Fino a qualche giorno fa era l'orgoglio di Maurizio Seracini: «La ricerca della Battaglia di Anghiari di Leonardo da Vinci, che sto portando avanti da 36 anni, ha sempre previsto metodi non invasivi. Adesso, a un passo dal traguardo, se è vero che a fine novembre verrà effettuata un'indagine endoscopica nell'intercapedine tra i due muri, evidentemente tutto cambierà». Seracini è l'ingegnere fiorentino che dal 1975 sta cercando di dimostrare che al di là della parte destra della parete est del Salone dei Cinquecento (su cui Vasari dipinse l'affresco raffigurante La battaglia di Scannagallo) non solo c'è il muro originale della grande sala, ma su questo potrebbero trovarsi i resti del famoso affresco «scomparso» e la cui esistenza è dimostrata dalle varie copie esistenti. In tutti questi anni Seracini ha sempre previsto metodologie non invasive, cioè non ha mai pensato di «bucare» il muro anteriore per vedere se su quello più antico esistono ancora tracce della pittura di Leonardo. E dal momento che, grazie alle scansioni radar di qualche settimana fa, adesso è certa l'esistenza dell'intercapedine, ormai pensava di essere a un passo dalla costruzione e utilizzo dello scanner ad attivazione neutronica che avrebbe «letto» attraverso il muro rivelando o meno l'esistenza dei pigmenti usati da Leonardo per dipingere La battaglia di Anghiari. Solo che questa macchina costa 2 milioni di dollari e dal momento che National Geographic si è fatta carico di trovare i fondi per concludere la ricerca (entro la fine del 2012), ecco la possibile doccia fredda. Invece dello scanner progettato da Seracini, la society di Washington preferirebbe intanto utilizzare un endoscopio di diametro ridottissimo, ma capace di generare immagini ad altissima risoluzione. In pratica, in un sol colpo, verrebbero «archiviati» 36 anni di ricerche non invasive, a vantaggio di un'operazione sicuramente più rapida, probabilmente non risolutiva, ma soprattutto che prevederebbe di superare il muro affrescato da Vasari per indagare cosa c'è sulla parete più antica del palazzo. La decisione dovrebbe essere stata presa un paio di settimane fa, durante la riunione che si è svolta a Washington cui hanno preso parte, oltre ai responsabili di National Geographic, anche il sindaco Renzi e l'assessore Da Empoli. Pare anche che a svolgere la ricerca con l'endoscopio, saranno chiamati i tecnici dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, alcuni dei quali hanno sempre mal digerito le teorie e le pratiche di Seracini. Quest'ultimo, pur ammettendo di non aver ricevuto ancora nessuna comunicazione ufficiale né dal Comune né dai vertici di National Geographic, teme il peggio e si pone alcune domande: «Non ho ricevuto alcun documento scritto che mi comunica il cambiamento di metodologia della ricerca. Però i rumours non li posso negare e mi chiedo: se vogliono usare l'endoscopio, in quale zona della parete verrà inserito? E se si trovano tracce di pigmenti, che si fa? Si prosegue o si passa a un'altra metodica? E se l'indagine endoscopica non dà risultati, che cosa avverrà? Io son disponibile a collaborare, come sempre, ma 36 anni di ricerche non possono essere cancellate in un attimo. Spero presto si faccia chiarezza per l'ennesima volta».
FIRENZE - Battaglia di Anghiari, si pensa all'endoscopio
Maurizio Seracini, un ingegnere fiorentino, sta cercando di dimostrare l'esistenza di un affresco di Leonardo da Vinci, La battaglia di Anghiari, che scomparve nel Salone dei Cinquecento. Seracini ha sempre utilizzato metodi non invasive, ma ora National Geographic, che si è fatto carico di trovare i fondi per concludere la ricerca, vuole utilizzare un endoscopio per indagare l'intercapedine tra i due muri. Questo potrebbe cancellare 36 anni di ricerche non invasive. Seracini teme il peggio e si chiede cosa succederà se l'indagine endoscopica non dà risultati.
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