Gli Affari regionali propongono di istituire un tentativo obbligatorio di mediazione e conciliazione prima del ricorso alla Consulta. Quasi un decimo delle leggi regionali impugnate dal Governo negli ultimi tre anni (152 su 1819) e 200 tra leggi statali e atti del governo impugnati dalle Regioni (spesso da più di una di loro contemporaneamente) sono indice di eccessivo contenzioso per un rapporto fisiologico tra istituzioni. Il ministro per gli Affari regionali, Enrico La Loggia, lancia l'allarme, ma guarda all'Europa e cerca un contributo di fantasia istituzionale in Italia. Alla fine di ottobre la Commissione europea ha presentato una proposta di direttiva del Parlamento e del Consiglio tesa a favorire la mediazione (come soluzione alternativa nelle controversie) in materia civile e commerciale. E, com'è noto, già il nuovo processo societario italiano prevede un tentativo di conciliazione tra le parti. Allora il ministro per gli Affari: regionali ha chiesto agli esperti e alle Regioni di pensare a qualcosa di simile anche sul piano istituzionale, tanto più che esiste già un riferimento - sia pure non ancora in vigore e tuttora di incerta approvazione - nelle «Commissioni paritetiche» Camera-Senato federale, previste dal disegno di legge di riforma costituzionale per comporre i conflitti di competenza tra i due rami del Parlamento futuro. Attualmente il problema del contenzioso non è costituito tanto dalla sua dimensione, quanto dall'incertezza che determina sia nei rapporti Stato-Regioni, sia tra i cittadini. Si pensi alla vicenda infinita del condono edilizio, o a provvedimenti importanti per la politica economica del Governo (leggi Obiettivo, Finanziarie), investite da decine di ricorsi delle regioni, e risolte dalla Corte costituzionale non prima dell'anno successivo. Ecco l'idea di una sorta di stati generali degli uffici legislativi dei ministeri e delle Regioni (ma alla Conferenza dei Presidenti delle regioni non se ne sa ancora nulla), che si riuniranno a Roma il 18 gennaio prossimo. C'è però un profilo istituzionale di non poco rilievo, richiamato ma forse sottovalutato dal programma dei lavori: la mediazione «richiede l'assistenza di un terzo, allo scopo di raggiungere un accordo sulla risoluzione della controversia». E tra Stato e Regioni (o altri enti locali), chi sarebbe il terzo. Proprio per questo la Costituzione individua la Consulta, che però non è arbitro e richiede tempi lunghi. Si penserà a una sorta di saggi (ex presidenti). Ma l'esperienza insegna che le loro esternazioni non sempre brillano per terzietà.
La Loggia: Basta col contenzioso tra Stato e Regioni
Il ministro per gli Affari regionali, Enrico La Loggia, ha lanciato allarme per il contenzioso tra Stato e Regioni, che ha portato a ricorsi alla Corte costituzionale. La Commissione europea ha presentato una proposta di direttiva per favorire la mediazione nelle controversie civili e commerciali. Il ministro ha chiesto agli esperti e alle Regioni di pensare a un tentativo obbligatorio di mediazione e conciliazione prima del ricorso alla Consulta. La Corte costituzionale ha risolto molti casi solo dopo mesi di attesa. Il problema del contenzioso non è solo di dimensione, ma anche di incertezza.
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