Zanonato conferma il sì all'Auditorium e al Centro congressi e l'assessore Colasio rivoluziona il museo Una domus romana, caffè e ristorante per i visitatori Il progetto di restauro del museo degli Eremitani è stato realizzato dai tecnici del Co-mune, con la supervisione dell'architetto Fabio Zecchin. Il team è composto dagli architetti Domenico Lo Bosco e Fabio Fiocco e la Sovrintendenza ha dato il via libera. Il museo Eremitani è controcorrente rispetto alla recessione. Anche qui tagli, risorse inaridite da parsimonia coatta, ma l'impegno, la felicità di alcune iniziative hanno aumentato la audience e reso necessario un progetto di ampliamento e restauro. Per esempio, fa notare l'assessore Andrea Colasio, i bambini. Ventimila bambini l'anno frequentano questa cittadella della cultura, non più pietrificata dal tempo e annichilita dalla conservazione ma viva. La parte pedagogica è sempre più imponente e chiede spazi di sosta e strutture di accoglienza più confortevoli L'archeologa Francesca Veronese illustra il progetto di ristrutturazione del sotterraneo che oggi è un deposito di reperti. Centinaia e centinaia di anfore, in tutti loro usi, consentono di disegnare una mappa delle rotte commerciali ai tempi di Roma; lì sono alloggiate anche le piroghe che permettevano il trasporto fluviale nell'alto Medioevo nel massacro complessivo delle vie di terra; c'è un repertorio di palificazioni che risalgono all'ottavo secolo prima di Cristo ed è stato possibile ricostruire il rendering delle capanne illustrando la fisionomia dei villaggi paleoveneti. E' prevista anche una coreografia accattivante e didascalie che illustrano la storia dei trasporti e delle abitazioni dal periodo protostorico fino alla civiltà romana. Questo è un lacerto affascinante che rafforzerà il percorso didattico, ma il progetto di re- stauro, finanziato con i fondi europei gestiti dalla Regione (5 milioni di euro) e di cui il museo padovano è beneficiario in quanto vincitore di un concorso, è molto più ampio e, forse, il simbolo è la copertura del chiostro Albini: un telaio d'acciaio sostiene il tetto di vetro, quasi piatto, 5 centimetri di pendenza per lo smaltimento dell'acqua meteorica. Colasio sottolinea che la nuova struttura non tocca assolutamente la fisiognomica del manufatto originale ed è complanare alla linea di gronda del fabbricato. Una copertura affine è stata realizzata recentemente al Prado e al museo di Berlino senza suscitare nemmeno un sussurro di polemica e il direttore Davide Banzato si chiede perché non abbia trovato la stessa opposizione da parte di Italia Nostra la copertura dell'agorà del centro culturale Altinate. II tetto sopra la testa, oltre a fornire ai visitatori uno spazio coperto per 200 persone (gli eventi, i convegni in sala del Romanino sono da considerare pericolosi per i dipinti), instaura un nuovo equilibrio ambientale. Basta guardare ora i profili delle blindature di ferro: il degrado è pesante, sono ornate da una frangia di stalattiti calcaree provocate dalla condensa. L'umidità in uno spazio scoperto è insopprimibile e mette a rischio anche il prezioso lapidario in pietra tenera che circonda il chiostro. Colasio sottolinea anche l'assoluto rispetto della normativa degli interventi, tutti monitorati e autorizzati dalla Soprintendenza. Insomma, sopra il chiostro ci sarà un «cappello» di vetro con tutti i crismi della legalità. Va sottolineato che il restauro sarà occasione per rinnovare gli impianti di servizio ed energetici: illuminazione, idraulica, riscaldamento, sicurezza, con sistemi più raffinati che comporteranno risparmi, per esempio sulla guardiania. Il progetto, frutto del lavoro dell'Ufficio Tecnico del Comune, con gli architetti Domenico Lo Bosco e Fabio Fiocco, prevede un ampliamento dello spazio; altri 5000 metri cubi (il Museo oggi ne occupa circa 35 mila) che saranno costruiti nell'area, ora in situazione di degrado, tra il museo stesso e le casette medievali di via Porciglia. Attualmente quest'area ha l'aspetto di una discarica di materiale edilizio. C'è un'insalata di capitelli romani, spezzoni di colonne, ma anche più moderni chiusini e anonimi pezzi di trachite, materiale che, una volta purgato e riclassificato, comporrà un prolungamento del ricchissimo lapidario. Sono in progetto due nuovi laboratori didattici e un altro laboratorio per il restauro: formeranno una sorta di anello come i «conestoga», i carri dei pionieri in formazione di difesa contro gli attacchi dei Sioux, al centro del quale sorgerà la caffetteria, punto di ristoro attrezzato del museo. Un'altra tranche interessante destinata ai ragazzi delle scuole, a cura di Francesca Veronese, sarà la civiltà dell'abitare al tempo dei romani. Saranno ricostruite stanze destinate alla quotidianità appartenenti ad una domus, dimora di lusso, contrapposta alle insulae destinante alla plebe: i cubicoli per il sonno, la stanza dei triclini, dove si mangiava e forse anche quella per l'abbigliamento della matrona che si faceva pettinare dalle schiave armata di spillone per punire gli errori o l'eccessiva trazione dei capelli. La coreografia è accurata e la sequenza di spazi è preceduta da un plastico che disegna la domus romana con l'hortus, la piscina, la palestra, il balneum, lo spazio sacro ai Lari e ai Penati. L'informatica consente una fioritura di immagini e il corredo di didascalie. Colasio ricorda l'aspetto normativo: il Piano regolato- re generale vigente, approvato in conformità a Ptrc, riconosce l'ambito del museo degli Eremitani come area vincolata, stabilisce che gli interventi debbano essere sottoposti al Piano di recupero urbanistico e concordati e assentiti dalla competente Soprintendenza ai Beni artistici e Culturali del Veneto, assegnando quindi agli edifici il massimo della tutela.