Sarà presentato domani un ddl in consiglio dei ministri Si allargano (solo in parte, però) le maglie per accedere all'albo dei restauratori. Con un disegno di legge che sarà presentato domani in Consiglio dei ministri, infatti, il dicastero guidato da Giancarlo Galan rimette mano, così come richiesto dalle commissioni parlamentari, all'articolo 182 del codice dei beni culturali (dlgs 422004) che, in via transitoria, ha dettato una disciplina per l'acquisizione diretta o indiretta, tramite prova di idoneità, la qualifica di restauratore o di collaboratore restauratore. Il nuovo testo, infatti, apre al riconoscimento anche a chi ha frequentato altri percorsi formativi come le Accademie delle belle arti, ma non cambia i termini per il riconoscimento ope legis tramite l'esperienza lavorativa (almeno otto anni di attività di restauro all'entrata in vigore del dm 420 del 2001). Sana, invece, la questione relativa a coloro che hanno superato presso le amministrazioni pubbliche un esame di accesso al profilo corrispondente con conseguente inquadramento nei ruoli ma, non modifica, invece, la prova d'idoneità rimandata al decreto del ministero dei beni culturali né le caratteristiche dell'accesso alla stessa prova, se non prevedere lo slittamento della data di dimostrazione delle esperienze alla data di indizione del bando (non più al 2009). Secondo la prima versione dell'articolo in questione, infatti, il titolo sarebbe spettato solo a un ristretto campo di soggetti: chi ha frequentato le scuole statali riconosciute e chi ha una laurea specialistica quinquennale accompagnata da due anni di pratica. Tutti gli altri, che in questi anni si sono formati nelle scuole regionali, avrebbero dovuto integrare gli attestati in loro possesso con certificazioni per documentare gli anni di lavoro. Qualora invece il soggetto non fosse stato in possesso di determinati titoli o dell'esperienza necessaria al conseguimento della qualifica, avrebbe dovuto sottoporsi alla prova di idoneità. Questa era stata indetta la prima volta il 25 settembre 2009, rimandata per ben quattro volte e poi del tutto sospesa nel dicembre 2010. Ma oltre al bando su cui c'è ancora attesa, il provvedimento secondo i rappresentanti del settore non risolverebbe la situazione: «Il ddl», dice Luca Iaia rappresentante Cna artistico e tradizionale, «non rivede l'art. 182 in maniera risolutiva e non affronta la problematica della fase transitoria in maniera efficace, lasciando un vuoto legislativo di oltre dieci anni sulle spalle dei restauratori. In questi anni infatti le soprintendenze hanno continuato ad affidare lavori a soggetti esperti conferendo loro la regolare documentazione di corretta esecuzione del lavoro. Questi affidamenti non vengono riconosciuti dalla attuale disciplina. Non vogliamo sanatorie», chiude il rappresentante della Cna, «ma vogliamo sederci attorno ad un tavolo per rivedere gli aspetti critici della disciplina e giungere, nel breve termine, a un'effettiva riqualificazione del settore».
Restauro per molti. Accesso all'albo a maglie larghe
Domani in Consiglio dei ministri sarà presentato un ddl che apre le maglie per accedere all'albo dei restauratori. Il nuovo testo apre il riconoscimento anche a chi ha frequentato Accademie delle belle arti, ma non cambia i termini per il riconoscimento ope legis tramite l'esperienza lavorativa. Sana la questione relativa a coloro che hanno superato un esame di accesso al profilo corrispondente con conseguente inquadramento nei ruoli. Il ddl non modifica la prova d'idoneità e le caratteristiche dell'accesso alla stessa prova. Il provvedimento non risolverebbe la situazione, poiché non rivede l'art. 182 in maniera risolutiva e non affronta la problematica della fase transitoria in maniera efficace.
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