questo che Orsi, ritenendo necessario affrontare i problemi attraverso la ricerca archeologica, si avventura subito in esplorazioni pionieristiche, straordinarie e incessanti. Avvenne, così, che siti archeologici prima avvolti nell'oscurità dei tempi cominciarono a riferirsi a un secolo, a una storia, a una cultura gettando fasci di luce prima impensati sul mondo preistorico, dall'età neolitica all'età storica. Avvenne così che da allora nomi diventati mitici nella storia dell'archeologia come Stentinello, Castelluccio, Thapsos, Pantalica divennero punti di riferimento fondamentali, tali da dare nome alle culture che rappresentavano nei tre millenni che precedettero la colonizzazione greca. Dopo i primi quattro anni di attività dell'Orsi in Sicilia l'American Journal of Archaeology affermava che, grazie a Lui, la Sicilia era diventata la regione d'Italia nella quale si operavano gli scavi più interessanti. Luigi Bernabò Brea arriva a Siracusa nel 1941 nel pieno della 2a Guerra mondiale per l'applicazione di un provvedimento fascista. Esso prevedeva l'allontanamento dei funzionari siciliani dall'isola. Fu così che Giuseppe Cultrera, che era succeduto a Orsi nel 1935, fu trasferito a Genova e Luigi Bernabò Brea, che da poco aveva istituito quella Soprintendenza fu assegnato alla gloriosa Soprintendenza di Siracusa a cui erano aggregate altre 4 province Messina, Catania, Ragusa ed Enna. Certo, i tempi e l'ambiente non erano favorevoli e Bernabò ne era consapevole: "mi trovai a dirigere una Soprintendenza artigianale con poco più di una dozzina di persone e 4 soldi da amministrare". Il personale era spaventato dell'improvviso cambiamento vedendo insediato nella poltrona del mitico Orsi "un giovane sconosciuto, piovuto da lontano e agli inizi della carriera". Lontano mille miglia dalle tradizioni e dalle abitudini siciliane, lontano dalla sua terra e dalla sua famiglia. Certo non fu facile, nei primi tempi vivere a Siracusa ove ogni sera regolarmente squillavano le sirene di allarme e sovente si passavano le notti nei ricoveri scavati nel sottosuolo. Tutto ciò non spaventa, né frena Bernabò Brea: egli non è né un asceta, né un anacoreta come Paolo Orsi: è pari, se non più frenetico di Orsi nella sua attività. Subito, in cima ai suoi pensieri, il Museo, cogliendone a pieno la rilevantissima importanza. I materiali erano stati messi in speciali casse e conservati nelle Gallerie di Castello Eurialo e nei sotterranei del Museo dove, con belle ironia, ricordava di aver passato le notti della guerra accanto alla Venere Landolina! Vicende rocambolesche di questi materiali, soprattutto dei più preziosi; le migliaia di monete, le gemme, gli ori che correvano anche pericoli di saccheggi e che subirono incredibili vicende di trasferimento a Roma, poi nell'abazia di Monte cassino e in Vaticano. Appena finita la guerra affronta il difficilissimo, improbo ma ineludibile lavoro, della riapertura del Museo che era stato anche bombardato. I materiali recuperati da ricoveri bellici furono riesaminati uno per uno e restaurati, ricontestualizzati e dopo poco tempo riapre al pubblico il Museo. Si conserva una lettera del 1948 con la quale egli comunicò l'avvertimento con grande soddisfazione al Ministro. Ma in quali condizioni! Certo senza cristalli, moquettes e aria condizionata, ma con i materiali tutti riproposti alla fruizione, con ordine e rigore di esposizione. Orio Vergani sul Corriere della Sera riportò come esemplare l'avvenimento che non aveva confronti nell'Italia del dopoguerra. Certo mancavano i soldi per comprare i vetri delle finestre e delle vetrine. Bene, Bernabò Brea, li sostituì con cartoni da pacco fino a quando Alcide De Gasperi, dopo una visita a Siracusa, con un finanziamento straordinario gli consentì di comprare i vetri! Nel Museo Bernabò Brea aggiorna i sistemi espositivi, dà le linee guida dei nuovi criteri museografici di cui anche noi abbiamo fatto tesoro nella realizzazione del Museo di Villa Landolina. Ancora una volta, e sempre più, il Museo risorto e riaperto torna ad essere lo specchio puntuale delle ricerche che Bernabò Brea attivò in tutta la Sicilia Orientale e delle quali siamo stati attivamente partecipi dagli anni 60 in poi. Abbiamo sempre più imparato che i Musei non devono essere l'archivio, a volte la tomba dei reperti portati alla luce, ma il luogo della loro presentazione come documenti del modo di creare, realizzare, pensare della comunità del passato in rapporto stretto con le ricerche e quindi col territorio da cui provengono. Luigi Bernabò Brea per adeguare il Museo alle nuove esigenze crea un'ala nuova dell'edificio, realizza, con V. Cabianca, il Medagliere del Museo, organizza gli uffici. E' questo, in definitiva, il fatto nuovo e straordinario in Sicilia: dà forma istituzionale e giuridica alla Soprintendenza e la rende operativa nel territorio di giurisdizione nel quale fa sentire il peso e l'importanza del patrimonio archeologico come risorsa territoriale di primaria importanza. Le grandi imprese di esplorazioni di antiche città da Halesa, a Tindari, a Naxos, a Lentini, a Megara Hyblaea, a Siracusa, a Eloro ad Acre fino a Camarina, fanno sentire tutto il peso della loro importanza e della loro dimensione, non più trascurabile nella gestione dei territori. In questo senso Bernabò Brea è, il primo ad applicare in Sicilia la legge nazionale n. 1089 del 1939. E' per questo che egli si lanciò in un vasto programma di vincoli e di espropriazioni ai quali si deve gran parte della tutela e dalla salvaguardia del patrimonio archeologico di cui ancora oggi godiamo e che, ahimè, stentiamo molto a valorizzare correttamente. E' in questo modo che, per esempio, Bernabò Brea, riesce a realizzare il c.d. parco della Neapolis che è la più grande area archeologica demaniale nel cuore di una città moderna nel Meridione di Italia, anche se le sue dimensioni erano, nelle previsioni di Bernabò Brea, molto maggiori avendo egli programmato di creare all'interno della città moderna, che dagli anni 60 in poi si è caoticamente estesa sulle terraferma,una vasta zona a verde dal teatro greco alle latomie dei Cappuccini di grande valore naturale e monumentale e che l'appetito delle speculazioni edilizia non consentì di realizzare a pieno. Ciò non gli impedì, però, di creare il parco della Neapolis e di salvaguardare anche il parco di villa Landolina dove aveva pensato di realizzare il Nuovo Museo Archeologico, allorquando capì che era impossibile ogni ulteriore ampliamento della sede storica in piazza Duomo. Come si comprende è il Museo il leit motiv della vita dell'archeologo Bernabò. Ancora una prova? Mi esprimo con le parole dello stesso Luigi Berbabò Brea: "Nel corso degli anni 60 avevo per ben due volte rinunciato al trasferimento a Roma come Soprintendente a Ostia, e a Roma, e, successivamente, alla cattedra di Paletnologia all'Università di Palermo, per conservare gli scavi delle isole Eolie e il Museo di Lipari" e ancora: "Accolsi con entusiasmo l'opportunità offertami da una legge del 1972 che consentiva l'esodo dei Dirigenti prima dei limiti di età Potevo finalmente realizzare il mio sogno di ritirarmi stabilmente a Lipari per dedicarmi al Museo Eoliano. Il Museo di Lipari, da lui interamente creato, come si sa, è un punto di riferimento imprescindibile per chi si occupi di preistoria e protostoria non solo della Sicilia, ma del Mediterraneo intero. Tutto questo che ho qui raccontato è stato pensato e messo in atto da Luigi Bernabò Brea nella sede del glorioso Museo Nazionale di piazza Duomo, che oggi Concetta Ciurcina ha voluto portare alla nostra attenzione. Questo tempio del sapere antico è stato luogo di grande insegnamento, luogo della formazione di generazioni di archeologi, che si incentrava culturalmente e scientificamente sul binomio Soprintendenza - Museo strettamente connessi e interdipendenti. Ora, - permettetemi l'amara espressione -, questo giocattolo si è rotto! Le due istituzioni sono state separate nelle funzioni, nella gestione, nelle competenze. I Musei, come qualsiasi Museo archeologico all'estero, vivrà di acquisizioni, donazioni, recuperi senza trarre l'unica, irrinunciabile fonte di incremento e di vitalità dalla ricerca attiva e continua sul terreno, tagliando il cordone ombelicale che li legava, interrompendo quell'imprescindibile rapporto tenuto vivo e attivo da questi grandi predecessori attraverso un secolo di incessante attività. D'altro canto è stato così fatto anche per la gestione delle Soprintendenze per le quali l'antica caratterizzazione riguardante le attività istituzionali svolte su aree contestualmente omogenee hanno subito un processo di polverizzazione e parcellizzazione territoriale del tutto incomprensibile. Oggi l'assetto vigente è la negazione totale di quanto Paolo Orsi e Luigi Bernabò Brea hanno realizzato con il loro operato. Ricordare dove ha vissuto e ha operato Luigi Bernabò Brea vuol dire additare un edificio sacro alla cultura, un luogo dove la scienza del passato è stata coltivata ad altissimo livello, dove la tutela e la valorizzazione del patrimonio archeologico hanno toccato vertici insuperati di attenzione e dedizione. Grazie per questo a Concetta Ciurcina che fatto l'esperienza in questa città di Direttore del Museo e di Soprintendente operando sulla scia dei nostri predecessori con una sapienza e una dirittura encomiabili, reggendo il timone in un momento, certo, di acque non calme, e con le coste e i porti non più facilmente riconoscibili 06102011