La prima casa romana di Michelangelo, quando arriva il 25 giugno 1496 e vi resta cinque anni, era in un isolato tra Palazzo della Cancelleria e Piazza Navona: la facciata è stata distrutta per creare corso Vittorio Emanuele (1881) e gli edifici, nel tempo, parecchio rimaneggiati. A 21 anni, il Buonarroti vantava già una sorta di gallerista «ante litteram, che firmava per lui i contratti, garantiva la bontà delle future realizzazioni, e si spingeva perfino a rilevare, in caso di contestazioni, le sculture protestate. «E' assai strano, però non c'è nessuna biografia di questo personaggio, pur autorevole nella città; è stato pochissimo studiato, eppure era banchiere; funzionario papale; per un anno, come allora usava, perfino Conservatore di Roma: una carica che quasi equivaleva a quella del sindaco di oggi», spiega Eugenio Lo Sardo, che dirige l'Archivio di Stato. In previsione di una mostra l'anno prossimo, a mezzo millennio dalla realizzazione della Volta nella Cappella Sistina, con una sua funzionaria, Maria Antonietta Quesada, ha rimesso le mani sui documenti antichi, conservati alla Sapienza, con interessanti risultati e parecchie novità. «Michelangelo arriva a Roma dopo aver venduto al cardinale Raffaele Riario una statua anticata. Forse su consiglio di Lorenzo di Pier Francesco Medici, la sotterra per questo. Riario la paga 200 ducati; Michelangelo ne incassa solo 30; l'inganno però viene scoperto», dice Lo Sardo. E Quesada: «Questo Cupido dormiente è donato ad Isabella d'Este da Cesare Borgia; resta a Mantova fino al 1627, e forse, dopo essere giunto in Inghilterra, va perduto nell'incendio di Whitehall Palace, 1627»; agli Uffizi esiste una scultura antica di marmo nero, che forse gli è servita per modello. Riario aveva un banchiere, appunto Jacopo Galli, che garantisce per il giovane, «ed è il primo a lanciarlo», spiega Lo Sardo. Per Riario esegue subito un'altra statua, il Bacco, oggi a Firenze, al Museo del Bargello. Era il 1497; il cardinale abitava ancora a Palazzo Altemps. Nel 1485, inizia ad edificare quello della Cancelleria: gli costerà 180 mila scudi, di cui 60 mila vinti al gioco al nipote di papa Innocenzo VIII Cybo. Gli archivisti hanno scoperto che, in quel periodo, Galli acquista un'area tra quel palazzo, via di San Pantaleo, via dei Leutari e piazza del Pasquino: «Per via del Pellegrino passavano appunto i pellegrini, i turisti dell'epoca; lì c'erano i banchi dei cambiavalute, e tra loro c'erano i Galli», spiega il direttore dell'Archivio. «Fino al 1498, Michelangelo abita in una delle case del banchiere: lo dice un documento che abbiamo ritrovato», aggiunge Quesada. «Si crede sempre che l'Archivio di Stato possieda poche carte precedenti al Sacco di Roma, 1527; invece no: passando al setaccio i documenti dei notai, la dottoressa Quesada con sei collaboratori ne ha trovato uno, del notaio De Villa Felix, cui i Galli si rivolgevano spesso, per vendere una casa», continua Lo Sardo. Quesada: «Ci sono due testimoni: un macellaio, si dice, del Rione Parione, e Micael Angelo, statuario fiorentino. Interessante che il giovane non sia qualificato lapicida o marmorario, ma già statuario, pur se aveva realizzato, fino allora, poche statue, e soprattutto dei rilievi; e che non si precisi dove abitasse: stava in casa dei Galli, dove l'atto viene redatto. E' il primo documento in cui è evocato, a Roma, il Buonarroto. «Ci è venuta la curiosità di sapere di più di questo Galli: su lui, esiste pochissimo», spiega il direttore. E così, si è potuto sapere che rileva da Riario il Cupido contestato; ma pure il Bacco, «che il cardinale trattiene forse un anno»: il disegno di un artista fiammingo, Marten van Heemskerck, ce lo mostra nel suo, peraltro noto, Giardino di sculture. Possedeva anche un suo Apollo o Cupido: lo affermano i due biografi del tempo, Giorgio Vasari e Ascanio Condivi. «Ma è straordinario che Galli rilevi le statue contestate, e che lui, e non l'artista, firmi il contratto per la Pietà in San Pietro, la prima opera che gli darà veramente la fama», dice Lo Sardo. Il contratto è a Firenze, Casa Buonarroti; dice: «Infra un anno la farà; sarà la più bella opera di marmo che sia oggi in Roma; maestro nissuno la faria melior oggi; et versa vice prometto al dicto Michel che lo reverendissimo cardinal farà lo pagamento secundo che di sopra è scripto», Jacopo Galli procuratore. Il cardinale Jean de Bilhéres Langros aveva il titolo di San Dioniso, era ambasciatore di Carlo VIII presso papa Alessandro VI Borgia, lo pagherà 450 monete d'oro papali entro un anno. Così nasce per il mondo un genio. Galli era notaio della Camera apostolica, un Uditore a capo di un settore dell'ufficio; anche gabelliere alla dogana di terra; e poi, per un anno, Conservatore della città. «E' sepolto vicino a dove vive: San Lorenzo in Damaso. La tomba è opera di Andrea Bregno, 1488, nella chiesa rifatta da Bramante per incarico di Riario. Lascia il Bacco a un suo socio, pure banchiere, Baldassarre Balducci che aveva un banco a Campo dei Fiori e con cui suo padre aveva fondato l'attività bancaria: il documento, del 1505, è qui; e ora un'asta benefica raccoglierà i fondi per restaurarlo», dice Lo Sardo. Nel frattempo, Galli si occupa di altri pagamenti per l'artista, come per la tavola della Deposizione per la chiesa di Sant'Agostino. Michelangelo lo definisce come «gentiluomo romano e di bello ingegno», si dice amico del figlio Paolo. E quel cardinale che rifiuta il Bacco sarà uno che «poco s'intendesse o dilettasse di statue». Sulla prima casa romana di Michelangelo non c'è nemmeno una lapide: non è forse giusto, fino a quando?