Catania. «Giù le mani dalle coste siciliane». La rivolta accomuna ambientalisti, sindacati e tecnici, ma riesce anche a mettere dallo stesso lato della barricata l'opposizione e alcuni alleati del governo regionale. All'indomani dell'approvazione del disegno di legge su "Recupero e valorizzazione della costa della Sicilia" si leva un coro di proteste contro quella che viene definita «una sanatoria sull'abusivismo nelle coste siciliane, che rischia di regolarizzare definitivamente fino a 15mila costruzioni illegali entro i 150 metri di tutto il litorale siciliano». IL DDL «INCRIMINATO». Il deputato regionale dell'Mpa Paolo Ruggirello, firmatario assieme al collega di partito Francesco Musotto del disegno di legge, aveva subito chiarito il senso del provvedimento: «È una legge che provvede a un riordino complessivo delle fasce costiere siciliane, sia dal punto urbanistico che ambientale. Non si tratta di una sanatoria perché oggi sarebbe impossibile attuarla, né tanto meno si può sperare di mantenere tutti i fabbricati abusivi». Ruggirello ha sottolineato anche l'importanza della costituzione dell'Agenzia regionale per la tutela e la valorizzazione delle coste, prevista all'articolo 1. Ma sono in molti ad additare l'articolo 4 del ddl, che oltrepassa il divieto assoluto di edificabilità entro i 150 metri dalla battigia, prevedendo che «gli edifici realizzati nelle suddette fasce in epoca successiva al 31 dicembre 1976, senza concessione edilizia o in difformità da questa, possano essere conservati ed ammessi a sanatoria». E dire che nelle ultime stesure è stato depennato il riferimento alle aree sottoposte a vincoli archeologici e naturalistici, che avrebbe allargato ancora di più la portata della sanatoria: «Le procedure per la regolarizzazione - si legge al secondo comma - sono ammesse purché gli immobili non ricadano in aree sottoposto a vincolo paesaggistico, naturalistico, ambientalistico e purchè il terreno sul quale l'immobile è edificato non ricada all'interno di parco, riserva, area protetta, o sottoposta a vincolo idrogeologico». Ma nell'ultimo comma dell'articolo 4 si apre un'altra "finestra" per gli irregolari: «Le procedure di regolarizzazione possono essere attivate anche per gli immobili abusivi già acquisiti al patrimonio dei comuni, sui quali il consiglio comunale competente per territorio non si sia ancora pronunciato sui criteri di pubblico interesse». Il ddl dovrà adesso passare il vaglio della commissione Bilancio e del Comitato per la qualità della legislazione, per poi giungere in Aula. LA MAPPA DELLE COSTE. La norma potrebbe cristallizzare una situazione grave. L'impietosa istantanea è stata scattata all'inizio dell'estate da Legambiente, che ha assegnato alla Sicilia la "medaglia d'argento" nella classifica nazionale degli abusi e degli illeciti sulle coste. Secondo il rapporto distribuito in una tappa del tour marittimo di Goletta Verde, infatti, su un litorale che vanta ben 1.483,9 chilometri di costa, nello scorso anno, c'è stato un illecito ogni 1.200 metri. Secondo i dati di Legambiente, nel 2010 in Sicilia le forze dell'ordine e le Capitanerie di porto hanno accertato 682 reati legati al cemento sul demanio, quasi il 6 del totale nazionale, hanno denunciato o arrestato 1.041 persone e sequestrato 296 manufatti. Secondo altri dati del Wwf - meno recenti in termini di diffusione ma non certo lontani dalla realtà attuale - il 63 del litorale siciliano vede irrimediabilmente compromesso il proprio equilibrio naturale, ma «se si aggiunge il litorale occupato da nuclei edificati non continui, e da grandi infrastrutture, si arriva ad una occupazione costiera ben più alta, pari al 74». IL FRONTE DEL NO.Le proteste contro il ddl approvato in commissione Ambiente piovono innanzitutto dalle forze sindacali. Il no di Mariella Maggio, segretario regionale della Cgil, è chiaro: «Ci batteremo contro questo provvedimento, che fa il paio con iniziative analoghe di condono del governo Berlusconi, che hanno avuto la netta opposizione della Cgil. Per il territorio siciliano, e Giampilieri in tal senso insegna, ci vuole ben altro: il recupero, la messa in sicurezza, il ripristino del paesaggio, la tutela dell'ambiente, tutte azioni in grado di dare sviluppo sostenibile e lavoro». Anche la Cisl Sicilia è contraria: «L'immagine di una Regione che premia la speculazione piuttosto che lavorare per attrarre investimenti e creare occupazione, è esattamente il contrario di ciò che serve alla Sicilia». La Cisl chiede il ritiro del provvedimento «e, semmai, la messa a punto di progetti di bonifica del territorio e delle coste, anche con il contributo dei privati». Ma la legge è anche una "buccia di banana" sulla strada dell'accordo politico fra il governatore Raffaele Lombardo e il Pd. Che, in una nota del gruppo parlamentare all'Ars, si dice «contrario al ddl che prevede una sanatoria per le costruzioni abusive sulle coste siciliane», con una precisa presa di distanza: «È stato approvato in Commissione durante l'assenza degli esponenti del Pd, che non hanno partecipato in alcun modo alla stesura del testo, dunque non lo condividono». Sul piede di guerra, manco a dirlo, il Pdl. Se il presidente della commissione Territorio e ambiente, Fabio Mancuso ha già richiesto una relazione tecnica dettagliata sul ddl, il capogruppo all'Ars, Innocenzo Leontini, dopo il pesante giudizio del coordinatore regionale del Pdl Giuseppe Castiglione («L'ennesimo tentativo di rovinare la Sicilia») reitera il provocatorio dubbio già manifestato prima dello stralcio della sanatoria "costiera" dalla finanziaria regionale: «Non vorremmo che gli uomini di Lombardo si stiano adoperando per sanare l'abusivismo messo in campo dallo stesso governatore», con un chiaro riferimento alle polemiche sulla villetta di Ispica, di proprietà della moglie di Lombardo. Preoccupato anche il presidente regionale di Sel, Massimo Fundarò: «Oltre al danno di sanare circa 15.000 case abusive, che hanno già irrimedialbimente deturpato le coste siciliane, sarebbe un pericoloso segnale per una sciagurata ripresa dell'abusivismo edilizio». 06102011